29 Ottobre 2020

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Piombino, fortezza di indipendenza sul Tirreno

Stagliata sul mare, Piombino nei secoli ha sempre attirato le genti dall’entroterra sia per il suo porto navale affacciato sull’Isola d’Elba, sia per il grosso polo industriale legato alle acciaierie e, dal tempo degli Etruschi della vicina Populonia, alle materie ferrose. Ma diverso tempo dopo che il tramonto umano scese sulle rovine della decaduta Populonia romana, nel 1022 i 6 fratelli Della Gerardesca, famiglia che il tempo rivelerà tra le più importanti di Maremma, sulle rive della palude sottostante il promontorio di Piombino, proprio laddove oggi spiccano le gigantesche ciminiere dell’ILVA, fecero costruire il Monastero di S.Giustiniano di Falesia. Proprio lì, un centro abitato iniziò a prendere vita e a definirsi con una fortificazione che, a firma del notaio Folco su una permuta del 26 settembre del 1115, prenderà nome Plumbinum. In una bellissima giornata a passeggio tra musei, torri e botteghe nel centro storico di Piombino, assaggiando il buonissimo caciucco, zuppa povera di mare tipicamente livornese, io e la mia ragazza iniziamo a studiare l’affascinante storia dell’indipendente Piombino.

la STORIA
Con il dominio della famiglia degli Appiani, dal 1400 Il territorio di Piombino si espande comprendendo parte dell’entroterra libero da Pisa e parte dell’arcipelago toscano con le vicine Isola d’Elba, Montecristo e Pianosa. Protetta dalle spade del Sacro Romano Impero, nel 1594 Piombino diventa Principato ma la dinastia degli Appiani si conclude nel 1628 con l’ultima goccia di sangue nobile della principessa Isabella, figlia del principe Alessandro Appiano e di Isabella di Mendoza.
Il controllo della città marittima passerà così agli spagnoli di Filippo IV fino al 1634, anno in cui il principe di Venosa, Niccolò Ludovisi, figlio del capo dell’esercito pontificio, comprò l’intero Principato per la somma di un milione di fiorini. A sua volta, l’ultima principessa dei Ludovisi sposerà nel 1681 il duca di Sora Gregorio Boncompagni. Se dal 1734 i signori di Piombino saranno i Boncompagni Ludovisi, con l’espansione napoleonica il Principato passerà sotto vessillo francese, nel 1801, scandendo la fine dei principi di Piombino.
Nel 1805 il condottiero di Francia, Napoleone Bonaparte, mette alla guida di Piombino direttamente la sorella Elisa con il marito Felice Baciocchi che insieme, in soli 9 anni, riscatteranno il territorio dalla crisi lasciata dagli ex-governanti. Da quel momento la “piccola” Piombino sigillerà per sempre il termine della sua indipendenza durata 4 secoli ed entrerà nel Gran Ducato di Toscana con i Lorena, per poi fondersi all’Italia unificata del Risorgimento. Queste storie però, come in quasi la totalità delle città italiane, prima di essere scritte sui libri sono raccontate dai mattoni e dai marmi delle mura. Andiamo quindi a conoscere Piombino in una passeggiata tra mare e fortezze medievali.
il TORRIONE e il RIVELLINO
L’antica porta a Terra della città, quella che arrivando da strada e stazione divide la moderna Piombino dal centro storico, è sovrastata dal Torrione, alta e imponente torre costruita nel 1212, anche chiamata Torre di S.Antonio o Torre degli Inferi. La torre era dotata di campane per allarmare i cittadini piombinesi in caso di invasione.
Al Torrione,nel 1417, venne aggiunta l’antiporta con piazzale quadrangolare e, nel 1447, il signore di Piombino Rinaldo Orsini fece aggiungere il Rivellino, fortificazione semi-circolare di tufo etrusco di Populonia (all’epoca con fossato e ponte levatoio), servita ad una migliore difesa per contrastare l’attacco alla città da parte del re di Napoli, Alfonso V D’Aragona. Negli anni a cavallo del 1550 Cosimo I De Medici, aggiornando le strutture delle mura fortificate di Piombino, fece rimuovere la merlatura guelfa che originariamente le ornava.
la CITTADELLA
Una parte importantissima della fortificazione di Piombino era sicuramente quella della Cittadella che, purtroppo, in parte oggi non esiste più. In soli 5 anni, dal 1465 al 1470, su ordine del principe Jacopo III Appiani venne costruita all’estremità sud-ovest della città ma, dal 1805, per la cittadella di Piombino ha inizio un’opera di smantellamento che coinvolge prima la porta e il bastione, e poi il Palazzo Appiani, vergognosamente distrutto nel 1959 dall’allora direttore della grande industria siderurgica ILVA che al suo posto si costruì una super-villa sulla quale avrei urinato volentieri. Ciò che oggi rimane ancora bene intatto della cittadella sono le strutture che ospitano il Museo archeologico del territorio di Populonia – di cui vi parlerò interamente e prossimamente in un nuovo articolo – e la bella cappella di Sant’Anna della Cittadella, situata proprio di fronte al museo. Questa chiesetta gentilizia venne realizzata dallo scultore Andrea Guardi e in periodo napoleonico godé di importante lustro di interni per volere della sorella di Napoleone, Elisa.
