19 Gennaio 2021

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Danzando nel cratere del vulcano con Mishima, mia intervista a Federico Goglio

Tra i miei libri su Yukio Mishima, qualche hanno fa per il Primato Nazionale ho intervistato un vecchio amico, lo scrittore Federico Goglio autore di “Danzando nel cratere del vulcano”, per capire meglio il suo “Mishima “antiborghese” e suggerire quello che potrebbe essere un regalo di Natale perfetto per gli appassionati della civiltà del Sol Levante.

Ciao Federico, puoi raccontarci da cosa nasce l’idea di scrivere questo libro?

Negli anni ho letto molte cose su Yukio Mishima. Con il passare del tempo, però, sono diventato piuttosto insofferente verso quella moltitudine di scrittori, giornalisti, intellettuali che di Mishima rende un’immagine assolutamente lontana dalla realtà, che la distorce, che la rende contraddittoria, che la rende grottesca e paradossale. Ho semplicemente deciso di partire da una visione diversa, tracciare un percorso chiaro, arrivare ad un punto fisso. La vita di Yukio Mishima, in un’ottica integrale, non è contraddizione, pazzia, squilibrio. È, piuttosto, un disegno logico ed evidente: bisogna avere gli strumenti giusti per afferrarlo e comprenderlo. Io ho cercato di dare il mio contributo.

Di cosa parla “Danzando nel cratere del vulcano”?

Il libro è precisamente l’accumulo di elementi che, strato dopo strato, permettono di vedere Mishima in maniera integrale e non parziale. Gli ultimi due capitoli cristallizzano il senso del libro, svelando la logica e la limpidezza della vita di Mishima. Tutto ciò che precede il finale, come in un puzzle che a metà dell’opera sembra solo un insieme di pezzi caotici, è essenzialità: quei frammenti, uniti come davvero devono essere uniti, svelano un uomo complesso ma lucido e tutt’altro che contraddittorio.

Essendo tu un fervente appassionato, tanto da dedicare all’artista nipponico anche un recente album musicale dal titolo “Il sogno di Mishima”, secondo te qual’è il suo miglior libro e per quale motivo?

Leggendo la quasi sterminata bibliografia di Mishima, cosa che io ho potuto fare per la parte tradotta in italiano (fortunatamente estesa), matura un po’ l’idea che non ci si possa limitare a uno o due titoli per farsi un’idea di Yukio Mishima e della sua letteratura. Ad ogni modo, amo particolarmente “Il sapore della gloria”, un romanzo che ho sempre definito antiborghese, e “Cavalli in fuga”, uno dei volumi della sua ultima tetralogia. Difficile, per chi non conosca già abbastanza l’universo mishimiano, è “Sole e acciaio”. Un testo fondamentale, un’opera immensa.

Come definiresti oggi il suicidio rituale di Yukio Mishima?

Il sacrificio di un uomo che aveva fatto, gradualmente e molto faticosamente, una scelta di essenzialità rivoluzionaria: ridistribuire valore alle infinite cose della vita. In quella ridistribuzione, in quel riordino radicale, Mishima aveva svalutato le cose alle quali gli uomini del tempo moderno erano e sono più affezionati (beni materiali come denaro, successo, fama – cose che Mishima conosceva bene e delle quali disponeva – un aspetto della sua vita assolutamente fondamentale e da non dimenticare), rivalutando ciò che con il passare del tempo era stato dimenticato e allontanato dall’esistenza degli uomini: la comunità, la nazione, la tradizione, il servizio e il dono di sé…