7 Maggio 2021

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La Vittoria degli Alpini sulle cime più alte di un Europa in guerra

Quello di quest’anno è un 4 novembre in viaggio per sfuggire al lockdown imposto dal nuovo Kaiser di un confine in eterna discussione, quell’Arno Kompatscher che anziché combattere per il suo popolo si arrende a pandemia e logiche globaliste. Avanti ancora una volta su queste rotaie dunque, come su una tradotta al contrario mi trasportano dall’altitudine alpina sacra agli eroi della Prima Guerra Mondiale, ai paesaggi appenninici che si tuffano in un mare che ha partorito la nostra stessa civiltà. Sulle mie ginocchia l’ennesimo libro salvato dal macero di una soffitta impolverata e tradita da tesori più nuovi e sgargianti. Un vecchio libro dal semplice titolo “Gli Alpini”. Pubblicato per le celebrazioni della Vittoria del 4 novembre, proprio mentre Re Vittorio Emanuele III salutava la parata delle truppe alpine nella X^ adunata nazionale davanti all’Altare della Patria. Una penna d’altri tempi sicuramente più retorica, reduce e politicamente scorretta rispetto al putrido inchiostro attuale pregno di anti-patriottismo. Così un vecchio alpino, quasi un secolo fa, su queste giallognole pagine che profumano di muffa e di storia, scriveva sull’eroismo degli Alpini nella più epica delle guerre che ha visto innalzare la bandiera della Vittoria sulle cime più alte d’Europa…

“Ecco una superba visione: dallo Stelvio al Monte Nero una selva di penne, una muraglia di petti, un urlo solo: Avanti Alpini. Una sola sanguinante quadriennale battaglia: Vodice, Cucco, Monte Rosso e Monte Nero, Rombon e Kukla, Pal Grande e Pal Piccolo, Freikofel, Tofane, Cristallo, Sasso di Stria, Col di Lana, Sief, Colbricon, Cauriol, Gardinal e Busa Alta, Ortigara, Monte Fior e Castelgomberto, Monte Corno e Pasubio, Monte Majo e Cimone, Toraro e Altissimo, Tonale, Adamello e Ortles e, infine, il Grappa dai Solaroli al Valderoa, dal Tomba allo Spinoncia, da Monte Medata a Col dell’Orso; nomi indelebili nel ricordo di noi tutti, Alpini, per i disperati assalti, per le incrollabili resistenze, per i dolorosi abbandoni e le fulminee riprese, per il battesimo di fuoco e di sangue della nostra giovinezza. Imprese leggendarie di pochi audaci: Monte Nero, medaglia d’argento del Susa e dell’Exilles, ara di sacrificio di Picco e di Vallero; Tofana e Forame, guglie eccelse, splendenti dell’eroismo garibaldino dei volontari di Feltre e Cadore; Gardinal, Cauriol, e Busa Alta, luce di Vittoria del Feltre, del Monrosa, dell’Arvenis, martirio del Cismon, del Brenta e del Cividale. Imprese eroiche disperate di masse di Alpini: Ortigara, calvario di 40 battaglioni, tomba di 10mila Alpini; Grappa, bastione di furibonda resistenza di 20 battaglioni Alpini sulla soglia della terra natale; Bainsizza, balcone ardente di battaglia e di sole; Pasubio, altare di sofferenze e di gloria di 10 battaglioni. E, infine, l’ultima impresa: irruzione oltre le linee nemiche, slancio di Alpini da tutte le forcelle, da tutte le cime: il 4°Gruppo si butta, oltre le trincee di Marco, verso Trento aspettante, travolge un’intera Armata, piomba nella Città sacra al martirio del Grande Alpino, Cesare Battisti, mentre la 52^ divisione alpina annienta sul Cesen le ultime resistenze, e dal Grappa irrompono su Feltre torme di Alpini a risalutare le loro terre e, dallo Stelvio, dall’Adamello e dal Tonale, da tutte le trincee contese e insanguinate, Fiamme Verdi balzano sul nemico a vendicare i morti e a dar giusti confini all’Italia. Ed, infine, l’Albania, stillicidio di guerra sul margine della pace, lotta contro la morte insidiosa, lontano dalla terra natale; valore non meno eroico e glorioso di quello sparso sul fronte delle Alpi. Novantssette battaglioni Alpini in armi nella Grande Guerra: 300mila Penne Nere combattenti, 40mila morti, 40 battaglioni decorati al valore. Non sfilata di reduci, ma ondata di morti e di vivi, di vecchi e di fanciulli, veci e bocia, di penne nere d’aquila e di segni d’azzurro per le vie imperiali di Roma, sl suono degli inni di giovinezza della Patria rinnovata!”