Al di là degli edifici, la cittadella conserva ancora però parte delle sue originarie mura medievali e rinascimentali, con le fortificazioni militari progettate dal grande Leonardo Da Vinci nel 1500, nel corso del suo soggiorno a Piombino. Quelle che oggi tutti chiamano le “Mura Leonardesche” fanno di Piombino un’eccellenza in quanto uniche fortificazioni militari rimaste, ideate e costruite dal sommo inventore fiorentino.
il CASTELLO
Il Cassero Pisano, questo il nome originario del castello, venne edificato dai Pisani nel XIII secolo e al suo interno vi era stanziata la guarnigione pisana, scesa a Piombino per sedare eventuali rivolte della popolazione contro la casta regnante. Come il resto delle mura di piombino, anche il castello e la fortezza vennero rinforzate da Leonardo Da Vinci. Tra il 1552 e il 1557 il castello diventò il baluardo della rimodernata fortificazione di Cosimo I De Medici e inglobato nelle mura della Fortezza Medicea che rimane, ad oggi, la principale struttura militare della città.
Purtroppo, avendolo trovato chiuso, con la mia ragazza impegnata nel chiacchierare insistentemente con i gattini di una vicina colonia felina, non mi è rimasto altro da fare che godermi il bellissimo panorama sul mare su cui è proteso il castello e portare intimi onori ad un vicino monumento dedicato ai Caduti del Mare.
la Torre dell’Orologio
Se ad accoglierci nella via principale della cittadella di Piombino è il Torrione, a salutarci prima di liberare lo sguardo sul mare è la Torre dell’Orologio, opera del XVI secolo del Bellini, in stile neo-gotico senese. Ad affiancare la alta torre merlata troviamo il restaurato Palazzo del Comune che, chiamato in passato Palazzo dei Priori, ha ospitato nel tempo il tribunale e le prigioni di Piombino. Oggi questo imponente palazzo ospita l’amministrazione comunale ed alcune opere d’arte come la Madonna del Latte del XV secolo e vari affreschi dal sapore cavalleresco.
PIAZZA BOVIO
Uscendo dall’ultimo vicolo protetto dalle mura di palazzo dei Priori, giungiamo in quella bellissima piazza Bovio che fu detta la più grande piazza sul mare d’Europa (insieme a piazza Unità d’Italia a Trieste) e che, percorrendola oltre Palazzo Appiani fino ad una grande rosa dei venti impressa nella pavimentazione, dà l’idea di camminare sulla prua di una nave che si staglia nel Tirreno, verso una mai così vicina Isola d’Elba. Se questa è la nostra sensazione passeggiando sui suoi marmi pavimentali, osservandola dalle alture della città invece, la forma di piazza Bovio non può non ricordare la penisola Italiana. La cosa incredibile però è che la forma dell’intera terrazza non è data dal genio di nessun architetto umano, ma bensì dalla divina mano di Madre Natura che scolpì questa italica scogliera sul mare, forse con l’aiuto magico di antichi popoli italici, almeno così amo sognare.
Sull’estremità di questa piazza a forma di stivale italiano, si erge fiero un faro a torretta di modeste dimensioni, che con la sua luce verde accoglie e guida le imbarcazioni dagli anni 20. In origine però, prima della costruzione del faro, la piazza era dominata da una fortificazione militare difensiva chiamata Rocchetta. Edificata tra il X e l’XI secolo, fu disegnata anche dal grande Leonardo Da Vinci nel 1502 quando, come scrivevo pocanzi, visitò Piombino. Il nome attuale della piazza invece, prende il suo nome dal filosofo Giovanni Bovio che, nell’Italia risorgimentale del 1800, dai banchi del parlamento del Regno d’Italia diede forma al pensiero repubblicano.
Dopo esserci goduti questa giornata di fine estate radiata da un sole stupendo riflesso nel mare, io e la mia ragazza facciamo ritorno alla stazione dei treni dove, saliti su un autentico rottame ferroviario, rientriamo verso la linea ferroviaria principale a Campiglia Marittima. Lungo il breve tragitto però, è stato praticamente impossibile non rimanere a bocca aperta dallo spettrale paesaggio oltre il finestrino del nostro vagone: un gigantesco sito archeologico industriale, esteso per qualche chilometro, di quell’ILVA abbandonata a scaricare ruggine e chissà cos’altro in un area naturale che dovrebbe essere incontaminata. Da millenni l’uomo si è insediato in questa zona per le grandi risorse metallifere, sfruttandole e arricchendosi con esse. Oggi invece, nell’era della globalizzazione, quest’area enorme costruita per l’industria siderurgica che tanti posti di lavoro ha creato, si trova abbandonata dal peso della nuova economia globale, lasciando povertà nelle tasche famigliari e quello che potrebbe essere il mostruoso set di un film horror a rompere la bellezza paesaggistica della Maremma. Si, forse per recuperare oggi il senso di queste rovine ferrose ci vorrebbe proprio un parco dei divertimenti in stile horror con un parco di archeologia industriale. Altro non mi viene in mente davanti a simile tristezza specchio dei tempi.
Andrea Bonazza

Foto: Andrea Bonazza