25 Ottobre 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Quando l’Italia fascista combatteva per una grande Sanità nazionale

In questi tempi di arresti domiciliari imposti dal Coronavirus, con l’intera nazione che ha abbassato le serrande delle attività lavorative per chiudersi dentro casa a godersi, non senza preoccupazioni, quelle libertà e tranquillità dalle quali la vita frenetica di tutti i giorni ci allontanava; possiamo trovare oggi il tempo di immergerci curiosi in quella vecchia lettura cartacea le cui pagine odorano di storia antica, talvolta portandoci a riscoprire uomini, gesta e pensieri italiani che incisero meravigliosamente sulle politiche del paese non solo per raddrizzare la barra della giustizia sociale e politica delle epoche, ma anche e soprattutto per consegnare alle future generazioni un importante testimone, di volta in volta più ricco e più pesante, con il fine ultimo di trovare in ogni domani un’Italia sempre più forte, sana e all’altezza di ogni sfida che la sorte le porrà dinnanzi.

Oggi, in un momento ricco di “tempo libero” per il nostro popolo, vi invito a leggere uno scritto dell’italiano più amato e odiato, più studiato e criticato, certamente più discusso del XX Secolo. Vi invito a scrollarvi di dosso i pregiudizi che la neo-“cultura” italiota ci detta, ahimé, fin dalla scuola dell’infanzia, concentrarvi sulla diversità di epoche e l’incredibile vicinanza di similitudini e paragoni che potrà scaturire con i tempi moderni, e scoprire le parole di Benito Mussolini nel suo “Discorso ai Medici” del 28 gennaio 1932, pronunciato all’inaugurazione del Congresso Nazionale dei Sindacati Medici Fascisti e pubblicato sulla rivista Federazione Medica e sul Popolo d’Italia.

