29 Ottobre 2020

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Salendo la storia di Scarlino dalla sua Rocca Aldobrandesca

Il territorio maremmano è meravigliosamente intervallato da colline, poggi e antichi borghi ai quali, per un visitatore come il sottoscritto sceso dalle Alpi, è difficile resistere o quanto meno essere travolti dalla curiosità di visitarli. Quest’oggi, dunque, con la mia reflex tornerò in sella a questa povera mountainbike e, pedalando in salita per un sentiero nella boscaglia, vi accompagnerò in un bellissimo borgo: quella Scarlino alta che da 229mslm domina la costa meridionale del piana di Follonica.
Le più antiche testimonianze di questo borgo risalgono alla tarda età del bronzo (secoli XII- X a. C.), con la presenza di un abitato sulla sommità del colle attualmente occupato dal castello di Scarlino.
Trovando purtroppo il museo della rocca chiuso e i pannelli illustrativi completamente illeggibili a causa dell’incuria dell’amministrazione locale, leggo però su di un vecchio libro che nella cortina muraria trecentesca della fortificazione vennero scoperti i resti di due capanne, mentre all’esterno delle mura si trovavano delle strutture per la conservazione delle derrate alimentari, definite da paletti lignei di piccole dimensioni.
Come testimoniano strati di bruciato e tracce di combustione trovate dagli archeologi, questo primo insediamento fu distrutto da un grande incendio. Oggi però i ritrovamenti ci permettono di ricostruire a grandi linee come poteva presentarsi il promontorio di Scarlino in quell’epoca; con muretti a secco isolati da rami e paglia impastati d’argilla per permettere l’isolazione delle casette che si trovavano all’interno di un perimetro murario costruito a secco e ancora oggi semi-visibile.
Forse abbandonata per qualche secolo, Scarlino riprese nuovamente vita in età etrusco-arcaica per divenire, tra il VII e il VI secolo a.C., luogo di lavorazione del ferro ricavato dalle colline metallifere della zona e dalla vicina Ilva, ovvero quell’Isola d’Elba patrimonio minerario degli Etruschi.
In età premedievale, ma prima di divenire la romana-repubblicana Scabris, tra il IV e il II secolo a.C., la Rocca di Scarlino trovò la sua prima forma, o perlomeno le fondamenta di essa; probabilmente era un’imponente fortezza di circa 1500 mq costituita da un grande muraglione di oltre 2m di spessore. Se oggi i basamenti si possono solo intuire osservando alcuni punti delle fondamenta del castello, ciò che rimane del pietrame verticale probabilmente fu riadoperato per la costruzione della struttura medievale.
Arriviamo allora nel Medioevo.
La Curtis di Scarlino fu menzionata per la prima volta nel 973 dalla famiglia degli Aldobrandeschi, ma solo nel XII secolo le notizie iniziano a darci reali nozioni sulla vita della roccaforte. Dopo la metà del secolo le sue vicende si legano alla famiglia comitale toscana degli Alberti.
Tra l’XI e il XII secolo l’urbanistica dell’insediamento di Curtis di Scarlino inizia ad edificare nuove strutture abitative interamente in muratura con tecniche moderne nella cementificazione e nella pavimentazione.
Il patrimonio maremmano di questi conti si dissolse però nel 1277 quando, come già vi raccontavo in altri articoli, il comune di Pisa aveva consolidato il potere lungo tutta la costa tirrenica, includendo anche Scarlino (già nel 1180) e il suo castello divenne così sede di capitania.
La costruzione della Rocca odierna e, probabilmente, delle mura di cinta che difendono il borgo, risalgono al XIV secolo, periodo nel quale Scarlino entrò a far parte del piccolo principato di Piombino, sotto la signoria degli Appiani. Ne seguirono anni di grande prestigio economico per la popolazione di Scarlino. Nel corso del XVI secolo, con il consolidarsi del potere mediceo, il borgo si avvia però ad un progressivo declino che, nella seconda metà del secolo, ha portato alla perdita di qualsiasi rilevanza strategica.
Tra il XIV e il XV secolo Scarlino subì l’ennesimo mutamento dovuto alla repubblica pisana. Cercando di affermare il proprio predominio politico e militare nella zona costiera, Pisa promuove infatti la ristrutturazione dell’intero insediamento rimasto fortemente danneggiato da precedenti battaglie, assalti e rivolte popolari. È qui che la Rocca Pisana di Scarlino inizia a definirsi strutturalmente come la conosciamo oggi. Anche il borgo di Scarlino si espande all’interno di una più grande cinta muraria dentro la quale sorgono nuovi edifici.
Nel corso di scavi archeologici tra il 1979 e il 1983, in un vaso di terracotta invetriata nascosto tra le mura pentagonali della Rocca degli Aldobrandeschi, venne rinvenuto il “Tesoro di Scarlino” comprendente 100 fiorini, coniati tra il XIV e il XV secolo, da 7 differenti zecche provenienti in particolar modo da Firenze, Roma, Venezia, Milano e dall’Ungheria.
Ad oggi Scarlino alta rimane un’affascinante borgo toscano che conserva gelosamente parte delle sue ricchezze storiche, dei suoi antichi edifici e dei suoi costumi. Accoglie i viandanti dalle sue quattro porte murarie; Porta del Mare, Porta Pisana, Porta della Fonte e Porta Senese, e, sempre con esse, difende i suoi anziani che scendono i vicoli in processione quando le campane dell’antica chiesa romanico-pisana di S.Donato rintoccano la chiamata alla santa messa.
Orgogliosa di aver aiutato il condottiero risorgimentale nella fuga da Cala Martina, la gente di Scarlino ha dedicato a Giuseppe Garibaldi un bellissimo monumento che domina l’omonima piazza col motto “sopraffatto ma non vinto”. Così come Scarlino negli ultimi anni è stata sopraffatta dai ritmi frenetici di una modernità che sradica sempre più gli abitanti dai borghi periferici. Così come però la spopolata Scarlino ancora non è vinta e continua a dominare dall’alto una pianura infestata da pendolari e turisti che, forse un giorno, alzeranno gli occhi e si chiederanno come mai sarà quel borgo lassù arroccato e quale sarà stata la sua storia.
Andrea Bonazza
foto: A. Bonazza
PS: Mi auguro vivamente che il Comune di Scarlino ripristini al più presto questi, oggi inutili, pannelli illustrativi con la storia della sua rocca.