5 Luglio 2022

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Tra le rovine della villa romana di Puntone vecchio

Percorrendo la strada che porta da Follonica a Puntone di Scarlino, a un certo punto, dopo gli allevamenti di asini, a pochi metri dalla pista ciclabile si possono vedere i ruderi della villa romana del Puntone vecchio che si inserisce nel contesto del paesaggio agrario di età tardo-repubblicana. Dalla fine del II secolo a.C. in questa zona metallurgica portuale vengono edificate molte ville di cittadini romani membri della classe dirigente. La villa si trovava sul tombolo costiero alle rive di ciò che nell’antichità era il lago di Scarlino, oggi ridotto alla padule di cui vi ho già parlato precedentemente nell’articolo sul MAPS, il museo archeologico di PuntonediScarlino. Purtroppo oggi le rovine si presentano fortemente degradate, conservando in particolare solo i resti dell’ impianto termale. La struttura canonica delle terme prevedeva un’alternanza tra stanze adibite a bagni ad acqua calda e bagni ad acqua fredda, ma nel complesso del Puntone restano le strutture murarie in opera laterizia pertinenti a tre ambienti dotati di un sistema di riscaldamento molto all’avanguardia per l’epoca.
Il riscaldamento della villa romana era ottenuto tramite un focolare posto al di sotto del piano pavimentale tenuto sospeso da una serie di pilastrini (suspensurae). Attraverso la circolazione di aria calda, alimentata dal focolare (praefurnium), veniva riscaldato l’ ambiente soprastante. Inoltre l’uso di mattoni forati (tubuli) nell’edificazione delle pareti permetteva l’ulteriore riscaldamento degli ambienti. Sono solo tre i vani giunti fino a noi, oggi, nell’antica domus del Puntone, in ognuno dei quali è visibile l’imboccatura del focolare (praefurnium): un ambiente presenta anche il piano sottostante con i pilastrini (suspensurae), mentre un secondo conserva la vasca, entro una nicchia semicircolare, sorretta da ulteriori pilastrini (suspensurae). Tra queste rovine millenarie della storia italica si possono ancora trovare scorie di metalli che qui all’epoca venivano lavorati al praefurniun, che fungeva anche da forno, quasi come il tempo tra queste mura diroccate si fosse fermato alle sue ultime gens che lo occupavano.  La struttura, edificata entro il I secolo a.C., rimase in uso, probabilmente, fino agli inizi del III secolo d.C.