29 Ottobre 2020

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Futurprogramma CasaPound Bolzano 2020, la provocazione dell’ultimo manifesto futurista

In tempi in cui il grigiore di una politica intesa come azienda è incapace di creare avanguardie, di produrre idee nuove e di tornare ad essere realmente centrale per la vita dei cittadini, in quest’ultima tornata elettorale per le Comunali 2020 di Bolzano, CasaPound intende entrare a gamba tesa nella piatta competizione dei programmi triti e ritriti di partiti ammuffiti. Lo facciamo con la prepotente provocazione di questo manifesto, politico – artistico – futurista, che vuole stravolgere la noia del politicamente corretto imposto dalla dittatura buonista. Alcuni si chiederanno se siamo impazziti del tutto, se quando l’ho scritto ero ubriaco, o se come Kamikaze bramiamo di scagliarci in picchiata contro una giostra elettorale nella quale non eravamo stati invitati. Bene. Si. È tutto questo se lo volete e forse è ancora peggio di quanto i benpensanti non riusciranno mai a comprendere… Perché oltre alle menti piatte e ottuse dei nuovi politicanti, noi torniamo a reclamare un estetica dinamica dipingendo tra le righe il quadro di una città che deve tornare ad essere libera dalle loro arrugginite catene.

Sulle rovine di una città morta che più non sogna, come un incubo vi presento il FUTURPROGRAMMA di CasaPound:

 

Sposteremo la barriera alpina più a sud innalzando il Catinaccio davanti Lampedusa, rimpiantando l’Ortles e il Similaun nel Mar di Sardegna. Non vi saranno isole del Mare Nostrum prive di rocciosa difesa dolomitica. Fermeremo le nuove invasioni saracene di neo-elettori-Piddì e dei loro femminei barboncini.