Andrea Bonazza 

DISCORSO AI MEDICI – Mussolini, 1932

Il mio discorso potrebbe essere di una brevità tacitiana e consistere nell’esprimere semplicemente la mia simpatia, ma io credo che rimarreste un po’ delusi ed allora prendo il partito di parlare e di dirvi — non tutto quello che penso, perché allora il discorso peccherebbe per eccesso di prolissità — ma alcune cose che io credo interessanti.
Io ho visto i medici italiani in un momento nel quale si rivelano non solo le qualità professionali, ma le qualità più profonde ed umane; li ho visti, cioè, durante la guerra, li ho visti nella prima linea durante il combattimento quando operavano in condizioni tragiche nei così detti baracchini coperti appena da un telo di tenda, quando erano di lusso di tela cerata, baracchini che tremavano ad ogni scoppio di granata. Li ho visti negli ospedali imperterriti continuare operazioni mentre l’ospedale era il bersaglio del bombardamento nemico. Sono episodi che restano incancellabili nella memoria, sono scene che lasciano traccia nella storia della vita umana. I medici durante la guerra hanno bene meritato dalla Nazione.
Centinaia di migliaia di feriti, di mutilati, di combattenti hanno verso i medici italiani un debito di gratitudine eterna.
Durante questo periodo di pace i medici italiani specie in questo momento hanno un importante compito da assolvere, di natura professionale e morale ed anche economica, come dimostrerò tra poco.
Il Governo Fascista si è preoccupato, come giustamente ha ricordato l’on. Morelli, della salute del popolo italiano.
Abbiamo cominciato, prima di tutto, ad attrezzare le Università. Non bisogna nascondersi che, se dal punto di vista della dottrina, la medicina italiana è sempre all’avanguardia in tutto il mondo, dal punto di vista della tecnica o meglio dell’attrezzatura dei nostri laboratori e delle nostre cliniche, eravamo un po’ in ritardo.
Non svelo nessun mistero, se ricordo che sei anni or sono dovemmo improvvisare nell’Università di Padova un padiglione in muratura decoroso, decente perché i congressisti internazionali della chirurgia non vedessero che a Padova si operava in padiglioni inadatti. Anche le altre Università non sono ancora a posto: Palermo, per esempio; a Pavia ci siamo andati, a Padova non ancora, a Torino si lavora ed a Roma c’è ancora qualche cosa da fare.
Questa è la base dalla quale si deve partire per avere un corpo di medici che risponda professionalmente al suo compito che è di natura morale, anche e sovrattutto in questo momento.
Il medico è come il sacerdote; accompagna l’uomo dal principio alla fine. Il sacerdote tutela la nostra anima e fa in modo che sia degna della beatitudine ultraterrena. Il medico ci protegge la salute del corpo che, anch’essa, è essenziale, tanto è vero che quando non c’è si fa tutto il possibile per recuperarla. Ma su questo settore bisogna soprattutto a mio avviso prevenire. Anche qui noi siamo antiliberali e preferiamo prevenire piuttosto che intervenire dopo per correggere.
Il Governo Fascista previene con tutta la sua politica igienica, che va dalle bonifiche al risanamento dei quartieri infetti delle grandi città, anche se talvolta è necessario passare oltre le rispettabili manie di quelli che non vorrebbero spostare una pietra del passato. Qualche volta io do degli ordini tassativi al riguardo perché penso che le pietre del passato sono certamente venerabili, ma che la salute di centinaia di migliaia di viventi è anche essa molto interessante ai fini della potenza del popolo italiano.
Dovete insistere per correggere anche delle storture che solo il medico può guarire; sono quelle che io chiamo storture della civiltà contemporanea che ha dei grandissimi lati positivi, ma anche dei lati negativi; sono i pregiudizi della moda che finiscono per essere deleteri ai fini della forza. Ve ne cito uno: la moda del dimagramento eccessivo.
Questa indebolisce la razza ed ha delle ripercussioni anche d’ordine e di natura economica. Voi potete andare casa per casa e correggere tutte queste debolezze inevitabili dello spirito umano, inevitabili perché sono ricorrenti; si sono già viste altre volte. Altra stortura: che la maternità attenui la bellezza muliebre; è precisamente vero il contrario come ognuno di voi può constatare. Risultato, questo, che la natalità si abbassa anche in Italia, specialmente in quest’anno, nel quale abbiamo già 56.000 nati in meno. Possono giocare ragioni economiche, ragioni morali, pregiudizi come dicevo prima; ma il fatto esiste. Voi sapete quale è la mia teoria: massimo di natalità, minimo di mortalità; ed i due aspetti del fenomeno sono interdipendenti. Difatti, quando la natalità si abbassa non è vero che la mortalità si abbassi: è vero il contrario. È vero, inoltre, che le Nazioni invecchiano e che, ad un certo momento, la natura imporrà le sue leggi inesorabili.
Le Nazioni invecchiate avranno il tracollo formidabile della loro popolazione, poiché l’igiene, il migliorato tenore di vita, tutto può contribuire a prolungare la vita e, del resto, voi mi insegnate che il prolungamento medio della vita umana in Italia è salito di dodici; ma ad un certo momento la falce cade. Mi sapete dire tra dieci o quindici anni che cosa sarà successo nelle Nazioni che già oggi presentano dei sintomi di senilità?
