7 Maggio 2021

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Ripercorrendo la fuga di Garibaldi da Cala Martina

“Se gli umili scogli di Cala Martina non erano, la storia non avrebbe registrato nè suoi fasti lo scoglio glorioso di Quarto”. Guelfo Guelfi 

Girovagando in mountain bike per la costa maremmana, raggiungendo il ristorante “il Cantuccio” dal porto di Scarlino, si entra in un bellissimo sentiero collinare affacciato sul Mar Tirreno che, dopo qualche chilometro porta a Cala Violina, famosa per la raffinatezza della sabbia, e alla meno famosa ma storicamente ben più importante Cala Martina.

Cala Martina ebbe un ruolo importantissimo nel Risorgimento italiano. Da qui infatti un gruppo di coraggiosi patrioti grossetani portò in salvo Garibaldi sfidando le guardie straniere che occupavano un’Italia non ancora unita.

Braccato da ben 5 eserciti che occupavano la divisa Italia dell’epoca, il 2 settembre del 1849, alle 10 del mattino, dopo innumerevoli peripezie Giuseppe Garibaldi e l’eroe Risorgimentale Giovanni Battista Culiolo, detto Capitan Leggero, trovarono ad attenderli a Cala Martina il peschereccio di Paolo Azzarini dell’Isola d’Elba, “Madonna dell’Arena”.

Grazie alle proprie amicizie, il follonichese Pietro Gaggioli era riuscito nella difficile missione di reperire una barca su commissione di Angelo Guelfi, patriota toscano che, come un agente segreto tracciò una fitta rete di contatti e situazioni per organizzare la fuga del Generale in camicia rossa. Insieme ad altri facoltosi patrioti, Guelfi racimolò l’importante somma di 400 zecchini per usufruire del peschereccio.

Dopo una furtiva camminata nella macchia maremmana, giungendo allo scoglio di Cala Martina, Garibaldi abbracciò i patrioti scarlinesi e salpò a bordo della Madonna dell’Arena con un ultimo saluto al grido di “Viva l’Italia!”.
Garibaldi riuscì quindi a fuggire dalla caccia all’uomo disposta dagli austriaci e raggiunse l’Isola d’Elba per poi salpare nuovamente verso la costa Ligure, prima a Livorno e poi a Portovenere.

Per onorare il coraggio dei patrioti grossetani e consegnare questo evento alla memoria d’Italia, nel 1886 un gruppo di reduci garibaldini pose nel luogo dell’imbarco, a pochi metri dalla riva di Cala Martina, un blocco di granito con incisa la scritta “Giuseppe Garibaldi 2 settembre 1849”. Mentre il blocco granitico è ancora visibile e raggiungibile con 2 bracciate a nuoto, l’incisione commemorativa è purtroppo ormai illeggibile.

Nel 1889 il figlio di Angelo Guelfi, Guelfo, pubblicò il libro “Dal Mulino di Cerbaia a Cala Martina”, i cui proventi sarebbero serviti ad innalzare un monumento dedicato all’impresa che salvò l’Eroe dei Due Mondi. Nel 1949, a cent’anni dall’impresa, venne finalmente eretto il monumento con il busto garibaldino, opera dello scultore grossetano Tolomeo Faccendi, oggi ancora ben conservato nel bosco che apre il sentiero di Cala Martina.

Questo monumento è ancora lì come il suo eroe dei Mille, a dare il benvenuto ai viandanti ricordando agli italiani che, a volte, il coraggio di pochi temerari ha il potere di cambiare le sorti di un intera nazione.

Andrea Bonazza

L’impresa di Angelo Guelfi

Sapendo di essere controllato dalla polizia granducale, Guelfi si recò a Pisa per distogliere i controlli della Polizia dai territori di Massa Marittima e Gavorrano, proprio nel momento in cui il Generale sarebbe transitato. In sintesi, quelle che seguono sono le azioni del Guelfi, nel periodo dal 28 agosto al 2 settembre 1849.

28 agosto: Il Guelfi è alla fiera di Pomarance, in provincia di Pisa. Viene avvisato della presenza di Garibaldi in casa del Serafini a San Dalmazio, nel Comune di Pomarance. In serata vi si reca e parla con il generale.
29 agosto: E’a Massa Marittima al mattino presto, ove incontra i fratelli Giulio e Riccardo Lapini, patrioti e combattenti massetani. Verso le 10 parte da Massa verso Follonica ed incontra Pietro Gaggioli sul ponte del Pecora. Dopo un breve colloquio, da lì va a Scarlino, ove poco dopo mezzogiorno incontra Olivo Pina. Alle tre del pomeriggio va con Pina a Follonica ed alle sei della sera è di nuovo a Massa Marittima.
30 agosto: In mattinata parte per recarsi a Bagno a Morba, un centro termale nel Comune di Castelnuovo Val di Cecina.
31 agosto: trascorre l’intera giornata ai bagni termali come un semplice villeggiante
1 settembre: in serata riceve notizia che il piano preparato è pronto, si reca quindi da Garibaldi nella vicina frazione di San Dalmazio per informarlo e prepararlo alla partenza.
2 settembre: appena riceve notizia che Garibaldi è giunto alla sua casa nel piano di Scarlino, muove per Pisa.
3 settembre: lascia Pisa e torna a san Dalmazio.
4 settembre: insieme al Serafini si reca alla fiera del Palazzo di Travale per incontrare Olivo Pina, il quale lo mette a conoscenza di tutto quanto avvenuto e del lieto fine dell’impresa.

L’imbarco salvifico di Garibaldi dallo scoglio di Cala Martina consentì che – 11 anni dopo – si realizzasse l’altro storico imbarco dallo scoglio di Quarto, quando i Mille di Garibaldi partirono per fare l’Unità d’Italia. Evidentemente, senza il primo, non ci sarebbe stato il secondo.