7 Maggio 2021

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Riscoprendo gli etruschi al parco archeologico di Populonia

Parco archeologico di Populonia e Baratti, febbraio 2020

Girando i luoghi incantati dell’Etruria toscana, nei giorni dei Parentalia sono approdato in quello che secondo me è uno dei siti archeologici etruschi più bello d’Italia; Populonia.
Tre le viste mozzafiato: una sul tipico entroterra maremmano composto da colline tinte di olivi, vigneti e borghi medievali arroccati, tra cui Populonia alta e la sua imponente rocca medievale che domina l’intero promontorio di Piombino tristemente rovinato dalle alte pale eoliche e ciminiere della sua invadente zona industriale, oggi in forte crisi; una sul Mar Tirreno e l’Isola d’Elba, con tratti a strapiombo sul mare che incorniciano delle cale da sogno, selvagge e semi-nascoste dalla modernità e dal turismo caotico che assale la zona in estate; e una sul bellissimo golfo di Baratti, le cui onde calme bagnano quell’antico terreno che conserva le ossa dei nostri avi nella necropoli etrusca ottimamente conservata tra il mare e la campagna che inizia a salire sulla collina.

La necropoli di Baratti

L’intera area era abitata fin dall’età del ferro che ci ha lasciato semi-intatte anche le necropoli villanoviane di Podere Cerbone e di Pian delle Granate.
Baratti prende il suo nome da baratto. Prima che gli estruschi adottassero la moneta per il commercio infatti, nel VI secolo a.C. ricoprendo la funzione di porto per l’importante città stato di Populonia, fin dal periodo villanoviano il golfo di Baratti era un un’importante approdo per i minerali ferrosi provenienti dal Campigliese e dalla vicina Isola d’Elba e luogo di scambio per prodotti metalliferi e non che venivano poi lavorati nella zona fino al periodo romano e oltre.
Il deposito di detriti di pietre e metalli ha permesso alle antiche tombe dei periodi villanoviano, etrusco e romano, di conservarsi fino al XIX secolo quando, nel 1897, l’archeologo italiano Isidoro Falchi le scoprì consegnandole al nostro patrimonio archeologico.
Meravigliato dalla grande area archeologica della necropoli di S.Cerbone
che dal mare si va ad aprire davanti a me, non posso fare a meno di visitare le antichissime tombe diverse tra loro. Oltre alle classiche tombe a tumulo, grandi e piccole con la maestosa tomba dei carri, scopro le tombe a edicola e quelle a frantoio in mezzo a sarcofagi e scavi tombali in cui da millenni riposano gli spiriti di sacerdoti, contadini, artigiani, pescatori e guerrieri a cui lascio una piccola offerta ai piedi della tomba del balsamario a testa di guerriero.

L’acropoli etrusca di Populonia

L’antico insediamento etrusco di Fufluna che prese nome da Fufluns, il dio etrusco del vino e dell’ebbrezza, rende Pupluna l’unica importante città etrusca sorta lungo la costa. Populonia era una delle dodici città-stato della Dodecapoli etrusca dell’Etruria, governate da un lucumone, più alta figura politica o re.
Insieme alla vicina Volterra, Populonia  fu uno dei centri di maggiore attività mineraria e dell’industria metallurgica di tutto il territorio etrusco.
Fin dall’Età del Bronzo Populonia è stata un importante crocevia dei traffici medio tirrenici e collegamenti con pressoché tutto il Mediterraneo, in primis ovviamente Sardegna, Corsica e le isole dell’arcipelago toscano sulle quali ne esercitava il controllo politico e commerciale.
Nel VI secolo a.C. la fiorente Populonia era abitata da diverse migliaia di abitanti sviluppando una grande acropoli, una necropoli, diversi quartieri portuali ed industriali lungo il golfo di Baratti ed era munita di un’imponente cinta muraria ancora visibile tra la vegetazione che ricopre la facciata occidentale della collina. Mentre questa prima cinta di grandi pietre aveva lo scopo di difendere l’abitato, la seconda proteggeva invece i quartieri industriali del porto.

Populonia romana

Nei suoi scritti Tito Livio ci racconta che il ferro di Populonia fu essenziale per armare i soldati romani che andarono a combattere la seconda guerra punica condotta nel 205 a.C. da Scipione l’Africano. Anche nel periodo romano Populonia era una città rispettatissima, direttamente alleata di Roma, con propria autonomia e moneta. All’inizio del parco archeologico, nella zona dell’acropoli, sono diverse le rovine romane tra mosaici, templi, terme, ville e domus che una simpatica illustrazione per ragazzi descrive lungo il percorso.
La sua stretta alleanza con i populares di Caio Mario durante la guerra civile romana del 83/82 a.C. e la conseguente vittoria degli optimates guidati da Lucio Cornelio Silla, portò, assieme alle altre città mariane, alla distruzione di Populonia e al suo lento tramonto.
Alla fine del I secolo a.C. Strabone, storico romano, descrisse Populonia come una sorta di centro fantasma, in piena decadenza e ormai con pochissimi abitanti. La popolazione rimasta si spostò scendendo al golfo di Baratti concentrando lì la vita nelle zone produttive lungo la costa e nelle zone di Poggio del Molino e Poggio San Leonardo, anch’esse parte del lungo percorso archeologico.

Una meta davvero soddisfacente sotto qualsiasi punto di vista, da quello storico a quello naturalistico e panoramico che a 360° fa apprezzare l’enorme fortuna di essere italiani in Italia, eredi di un passato che il nostro popolo ha bisogno più che mai di riscoprire.

foto: Andrea Bonazza