28 Novembre 2020

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Nella tomba etrusca della Pietrera di Vetulonia

Oggi in compagnia di un caro amico follonichese che svolge con grande passione uno dei mestieri più antichi e nobili che possa esistere, torniamo ad immergerci nella più antica Etruria scoprendo un’altra importante polis etrusca, ovvero il piccolo borgo di Vetulonia. Meno estesa, più alta e più lontana dal mare rispetto alla Populonia di cui vi ho abbondantemente già scritto, arroccata a 335mslm in antichità Vatl (Vetulonia etrusca) dominava quella che allora era una grande laguna salmastra chiamata Lacus Prile dalla quale si giungeva al mare. I primi insediamenti nella zona risalgono al IX sec a.C., in Età del Ferro, periodo in cui Vetulonia acquistò grande importanza per lo sfruttamento minerario delle vicine colline metallifere di cui è colma la Maremma, e per la sua posizione di snodo tra terra e mare che, come per Populonia, offriva ad essa un prestigioso ruolo per le vie di commercio con la Sardegna, la Grecia e il vicino Oriente, e la Mitteleuropa, come attestato dai corredi funerari trovati all’interno della necropoli. E così anche oggi, come ogni qualvolta si parla di Etruschi, dobbiamo necessariamente parlare di tombe. Si, perchè sono proprio le necropoli le aree archeologiche che si presentano a noi in migliori condizioni, ricche di tesori e talvolta piene di indicazioni utili a scoprire la vita e l’aldilà dei nostri avi. Già nel VII e VI secolo a.C., accanto alle più datate e umili tombe a pozzetto, per lo più proprie della civiltà villanoviana, e le tombe a fossa, circondate da pietre e derivanti dal successivo periodo etrusco-orientalizzante e ricche di ritrovamenti di pregiata manifattura, possiamo ammirare alcune monumentali tombe a tumulo.

Passate le rovine della Tomba Belvedere di cui purtroppo a copertura rimane unicamente una lastra di pietra poggiata sui resti dell’entrata, quasi al termine di Via dei Sepolcri, scendendo a valle rispetto al borgo e, immergendosi tra secolari querce e ulivi della meravigliosa macchia maremmana, troviamo il gigantesco tumulo della Pietrera. Considerato tra i più imponenti dell’intera civiltà etrusca e chiamato così per il suo ruolo di cava di pietre per i contadini dei campi adiacenti che, aihmè, senza comprenderne il tesoro che rappresentava prima di essere scoperto, lo hanno depredato di diverse parti strutturali “più utili a recintare i campi”. Questa tomba a Thòlos fu scoperta nel 1892 da Isidoro Falchi, medico archeologo grossetano del quale, su di una pietra nella parte alta del tumulo, rimane ancora inciso il nome con la data della scoperta. Databile intorno al VII secolo a.C., questa gigantesca tomba presenta due strutture sepolcrali costruite su due distinti livelli sovrapposti, probabilmente a causa di cedimenti della prima costruita a camera circolare con un lungo corridoio e due celle ben conservate, che crollò verso il terminare del VII secolo a.C. e venne usata come basamento per la seconda. Questa, più sovrapposta, è composta da una camera quadrangolare con due celle che si specchiano nel dròmos di accesso. Su entrambi i livelli vi era una colonna al centro del tumulo che fungeva sia da pilastro spiritualmente simbolico, sia per sorreggerne la cupola. Tutto questo enorme tumulo che misura 60x14m è stato comunque in buona parte ricostruito, a partire dalla sua bianca cupola più alta e notevolmente ricostruita nell’oggi, e dai mattoncini più piccoli visibilmente più recenti rispetto al resto della muratura.

All’interno di questo straordinario tumulo edificato su due piani, furono rinvenute otto statue di età orientalizzante, quattro maschili e quattro femminili, raffiguranti gli antenati del defunto e che rappresentano uno dei rarissimi complessi statuari etruschi dell’intera Etruria. Una di queste statue in posizione eretta è infatti la prima raffigurazione scultorea femminile della storia etrusca, per lo meno quella da noi conosciuta, e gli archeologi l’hanno datata al 630a.C.

Della necropoli di Vetulonia si erano perse le tracce fino al 1204, interamente ricoperta da terra e sterpaglie, e fu proprio grazie alle ricerche dell’archeologo locale Isidoro Falchi che oggi possiamo ammirare queste meraviglie consegnateci dai nostri più antichi avi. Già nel VI secolo a.C. gli indizi archeologici ci portano a supporre che per la fiorente Vetulonia iniziò un declino in favore delle due ben più potenti Populonia e Roselle, quest’ultima a pochi chilometri da Grosseto. Come per le due città stato appena citate però, anche Vetulonia ebbe una rinascita con la dominazione romana. As attestarlo troviamo le rovine di costruzioni e impianti urbani oggi chiamati Poggiarello Renzetti, sito a ridosso del moderno centro di Vetulonia attraversato dal decumano e risalente al III-I secolo a.C., Scavi di Città, Costia dei Lippi che si trova all’interno del centro abitato odierno ed era composto da edifici e da una moderna via lastricata con marciapiedi e canalette per il deflusso delle acque piovane, e Costa Murata dove è stata rivenuta una domus con atrio e cisterna centrale edificata tra il I sec. a.C. e il I secolo d.C.

Vetulonia è stata veramente una bella scoperta ricca di nuove nozioni per comprendere maggiormente quella civiltà etrusca dalla quale discendiamo e verso la quale dovremmo nutrire molto più rispetto anziché trasformarla, come spesso avviene, in una mera attrazione turistica New Age. È la nostra Cultura. Quella vera e più antica. Sono le nostre stesse ossa e le pietre fondanti di questa smemorata nazione.

Andrea Bonazza