18 Settembre 2021

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Nessuno ha il diritto di obbedire, nemmeno il Kabobo di Bolzano

Nudo con sassi e bastoni aveva aggredito una madre con i suoi figli distruggendo decine di auto e un centro profughi.
Aveva aggredito le forze dell’ordine seminando il panico per ore in un quartiere di Bolzano sud. Come l’assassino Kabobo, anch’egli sentiva voci di spiriti africani. Accusato di lesioni e danneggiamento, per lui nessuna condanna. Per il tribunale di Bolzano la sentenza non ha luogo a procedere. Anni fa però, io scontati una condanna agli arresti domiciliari, inflitti dallo stesso tribunale, solo per aver fatto un saluto romano. E allora penso. Penso a quella madre e ai suoi figli che non si leveranno mai dalla memoria quegli attimi di terrore quando, andando a lavoro, un immigrato del Ghana, nudo come un verme, distrusse i vetri della loro auto con una spranga di ferro perché sentiva delle voci. Nudo come un verme. Si, forse erano le voci della politica, della stampa, della magistratura e delle maestrine che tollerano tutto e tutti, purché non siano italiani.

E così, il procedimento penale che vedeva l’immigrato ghanese Amidu Salifu, ospite e operatore Croce Rossa al centro di accoglienza bolzanino in via Gobetti da lui stesso devastato, davanti al Gup di Bolzano Emilio Schönsberg si è concluso con sentenza di non luogo a procedere. Non-luogo-a-procedere. Ovvero: “tutt’apposto”, “nessun problema”, “so’ragazzi”. Il trentasettenne africano continuerà a ricevere tutte le cure psichiatriche in un apposito centro, a spese nostre, senza ulteriori restrizioni, decreti di espulsione o ammende pecuniarie. Come non fosse successo nulla; un altro episodio di follia tribale che per ore ha violentemente minacciato la società ospitante. Compresa una madre con i suoi figli terrorizzati, per la quale nessuna femminista si è strappata le vesti, anzi, hanno invece compatito il “povero” maschio colorato nemico del bianco patriarcato. Follie importate in Italia e tollerate ciecamente da una magistratura che risponde più alla nuova bibbia del politicamente corretto che non alla Costituzione e alla Legge italiana, ma sempre pronta a inchiodare i cittadini contribuenti alla sbarra. Anche per una mascherina abbassata o un “pericoloso” assembramento al bar.

Un razzismo all’incontrario dettato dalla casta, oggi dominante, che regola tribunali e media così come politica e scuola. Una casta comodamente lontana da quelle zone più popolari e degradate delle città ma schiava di un’utopia focalizzata a un mondo nuovo. Multirazziale per definizione ma multirazzista per disperazione. Un mondo già marcio e morente perché sradicato dalle sue radici e infestato da obrori ideologici in antitesi ad ogni ordine sociale e naturale.

Un mondo in cui purtroppo non ci si stupisce più di nulla ormai. Come passando davanti al tribunale di una delle sue moderne città, Bolzano, ad esempio; in cui per “contestualizzare” l’ordine marmoreo dei nostri padri, la nuova iconoclastia decostruttivista ha violentemente imposto un sipario fuori contesto storico. Lasciando a passanti, giudici ed imputati di ogni nazionalità, il nuovo comandamento anarcoide “Nessuno ha il diritto di obbedire”.

Andrea Bonazza