6 Luglio 2022

AndreaBonazza.info

Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Immergendosi nella storia romana del Portus Scabris

Durante la mia detenzione nel Museo del Portus Scabris, sono rimasto chiuso dentro durante la pausa pranzo della dipendente comunale (sic!), ho avuto l’opportunità di approfondire molte curiosità che ignoravo riguardo le tratte navali romane…

Il MAPS di Puntone di Scarlino si trova a qualche centinaio di metri da un’antica villa romana e all’interno di un bellissimo casello idraulico a castelletto, color rosso porpora, edificato nei primi del 900 dai Lorena per permettere il drenaggio delle acque tra il mare e ciò che, fin dall’antichità, era un grande lago salato oggi bonificato in Padule di Scarlino. Il museo è stato istituito in seguito agli scavi archeologici subacquei condotti fra il 2000 e il 2001, nel corso della costruzione di Etrusca Marina, il porto turistico di Portiglioni. Il cantiere portò alla luce una quantità innumerevole di reperti archeologici accumulati sul fondale marino in duemila anni.
Già dal III secolo a.C. infatti, furono molte le navi che qui affondarono insieme al loro carico.

L’importanza della scoperta di questi rinvenimenti assume ancora più valore in quanto restringe di molto il campo di ricerca del mitico “Portus Scabris”, citato dalle fonti antiche come uno dei maggiori scali metalliferi della zona insieme a Populonia, ma fino ad allora mai trovato.
Tra i vari reperti riportati a galla dai sommozzatori vi sono oggetti caduti accidentalmente in mare durante le operazioni di carico e scarico delle navi, relitti, legname e resti di imbarcazioni, decine e decine di anfore, bottiglie in vetro e vasellame danneggiato durante i viaggi e gettato in mare per liberare le stive delle navi mercantili, così da permettere più spazio alle nuove merci.

Nella media e tarda età imperiale, con le derrate alimentari provenienti dal Mediterraneo orientale e dall’Africa settentrionale, Portus Scabris era uno dei maggiori centri vitali per la navigazione e permetteva alle imbarcazioni di rinfocillarsi e rifornirsi di acqua.
Sulle navi mercantili onerarie i comandanti si chiamavano “naukleros” (per i greci) o “magister navi” (per i romani) e, a differenza della ciurma, avevano a poppa delle cabine coperte. Sempre a poppa si trovava la cambusa con i viveri e il vasellame di bordo con cui l’equipaggio cucinava i pasti. Nel museo sono visibili infatti alcuni cocci anneriti dai fuochi accesi su pietre refrattarie di piccoli angoli cottura nelle navi. Nel sito marino sono stati ritrovati anche oggetti di carpenteria per la manutenzione delle imbarcazioni, come chiodi, martelli, punteruoli in bronzo e scandagli di piombo usati per controllare le profondità marine al fine di non danneggiare gli scafi. Le navi mercantili onerarie, che raggiungevano anche i 40m di lunghezza, avevano un ampia vela quadrangolare o trapezoidale (detta velum linteum) fissata al pennone (antemna) sostenuto dall’albero maestro (malus). La velatura poteva essere completata dal siparum, in testa d’albero, e dall’artemon, la vela a prua. A prua dove, per governare la nave, vi stavano due grandi remi-timone chiamati gubernacola e dotati di prolunga detta clavus. Importantissime per le navi erano ovviamente anche le ancore, di peso e dimensione adeguate alla stazza dell’imbarcazione.

La mostra permanente di questo museo che finalmente ho trovato riaperto, ricostruisce la vita dello scalo, spiegandone cronologicamente le fasi commerciali, e restituisce alla storia maremmana importanti testimonianze rimaste inabissate per lunghissimi secoli.

Le bacheche espositive, i ben curati pannelli illustrativi e la piccola saletta audiovisivi che mi ha tenuto in ostaggio per un’ora, mi hanno permesso di immergermi nel passato in compagnia degli archeologi subacquei durante i lavori di scavo e di documentazione, grazie all’osservazione del loro operato e degli strumenti utilizzati. Un museo piccolino ma davvero molto bello e interessante che consiglio a tutti voi di visitare tra un tuffo nel Golfo di Follonica e un escursione tra le magnifiche colline maremmane.

Andrea Bonazza