28 Novembre 2020

AndreaBonazza.info

Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Contro il lockdown protestare è vivere, arrendersi è suicidarsi

Sabato sono nuovamente sceso in piazza a manifestare contro gli ennesimi scellerati decreti del governo italiano e, come già avevo largamente anticipato, contro l’attuazione di tali forme di restrizione anche nell’isola felice Alto Adige. Dopo un’apparente e prevedibile braccio di ferro politico tra Roma e Bolzano sulle restrizioni Dpcm, con il presidente della Provincia Kompatscher che inizialmente si era messo contro qualsiasi lockdown, a distanza di pochi giorni lo stesso ha inasprito ancor più la chiusura di bar, ristoranti e centri commerciali rispetto al resto d’Italia. La motivazione? Semplice: siamo la quarta regione italiana per contagi e l’esempio di codesta chiusura non arriva dall’odiata Roma ma, a dire dello stesso Arno, giunge dai suoi più “civilizzati” amici d’oltralpe, tra Monaco e Berlino.

Facciamo quindi un passo indietro di qualche giorno; quando mercoledì sera si protestava in piazza della Vittoria con commercianti e gente comune per esternare la nostra contrarietà al lockdown e c’era chi criticava aspramente sui social con frasi tipo: “ma cosa manifestano a fare che tanto qui di questi problemi non ne abbiamo” etc. Questi problemi invece sono belli che arrivati e pure con un giro di vite maggiore rispetto alle altre regioni. Purtroppo il bolzanino medio è un bastiancontrario che pensa di vivere in una sorta di bolla di vetro protetta da politica e cronaca nazionale. Ma così non è e anche questa volta il Conte, la Merkel o il Kompatscher di turno glielo stanno sbattendo sul muso. Vi è poi anche un altro soggetto umano che vive nel nostro tessuto sociale respirando la stessa aria; ovvero quell’ometto ipocondriaco che mangia solo cibo bio, sniffa coca purissima distanziato da altri tossici, piange insieme a Barbara D’Urso e nelle urne vota i damerini più moderati perché lo scontro politico lo spaventa. Meglio ancora se il candidato votato è colui che comanda questo o quell’altro ufficio pubblico in cui l’ometto lavora, così da tornare l’indomani a lisciargli di saliva le natiche, compiacendosi del voto dato in cambio di una promozione che però è già stata assegnata all’impiegata dell’ufficio accanto e che lui odia.

La mediocrità dell’essere che non si pone domande, che vive diligentemente seguendo le istruzioni su una scatola dell’Ikea, che nella sua vita è e sarà sempre padrone solo del proprio telecomando, sinceramente mi interessa poco. Ma anche lui è un’italiano, cittadino di questi tempi che non hanno più nulla da insegnare se non a scrivere il proprio triste necrologio, e come tale andrebbe aiutato a respirare. Si, a respirare! E non mi riferisco unicamente ad una mascherina che ti ammuffisce l’ossigeno… intendo respirare realmente. Da uomini liberi che sanno filtrare notizie e prendere decisioni autonomamente. Perché signori miei, quello che ci si sta palesando davanti è un nuovo periodo di letargo in cui il popolo penderà ancora dalle labbra coperte di Conte o Draghi anche per portare il proprio cane a scagazzare in un parco dall’accesso vietato. Coloro che non avranno maturato schiene diritte e pensiero critico rischieranno di tuffare le loro teste in un cappio dal quale nessun Tg li salverà. I lavoratori e le partite IVA, a differenza delle guardie dei posti fissi del pubblico, rischiano adesso di veder fallire i propri sforzi e i propri sogni. Rischiano di vanificare i sacrifici di genitori e nonni che questa nazione hanno costruito col sudore pensando sempre ai posteri. Ecco: ai posteri! Al futuro! A questa continuità di sangue e comunità che, con estremo individualismo, fino ad oggi è stata parcheggiata in affido ad un sistema sociale che gli ultimi governanti hanno demolito.

Anche per questo serve manifestare. Anche per questo dobbiamo protestare! Che sia una pacifica manifestazione di commercianti, un corteo non autorizzato di ultras agguerriti o l’ennesimo presidio in piazza della Vittoria delle Mascherine Tricolori, non ci possiamo permettere di stare a girarci i pollici in attesa di chiudere bottega. Nel mondo che verrà ci saranno gli automi meccanizzati che vedono i giorni in bianco e nero e poi dobbiamo esserci noi, pronti a detonare esplosioni di colore per reinventarsi lavoro, futuro e vita contro la peggiore crisi che investirà l’occidente.

Andrea Bonazza