I medici debbono insistere su questo ordine di problemi che appartengono alla medicina preventiva, e, nello stesso tempo, restringono il campo che io chiamerò della medicina repressiva. I medici vanno nelle famiglie nel momento del bisogno, quando c’è il malato e molte volte più della medicina vale una parola. Non mai sarà efficace il mio motto di Napoli, come nel vostro caso: «Ascoltare con pazienza» (dopo io avevo aggiunto: «Operare con giustizia»).
A voi, invece, dirò di operare con abilità ma ascoltare soprattutto con pazienza. Se voi mancaste a questo, voi manchereste ad uno dei vostri specifici doveri professionali.
Anche l’argomento economico è interessante, non solo dal punto di vista di tutta la paccottiglia dei medicinali che noi facciamo venire ancora dall’estero, ma anche dall’altro punto di vista: è più lo snobismo che il bisogno che spinge gli italiani ad andare nelle cliniche straniere; tanto è vero che gli stranieri vengono nelle cliniche italiane.
Ma ci sono altri dati ed altri aspetti del fenomeno, per cui io penso che i medici possono influire anche sul terreno dell’economia. Può sembrare incredibile, ma sta nel fatto che da quando io ho invitato i medici italiani a sollecitare gli italiani stessi a consumare l’uva, il consumo dell’uva da tavola si è quasi quintuplicato; l’uva, dal tempo dei tempi, è sempre stata riconosciuta ottima, non solo come nutrimento, ma come medicamento. Se domani i medici dicessero che il riso non è poi quell’alimento disprezzabile che taluni pensano — soprattutto gli ex combattenti, per via che in trincea ce lo davano troppo spesso e non sempre adeguato nella cottura — se tutto ciò conducesse a consumare un solo chilogrammo di riso in più prò capite durante l’anno, non ci sarebbe più la crisi del riso.
Anche nel tema più recente della civiltà contemporanea i medici debbono dire la loro parola. Parlo del naturismo, che in tutti i paesi del mondo è ormai una cosa seria e tale deve essere anche in Italia; tutto ciò non ha niente a che vedere con il nudismo.
Io sono profondamente convinto che il nostro modo di mangiare, di vestire, di lavorare e di dormire, tutto il complesso delle nostre abitudini quotidiane, deve essere riformato. Bisogna fare agire gli elementi della natura sul nostro corpo; prima di tutto l’aria, il sole ed il movimento, se vogliamo veramente — secondo la immagine carducciana — scendere tra le grandi ombre, senza il petto meschino ed il polmone contratto. I medici debbono insistere perché la vita si svolga in forma più razionale. Ci saranno allora meno malattie in giro, meno tubercolosi, meno cancro, un minor numero di indebolimenti che sono i risultati di una vita che, essendo diventata, nel ciclo dell’attuale civiltà contemporanea estremamente più movimentata e dinamica, ha bisogno di compensi di altra natura, altrimenti non tiene. Tutto quello che voi farete nel vostro campo per abituare gli italiani al moto, all’aria libera, alla ginnastica ed anche allo sport, sarà ottimo non solo dal punto di vista fisico, ma dal punto di vista morale, perché gli uomini che sono forti, sono anche saggi e sono indotti a non mai abusare delle loro forze come lo sono invece i deboli, i vinti, quelli che qualche volta hanno la crudeltà della loro debolezza.
Come vedete, la missione del medico, specie nei tempi moderni, è di una importanza eccezionale e diventa sempre più delicata e complessa.
Su questo punto vi debbo dire la mia opinione: io non sono tanto favorevole all’eccessiva specializzazione. Non vorrei che, a furia di guardare l’albero, si dimenticasse la foresta: non vorrei che, a guardare un lato, un elemento, un frammento del corpo umano si dimenticasse il complesso del corpo umano, il quale, o signori, è unitario e totalitario come il Regime Fascista.
Voi potrete rendere grandi servizi al Regime con questa opera portata sul terreno morale: il medico qualche volta viene interrogato anche su questioni che non sono legate alla malattia; il medico dovunque, ma specie nei centri minori, è una grande autorità. La gente non domanda soltanto se la bronchite di un familiare passerà più o meno presto, ma domanda magari se la crisi economica passerà più o meno presto. Se antifascista lascerà cadere quelle parole che scavano una traccia deleteria nell’animo della povera gente, ma se il medico è fascista convinto, non solo per la tessera, ma per la fede, dirà le parole della saggezza e dirà che di crisi economiche ce ne sono sempre state nel mondo; dirà che questa non è una crisi italiana, ma universale e potrà aggiungere che in Italia fino ad oggi ha avuto aspetti meno gravi che in altri Paesi, anche infinitamente più ricchi del nostro e che il Governo Fascista ha fatto, fa e farà il possibile perché le conseguenze di questa crisi siano alleviate per il popolo italiano.
Camerati, ho finito. Portate l’eco di queste mie parole a tutti i vostri colleghi raccolti nelle città e disseminati negli ottomila comuni d’Italia e dite loro che io conto anche e sovrattutto sui medici italiani per quanto riguarda la difesa del Regime e gli sviluppi della Rivoluzione Fascista.

Benito Mussolini

“Le opere i discorsi e gli scritti”
Foto: visita ai feriti ricoverati negli ospedali di Torino (Istituto Luce)