3 Luglio 2022

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Arthur Knapp, un legionario Indonesiano-olandese nella Grande Guerra

Basato sulla vera storia del legionario indonesiano-olandese Arthur Knapp, del quale non avevo mai sentito parlare, Patria – No Man’s Land è un film olandese prodotto nel 2014 per il Centenario dello scoppio della Prima Guerra Mondiale e diretto dal regista Klass van Eijkeren.
Purtroppo, per scelta dell’autore, nella pellicola le date sono omesse per riassumere più anni trascorsi in guerra così come sono omessi i luoghi delle battaglie concentrate comunque sul fronte occidentale, probabilmente a ridosso di Parigi tra il 1914 e il 1918, quando appena 300Km separavano la capitale francese dal confine germanico.

Lo scoppio della guerra, l’avanzata degli imperi centrali germanofoni e la propaganda bellica portarono presto ad arruolarsi, oltre a migliaia di patrioti delle nazioni impegnate nel conflitto, anche moltissimi giovani degli stati fino a quel momento neutrali.
Fu così che alle porte dei reggimenti della Legione Straniera Francese corsero a bussare centinaia di giovani italiani (che andranno a formare la Legione Garibaldina), belgi, polacchi, spagnoli e olandesi che fremevano di arruolarsi in difesa della Francia e degli altri paesi europei aggrediti militarmente dalla Germania e dall’Austria-Ungheria.
I cadetti legionari si trovarono però presto ad essere catapultati nella nuova diversa realtà di una guerra di posizione sommersa tra bombe, fango, gas e distese di cadaveri, rispetto all’illusione di ottocentesche cariche a cavallo con la spada sguainata.

Così è stato anche per il copione di Arthur Knapp, con una promessa di matrimonio compiuta con l’amata fidanzata firmando eccitato l’arruolamento nelle granate a sette fiamme e la preoccupazione del padre, affermato giornalista e critico d’arte per il Telegraph.
Ben presto la vita di trincea si manifesterà nelle sue forme più crude tra innocenti ma taglienti episodi di nonnismo verso i nuovi arrivati e racconti di diverse storie di soldati le cui preoccupazioni per il futuro di sé e quello dei propri cari li spinsero ad indossare la divisa della Légion Étrangère.
La corrispondenza postale con famiglie sempre meno numerose e l’impotenza di affrontare lutti famigliari a centinaia di chilometri di distanza, la tanto attesa licenza di due settimane consegnata per motivare i soldati a sopravvivere all’immediato assalto tedesco alle linee francesi e la propaganda politica che enfatizza anzitempo la fine di una guerra che impiegherà ancora alcuni anni per riporre le armi sono parte degli argomenti nei quali si snoda il lungometraggio.
Vi è poi il difficile rientro alla vita civile nel corso di una licenza in cui, della guerra, in una società così vicina ma così lontana dalle trincee, tutti parlano ma assai in pochi ne possono lontanamente comprendere i drammi e il forte senso di cameratismo che richiama questi ragazzi al fronte.
Un fronte in stallo ma colmo di assalti al grido di “senza paura! – per la Francia!” urlati al di sotto di elmetti tremanti di un terrore vinto soltanto da cuori coraggiosi mischiati a un naturale istinto di sopravvivenza. Il nuovo terribile incubo dell’uso dei gas come arma letale per sopraffare il nemico, gli assalti alla baionetta e i disperati tentativi di strappare a morte certa i propri compagni d’armi. Quel cameratismo eterno che lega i reduci anche dopo la guerra fino a quando, nel 1933, la morte tornerà a cercare Arthur per strappargli l’ultimo respiro dopo una lunga malattia dovuta ai gas inalati al fronte.

Una buona fotografia all’inglese ritrae panoramiche e scenografie ristrette che incorniciano poche decine di comparse in tutto, con attori pressoché sconosciuti al grande pubblico ed effetti spartani ma efficaci a farne comprendere il senso allo spettatore.
A parer mio un buon film nella sua semplicità, che tenta di trasmettere un messaggio diverso dalla piatta retorica pacifista. Una pellicola che nel centenario della Grande Guerra intende mantenere viva la memoria di quei giovani che, nelle loro diverse identità nazionali, si sacrificarono ognuno per il proprio popolo, uniti in un’unica “Legio Patria Nostra”.

Di questo film come del legionario Arthur Knapp, in italiano non ho trovato nulla se non la breve descrizione del trailer, ma forse è meglio così… forse per una volta la penna critica dell’élite culturale di casa nostra non è arrivata a correggere gli “errori” del passato anziché comprenderli e rispettarli. Forse, per una volta, arriva prima la penna del “cattivo” a mostrare da che parte stanno i buoni.

Andrea Bonazza