Trasformeremo ogni centro di accoglienza in sala giuochi, scuola genitoriale e balera per restituire i figli ai padri e i padri ai figli.
Strapperemo i centri al parassitismo sociale come i figli furono strappati ai padri.
Esigiamo centri di amore e dignità per ogni uomo che reclama il suo bambino.
Alla città servono padri naturali con dritte schiene non figli molli nelle mani di iene.
Con il martello del dio Thor distruggeremo le grigie opere di architettura moderna.
Non vi sarà pietà alcuna per orridi cubi e cementificazioni sovietiche.
Riporteremo un nuovo-classicismo-travertino-armato a imporre l’ordine reclamato da Asgard contro Cartagine.
Evireremo attributi e contributi agli eunuchi delle congreghe politikke.
Uccideremo il Vello d’oro che munge hippys, saltimbanco, arcobaleni e Tabarish.
Nessuna goccia d’oro pubblica sarà più sprecata nelle gole profonde del clientelismo sodale.
Macelleremo l’idolo e i suoi adoratori per banchettare con le artificiose genti relegate nell’ombra.
Bucheremo il pallone dei fuoriclasse con falli scorrettissimi.
Non vi saranno più panchinari nella nuova arena in cui anche gli hooligans invaderanno i più svariati terreni di giuoco.
L’erba, il ghiaccio, il cloro e l’asfalto dovranno riempirsi di adrenalina e giovane carne, in competizione non più con le casate ma con i feudi d’oltremura.
Inquineremo le tangenziali, le SS e l’autostrada per fumare un anello di smog ai margini della nuova città.
Pendolari, turisti e suprematisti del diesel dovranno sfrecciare veloci oltre i confini della conca popolare per annebbiare gli autodromi periferici fuggendo dai guardiani delle velocità.
Placheremo la sete d’estate desalinizzando il mare e salando i fiumi.
Pozzanghere e laghi non bastano più al bolzanino di domani; il caldo estivo che arde la siesta dovrà scontrarsi con la temerarietà di sommozzatori d’acqua dolce e pancrazi lottatori.
Non solo corse e ciclopedali, i prati dormienti della polis meridionale prendano vita nel nome di Olimpia e con essa risorgano.
Apriremo una voragine in piazza dei Domenicani affinché riemerga la forza imperiale di Roma.
Preti e politici hanno seppellito nei secoli ossa e mura proprie della fondazione di una Pons Drusi tradita.
L’innegabile trasparenza del vetro ricorderà al popolo le sue più antiche radici mostrando al forestiero la millenaria storia del limes.
Dipingeremo autoctone esplosioni di colore sul grigiore urbano.
Nessun barbaro straniero dovrà più insozzare le nostre mura. La Bolzano futurista riscopra il genio e l’arte dei suoi quartieri armando giovani schiere ribelli di vernicegas per un indelebile memoria delle generazioni.
Mineremo le fondamenta degli infiniti cantieri morti. I vuoti scheletri di cemento siano abbattuti assieme alle loro anime usuraie.
Occupiamo i cadaveri di calcestruzzo per riempirli di muscoli ed organi in vivo movimento.
Cancelliamo dalla storia il “Los von Trient” e riapriamo viale Trento a un traffico moltiplicato nei sensi.
I ghetti ci fanno schifo! Or più se pregni di aglio e spezie, hashish ed eroina, coca e mignotte. Mai più dovrà essere barattato un pezzo di città con un’integrazione molle e impossibile.
Tornino a sfrecciare bolidi e lavoratori tra le onde dell’Isarco e i cavalli d’acciaio della ferrovia.
Occupiamo le case cantoniere abbandonate dai regnanti al degrado liberista. Che risorgano tra arte e giuoco, cori e ciuf-ciuf, accogliendo sui binari visitatori, pendolari e ultras di serie minori.
Rilanciamo i ponti, simbolo di unione tra classi e quartieri. Scartavetriamo la ruggine e avveleniamo i geranei di pontucoli fragili. Rivestiamo i passaggi fluviali con il granito e l’acciaio espandendo corse e corsie.
Come stormi di diavoli inpicchiata picchieremo gli angioletti mandarini del Mercatino di Natale.
Ubriachi di brulè correremo tra le casette legnose distruggendo tutto ciò che esula dall’acciaia autarchia italo-tedesca.
Per la gioia dei bambini incatenati, ceramiche cinesi e presepi vietnamiti scoppieranno sotto colpi di mazze da hockey e getteremo lo speck facocero balcanico tra le fauci suine di grassi porci nostrani.
Libereremo Cardo e Decumano da lente piste ciclabili che ne ostruiscono il flusso rapido. Combatteremo il razzismo tra i motori meticciando motocicli e bus nelle corsie preferenziali.
Faremo scappare bisonti a rimorchio e autobotti nel solo anello industriale. Autostradale. Statale e antisociale.
Le carovane turistiche troveranno riparo nel caravanserraglio del sud industriale, defecando gli automi del selfie sui treni di MeBo.
Coloreremo di biancorosso le strisce blu!
Il dazio su suolo cittadino lo paghino gli stranieri. Riposizioniamo gli spazi stradali ad ossa di pescecani.
Urgono al limes grandi silos mangiapendolari per scaricarne i piloti su rotaie, bus e pubblicicicli.
Contro l’oscuro neon dei tempi bui illuminiamo la civiltà europea con fasci di luce riflessi su monumenti e rovine, chiese e fontane, razionalismi e barocchi.
Pedaleremo coi fiumi accendendo la dinamo di lunghe passeggiate notturne.
La luna più non ci basta. Alla mezzaluna preferiamo le rune.
L’Energia fluviale incendierà i bracieri a led su pedociclabili illuminate a giorno, relegando nell’ombra gli orchi malefici.
Orde di vampiri assetati di bloodymary esauriranno la propria spinta autodistruttice in locande notturne di zone franche. Danzando fino all’alba che squarcia il sonno, il viavai di bus correrà carico da Venere alla Luna.
Contro il soffocamento dei grattacieli brucia energia edificheremo microcomunità energetiche. Ecologiche. Etiche ed estetiche. Costruiremo case a misura d’uomo in cui ogni centimetro genererà luce e forza, calore e gelo, per una nuova guerra d’indipendenza contro il capitale tiranno.
Come tegole di Cernobyl coltiveremo boschi su tetti e facciate verticali. Laddove Madre Natura non riuscì ad arrivare, la nostra foresta avanzerá sfidando la legge di gravità.
Incendiamo divani e centri commerciali per ripopolare piazze e mercati.
Tornino giocolieri, acrobati e discoli infanti a spodestare zombies e badanti.
Un nuovo spettacolo urbano dovrà smolecolarsi tra i quartieri dormienti per suonare l’adunata del popolo resuscitato.
Iniettiamo iperattività per stendere i cavalli pazzi. Nessun scolaretto dovrà più pigrare di noia nei nuovi disturbi della patologia moderna. L’educazione fisica e le prove di forza tornino a governare la concentrazione dei figli di Esperia.
Con Poe racconteremo ai posteri storie d’orrore di epoche lontane. Dalla cattedra che fin qui fu dei gitani della cultura, spaventeremo i bambini narrando oscure pagine di xenofoba storia locale.
Pioverà sudore su Bolzano!
Come kriptonite neutralizzeremo i supereroi a stelleastrisce per partorire una nuova razza italica di uomini ragno.
I nervi umani si tenderanno sulle pendici della città tra picchetti e corde d’acciaio in una palestra di roccia verticale e radicale.
Corrazzeremo le carrozzine per abbattere i cavalli di frisia su marciapiedi e scalinate. Compenseremo l’oste che aprirà la casa alle nuove sedie cingolate.
Saccheggeremo i supermercati stracciandone i pubblici contratti.
Bruceremo grassi e colesterolo col tritolo di una dinamica dieta mediterranea a chilometrozero.
Trascineremo al patibolo i progettisti piatti e mediocri distruggendone i plastici. Più non si atomizzi la città. L’urbe esige una progettualità nuovantica d’insieme anziché di progetti scollegati in vanitá faziose.
Sequestreremo a Sherwood i consiglieri, gli assessori e i tecnici assenteisti e astensionisti per rubar loro i gettoni immeritati. La rabbia del popolo si tramuti in legge divina contro i campioni del timbra e fuggi via.
Sbraniamo i giostrai della frusta liberando i prigionieri del mondo animale dai tendoni della tortura. Cacceremo dai nostri confini i carrozzoni della sofferenza mammifera per accogliere bipedi pennywise, acrobati e giocolieri transgender.
Stracceremo patenti e patentini mandando k.o. gli sbirri del razzismo etnico con le nostre mani colme di calli dei mestieri che s’incarnano. Mai più raccomandati e leccaculi dovranno poltronire nei pubblici impieghi.
 
