19 Giugno 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Israele continua a colonizzare nel sangue i palestinesi ma i BlackLivesMatter pensano al Medioevo

Mentre la nuova moda del mondo occidentale sembra quella di scagliarsi contro qualsiasi cosa che ricordi schiavitù e colonialismi avvenuti fin dall’epoca preistorica, nessuno dell’ondata Black Lives Matter sembra essersi accorto di quanto negli ultimi mesi sta avvenendo in Medioriente.

Se più volte vi ho parlato dell’illegale scippo di petrolio dai pozzi siriani ad opera dell’esercito americano e, proprio oggi, troviamo il radicale Iran emettere un mandato di arresto contro Trump per l’assassinio del generale Soulemani; non tutto il mondo delle invasioni e della guerra gira solo intorno agli USA.

In questi ultimi mesi ad esempio, lo Stato di Israele ha intensificato le operazioni militari e di polizia nei territori palestinesi, specie in quelli della Cisgiordania, regione a nord di Gerusalemme e ad ovest della Giordania, dalla parte opposta rispetto alla striscia di Gaza. Nonostante il pugno duro del governo sionista di Netanyahu intento a conquistare con la forza quelle terre da sempre palestinesi, nei Tg come nelle piazze non abbiamo sentito levarsi le grida di scandalo e ingiustizia che si odono ormai da due mesi per la morte di alcuni afroamericani uccisi dalla polizia negli States.

Nelle ultime ore però, sono stati i banchi dell’ONU a fare da cassa di risonanza alla questione israelo-palestinese. “Il progetto israeliano di annessione di parti della Cisgiordania è illegale”. A denunciarlo è stata direttamente Michelle Bachelet, alto commissario Onu per i diritti umani sottolineando che le “onde d’urto” del piano di annessioni israeliano “dureranno per decenni. L’annessione è illegale, totalmente. Qualsiasi annessione, sia che si tratti del 30% della Cisgiordania, sia che si tratti del 5%”.

Ancora una volta però, lo stato sionista sembra fregarsene degli appelli della comunità internazionale e insiste nel rivendicare il proprio diritto(?) di espansione in territori che brama dall’inizio del conflitto, settant’anni fa, quando dopo la Seconda Guerra Mondiale le potenze occidentali vincitrici assegnarono agli ebrei la “Terra Promessa”. In Cisgiordania, ad oggi, vivono 3milioni di palestinesi e 400mila coloni israeliani, separati in medio-piccole comunità distanziate da zone desertiche sotto il controllo delle pattuglie armate di Tel Aviv.

Dallo scoppio della pandemia nel febbraio/marzo scorso gli attacchi dei coloni israeliani a danno dei civili palestinesi sono stati un paio di centinaia. Dalle violente prepotenze individuali a cui ormai siamo abituati nei Tg, fino a vere e proprie azioni di incursione bellica con incendi e devastazione dei villaggi. Il risultato lo conosciamo bene; sono centinaia di morti e feriti civili, dai bambini agli anziani, per i quali nessun burattino “ammazza-statue” si inginocchierá mai.

Una guerra infinita fatta da soldati occupanti contro un popolo fiero ma sempre più stremato. Come Davide e Golia ma dove il David diventa sempre più forte e avido di potere. Una guerra, anche questa coloniale, in cui il dittatore siede sull’intoccabilitá dei propri martiri agitando il diritto divino su quel suolo e i sui popoli inermi. Uno spietato colonialismo, qui ed oggi, che non trova l’opposizione di chi in piazza, sui social e nelle multinazionali insorge contro il colonialismo storico.

Andrea Bonazza