28 Novembre 2020

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Quei 685 Presente del Sacrario Militare 15-18 del Pian di Salesei

Nell’intero fronte dolomitico della Prima Guerra Mondiale, ad oggi, sono molti i sacrari militari sparsi su tutto il territorio dal Trentino Alto Adige al Friuli Venezia Giulia, passando per Lombardia e Veneto. Proprio in Veneto andiamo oggi; rientrando a Bolzano dall’escursione commemorativa al Sass de Stria, in onore al Sottotenente Mario Fusetti, nel Bellunese, a pochi chilometri dal monte sacro Col di Lana, troviamo il Sacrario Militare di Pian di Salesei dislocato nel piccolo comune dolomitico di Livinallongo, paesino che venne distrutto cent’anni or sono durante la Grande Guerra. Al tempo amministrato dall’Impero austroungarico, nell’estate del 1915 Livinallongo si ritrovava proprio nella prima linea dei combattimenti di confine, proprio ai piedi di quella montagna, chiamata Col di Lana, che vide cadere sotto cannonate, fucilate e terribili mine, migliaia di soldati provenienti da tutta Italia e da ogni dove dell’Austro-Ungheria per difendere le rispettive patrie. Parlando di mine, fu proprio qui che nell’aprile del 1916 deflagrò una gigantesca mina italiana sotto le postazioni austriache nel tentativo di far largo al Regio Esercito verso il Trentino Alto Adige.

Al termine del conflitto, nel 1922, laddove già vi era un cimitero militare che raccoglieva le spoglie dei militi caduti tra il 1915 e il 1918, a Livinallongo venne inaugurato il Sacrario Militare del Pian di Salesei, opera dell’architetto Giovanni Greppi e dello scultore Giannino Castiglioni, dove, oltre ai soldati sepolti, dai campi santi del vicino fronte vennero traslate le ossa di 685 soldati tra i quali 19 austroungarici. La gigantesca croce pedonabile che ospita queste 685 eroiche salme, inizia con 14 cippi di roccia dolomitica che portano ciascuno il nome dei campi di battaglia montani nella zona e trova al centro una croce in bronzo con la scritta “Presente” sull’altare e una piccola chiesetta che, ornata degli affreschi dei reggimenti, custodisce i militi ignoti. Dopo aver osservato un rispettoso raccoglimento in saluto a questi giovani, italiani e tedeschi, che combatterono in difesa di sacri confini oggi sempre più astratti, facciamo rientro verso casa leggendone alcune eroiche storie che dovrebbero ancora essere raccontate.