29 Ottobre 2020

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Siria, in aiuto alle famiglie dei martiri di Aleppo con Solid Onlus

Durante il nostro viaggio in Siria nell’agosto 2019, una delle ultime tappe del tour di Turismo Solidale è stata nella “capitale del nord”, la città di Aleppo. Un tempo considerata la “Milano di Siria” per il suo grande comparto industriale, i suoi 5milioni di abitanti (poi diventati 2milioni a causa della guerra), le sue ricchezze, il turismo, il suq più grande del mondo, i negozi sfarzosi che si mischiavano tra stili orientali e occidentali; oggi, dopo una guerra della quale sentiamo ancora i colpi in periferia con la vicina Idlib, Aleppo è una città che riprende a vivere ricostruendo le sue usanze sulle macerie lasciate dal terrorismo internazionale. Nei 6 anni più duri del conflitto, oltre il 70% di Aleppo era in mano ai gruppi terroristici che controllavano le merci, i viveri, l’energia elettrica e, purtroppo, il bene fondamentale per la popolazione  ovvero l’acqua.

Tra le più antiche città del mondo ancora abitate (III millennio a.C.), Aleppo venne finalmente liberata dalla morsa delle milizie jihadiste nel dicembre 2016, grazie all’intervento dell’esercito regolare di Bashar al Assad. Fu proprio quel Natale cristiano di Aleppo, famoso in tutto il mondo, a ridare ai siriani la speranza dell’arrivo di una pace conquistata nella vittoria. Nonostante la grande presenza islamica nella popolazione, come già vi raccontavo in un precedente articolo, Aleppo è la terza città cristiana del mondo arabo dopo Beirut e Il Cairo. Proprio da questo importante fattore interreligioso voglio oggi raccontarvi di due incontri avuti tra noi volontari di Solid Onlus con alcune famiglie di diverse confessioni.

In un ristorante tipico nella zona del suq bombardato, abbiamo incontrato una famiglia di musulmani sunniti con 5 figli, orfani di un padre caduto con l’esercito siriano per la difesa della città. La madre vedova ci ha raccontato con lacrime di orgoglio del ruolo avuto dal marito soldato nella battaglia di Aleppo, da tutti definita come la Stalingrado della guerra in Siria. Insieme ad altri giovani soldati, cristiani e musulmani, questo padre di famiglia si sacrificò nel resistere a difesa di una importante postazione per permettere agli altri battaglioni dell’esercito siriano di indietreggiare ed arroccarsi nei pressi dell’antica Cittadella. Lui e i suoi camerati vennero massacrati senza pietà dai miliziani di Jabat Al-Nusra, ma il loro sacrificio salvò centinaia di vite e ancora oggi le loro immagini si trovano affisse sui muri di Aleppo in segno di riconoscenza. Anche noi, nel nostro piccolo di europei estranei alle sofferenze di questo grande popolo in lotta contro un male che affligge anche casa nostra, abbiamo stretto la mano alla giovane vedova e ai suoi 5 figli, vestiti bene per questo evento e sorridenti nella propria innocenza come solo un bambino riesce ad avere. Anche a questa famiglia, già aiutata dalla famiglia Assad, abbiamo fatto avere una cospicua somma di denaro raccolto in Italia nel corso delle varie iniziative di Solid Onlus.

Nell’ultima serata nella “Capitale del nord” siamo stati poi in visita ad una delle principali Chiese cattoliche di Aleppo. Durante l’assedio della città da parte delle forze terroristiche, questa chiesa a ridosso di uno dei quartieri occupati dai fondamentalisti islamici, è stata duramente colpita da un missile Rpg che ne ha sventrato parte della struttura. Nell’attacco perse la vita un padre di famiglia che prestava servizio volontario in chiesa. Ospitati dal prete cattolico nella canonica, abbiamo incontrato la moglie del martire cristiano con le sue due figlie, una delle quali gravemente malata di una malattia rara e difficilmente curabile in Siria per via dei costi e dei medici emigrati, soprattutto nella Germania di Frau Merkel. Anche qui, nel nostro piccolo, abbiamo donato a questa famiglia un’umile somma in grado di ricoprire parte delle spese mediche della bambina. Tornati in Italia, Solid Onlus si è attivata da subito per provvedere a una raccolta fondi per questa triste situazione.

Dialogando con il prete custode della chiesa aleppina, alle nostre domande su eventuali aiuti giunti dal Vaticano, ci ha raccontato che l’unica solidarietà economica per la ricostruzione della chiesa e per un aiuto concreto ai fedeli è arrivata dalla chiesa ortodossa russa, greca e da quella armena. Mentre l’unica forma di solidarietà pervenuta dalla Santa Sede è stata una mail di preghiera e incoraggiamento. “Lasciano soli i loro fedeli d’Oriente – ci ha detto arrabbiato il sacerdote – per aiutare immigrati tra i quali si celano i nostri aguzzini terroristi. È una vergogna!”. Come dargli torto.

Andrea Bonazza

www.solidonlus.org