7 Maggio 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

In Ungheria per ricordare i giovani caduti per difendere Budapest dal comunismo

Apprendo dalla stampa le colossali cavolate contro di me riportate su un giornaletto di sinistra, lautamente finanziato con soldi pubblici e ripescate a casaccio da centrosinistra e SVP per una campagna elettorale iniziata nel peggiore dei modi.

A prescindere da quanto riportato dai miei oppositori politici, sabato scorso ero in Ungheria, davanti al monumento dedicato ai caduti austroungarici della Prima Guerra Mondiale, per commemorare migliaia di giovani ungheresi caduti nel disperato tentativo di difendere Budapest dall’invasione dell’Armata Rossa. Migliaia di giovani soldati, studenti e operai che si batterono per evitare l’occupazione comunista della capitale magiara.
Alla commemorazione erano presenti reduci, rievocatori storici con le divise dell’epoca (ungheresi, russe e tedesche) e membri delle istituzioni così come delegazioni da Germania, Bulgaria e Russia.

Coloro che in queste ore hanno addirittura parlato di ‘liberazione’ russa dovrebbero parlare con la popolazione di Budapest o studiare meglio la storia di Ungheria che, nel 1956, dopo 10 anni di occupazione sovietica, portò alla rivoluzione ungherese contro i carri armati sovietici. Una rivolta popolare repressa nuovamente nel sangue di migliaia di morti, centinaia di migliaia di feriti e l’esodo di migliaia di ungheresi costretti a scappare in occidente.

Come anche per la tragedia delle foibe, all’epoca, la sinistra italiana alleata della Russia bolscevica, così come i media a loro allinati, giustificarono o censurarono la carneficina che stava avvenendo nel ‘paradiso socialista’ dell’Est e queste buie pagine della storia d’Europa furono rese pubbliche solo grazie a coraggiosi giornalisti come Indro Montanelli, in seguito gambizzato dalle Brigate Rosse italiane nel 1977.

Metodi mafiosi, censure e negazionismi storici che troviamo ancora nella società attuale ad opera dell’Anpi e di una sinistra che non accetta il ‘mea culpa’ sugli errori e gli orrori del proprio passato.

Dal Carso a Nikolajewka, dal Kosovo alla Siria, dai luoghi di tutte le guerre passate o contemporanee, renderò sempre onore a tutti i soldati che si battono e muoiono per la propria patria, onorando il giuramento di fedeltà a Valori più sacri dell’isterismo elettorale di chi trema anche davanti al Risiko.