Rafforziamo culture e identità combattendo il meticciato di comodo dell’appartenenza a soli tre gruppi etnici. Gli italiani tornino fieri di essere tali. I tedeschi continuino a tramandare la lingua di Goethe. I ladini si salvino dalla tedeschizzazione e zingari e immigrati continuino a migrare. Altrove.
 
Smantelleremo le case ai barbari figli dell’inciviltà laddove genitore1 non li colpirà con un manrovescio e genitore2 non adoperi l’antica arte del battipanni. Il sacro diritto all’alloggio sociale torni a sculacciare, con l’ordine e il dovere, i sederi viziati di babyghenghe a cui tutto è permesso .
Continueremo a combattere in quella nostra trincea dove la città ci ha chiamato alla guerra. Consci di non appartenere alla razza moscia dell’arrivismo partitocratico, le nostre cicatrici e le nostre mani sporche di lavoro torneranno ad insegnare agli uomini grigi dai colletti stirati che non vi può essere politica senza fatti ed idee che diventano azione.
Andrea Bonazza 
Ringrazio per l’ispirazione Filippo Tommaso Marinetti, Ötzi e Sid Vicious.
Ogni riferimento a fatti, tumulti o persone potrebbe non essere per niente casuale.
Dopo questo nuovo manifesto futurista, domani CasaPound Bolzano pubblicherà la versione politica del nostro programma elettorale Cpi Comunali2020