28 Novembre 2020

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Mascherine Tricolori contro Amazon e le multinazionali che strangolano il commercio italiano

Se il 2020 e la relativa pandemia dettata dal Covid19 hanno contraddistinto un’annata disastrosa per commercianti, partite IVA e produttori italiani, lo stesso non si può certo dire per quelle multinazionali estere che, sfruttando il Lockdown, si stanno arricchendo come mai prima d’ora sulla chiusura lavorativa del commercio di vicinato, imposta da Conte e dai governi regionali. Ma dall’inizio dell’emergenza nel marzo scorso, c’è in tutta Italia un movimento nazionalpopolare che scende puntualmente in piazza con azioni forti e sfidando i Dpcm governativi; sono le Mascherine Tricolori che, anche oggi, in tutta la penisola hanno fatto sentire la loro voce in favore dei negozianti italiani e contro il gigante multinazionale Amazon. Anche nella mia “zona rossa” Bolzano un gruppo di mascherine tricolori ha manifestato in piazza Matteotti. Di seguito il comunicato.

Mascherine Tricolori: blitz contro sedi Amazon in tutta Italia. Protesta in favore dei commercianti anche in piazza Matteotti a Bolzano: “I nostri produttori e commercianti rischiano di chiudere mentre le grandi multinazionali raddoppiano il fatturato”

Roma, 12 nov – “Mentre l’Italia collassa, Amazon ingrassa”. E’ questo lo striscione esibito davanti a agli uffici e ai centri distribuzione Amazon da Nord a Sud. Decine di “blitz” pacifici, con bandiere tricolori e cartelli con il volto gaudente di Jeff Bezos, per denunciare l’ulteriore squilibrio causato dall’emergenza Covid-19. Da una parte centinaia di migliaia di piccole e medie attività rischiano di chiudere per sempre a causa di lockdown, restrizioni e assenza di un vero sostegno da parte del governo, dall’altra le grandi multinazionali che sfruttano la crisi per raddoppiare il fatturato. Esemplare il caso dei giganti del web: Jeff Bezos (Amazon) ha incrementato il proprio patrimonio personale di circa 74 miliardi (+70%) e ora conta su un patrimonio personale di oltre 200 miliardi, Bill Gates (Microsoft) passa da 98 miliardi a 118 (+20,4%), Mark Zuckerberg (Facebook) da 54,7 a 97,7 (+ 78%), Eric Yuan (Zoom) da 5,5 a 24,7 miliardi (+349%).

Sono piattaforme e servizi privati che a causa delle restrizioni tutti siamo costretti ad utilizzare. Un sistema che ingrassa a dismisura le grandi multinazionali e devasta il nostro tessuto economico, uccide la piccola e media proprietà e causa milioni di disoccupati. Amazon è un simbolo, non a caso quando si fa riferimento alla “nuova normalità” che ci attende si parla anche di “amazonizzazione” della società. Da una parte grandi società ormai più potenti di intere nazioni (lo stesso Jeff Bezos, Ceo di Amazon, è l’uomo più ricco del mondo e vanta un patrimonio pari a quello del Pil della Grecia o della Nuova Zelanda), dall’altra una massa di “nuovi schiavi” composta da lavoratori sottopagati e senza tutele – magari sorvegliati con un braccialetto elettronico in stile Amazon – e da disoccupati in grado di sopravvivere solo grazie ad un reddito universale.

Amazon fa concorrenza sleale alla nostra produzione nazionale e al nostro commercio non solo grazie alle restrizioni sanitarie e al regime di quasi monopolio in cui opera, ma anche con l’utilizzo improprio dei dati sensibili in suo possesso. La Ue ha recentemente messo sotto accusa Amazon proprio per questo motivo, per aver abusato della propria posizione dominante per schiacciare i rivenditori più piccoli. C’è poi la questione fiscale: i giganti del web non hanno versato negli ultimi 5 anni ben 46 miliardi di dollari di tasse, mentre ne tengono ben 638 in paradisi fiscali. Nel 2019 Amazon ha pagato in Italia appena 11 milioni di euro di tasse, mentre ai nostri imprenditori e commercianti viene chiesto dallo Stato fino all’ultimo centesimo! Stando ad alcune stime Amazon e gli altri giganti del web dovrebbero all’erario circa 10-11 miliardi di euro, che sarebbero determinanti per sostenere la nostra economia reale. E’ evidente che questo sistema non è assolutamente sostenibile, c’è un divario abissale e, oltre al recupero del pregresso, serve immediatamente una tassa specifica per i giganti del web. La crisi non può pesare solo sulle spalle degli italiani!