18 Settembre 2021

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Il tempio di Ercole Olivario al Velabro liberato dal semidio

Il Tempio di Ercole Olivario al Foro Boario è ancora oggi una magnificenza che gli antichi romani ci trasmettono attraverso il marmo pentelico greco scolpito sulle paludi del Velabro.

Non è un caso che, sia questo tempio che l’Ara Massima di Ercole, le cui rovine resistono ancora sotto la vicina basilica di Santa Maria in Cosmedin, si trovino proprio in quest’area sacra dell’Urbe. Infatti fu qui che, secondo la tradizione, tornando dalla Spagna coi buoi sottratti al gigante Gerione in una delle sue dodicu fatiche, Ercole si fermò. Molto prima che Roma creasse la Cloaca Maxima, il Velabro era però una palude infestata dal mostruoso gigante Caco, che rubò la mandria all’eroe greco. Combattendo e vincendo il gigante, Ercole recuperò i suoi buoi e liberò così la zona dalla mostruosa forza, conquistando la venerazione degli abitanti che incominciarono a costruire alcuni luoghi di culto dedicati al semi-dio.

I documenti antichi parlano di un tempio dedicato a Hercules Victor, secondo alcuni storici Hercules Invictus, alla Porta Trigemina e risalente al 120 a.c., fatto edificare dal mercante di olio, Marcus Octavius Hersennus, nel 120 a.c. che, in questo luogo a ridosso del porto fluviale del fiume Tevere, principale via commerciale di Roma, lo innalzò ad Ercole protettore degli oleari, corporazione a cui il mercante apparteneva.

Il tempio fu sacro anche per i gladiatori che, vinti gli incontri di rito e una volta liberati, donavano le proprie armi al Dio Ercole e le appendevano alle pareti del tempio. Proprio da questo antico gesto arriva il detto in uso ancor’oggi “appendere al chiodo”, riferito all’atto di abbandonare un’attività, un lavoro o uno sport, arrivati al termine di una carriera; “appendere i guantoni al chiodo” per i pugili, o “le scarpe al chiodo” dei calciatori.

Sia Tacito che Giovenale riportano di un’ara dedicata ad Ercole vincitore vicino al tempio e diverse dediche furono rinvenute ma fatte distruggere da Papa Sisto IV che, come scrivevo poc’anzi, vi fece erigere sopra la Chiesa di Santa Maria in Cosmedin.

Passeggiando per il lungotevere fino al Foro Boario, in piazza della Bocca della Verità, non si può non rimanere stupefatti dall’incredibile bellezza esaltata da questi monumenti storici che, ancor oggi, nel caos metropolitano, richiamano un ordine ancestrale che dovrebbe farci sentire piccoli uomini dinnanzi all’eterna storia tramandata dai nostri antenati .

Andrea Bonazza