19 Gennaio 2021

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Demetra, Madre Terra, dea greca dell’agricoltura (1)

Tra le divinità classiche ve ne sono di molto importanti non solo per la mitologia in sé, ma anche per religiosità e tradizione legate ai più importanti valori degli uomini. Vi scrivo oggi della greca Demetra, la cui origine etimologica deriva da Madre Terra – Dheghom Mather fu il nome di una dea indoeuropea molto più antica a lei assimilata – la Madre che dispensa le ricchezze nate dalla terra. Gli attributi di Demetra raffigurati negli antichi mosaici o statue sono le spighe di grano o un cesto che raccoglie le stesse, frutta, il narciso e il papavero, simbolo di fecondità, il sepente, arcaico simbolo di terra-morte-resurrezione, la fiaccola e il canestro detto calato, e la cista mistica (recipiente cilindrico con coperchio) in riferimento ai Misteri Eleusini. Demetra è quindi la divinità protettrice dell’agricoltura e della terra rigogliosa, creatrice del ciclo delle stagioni, della vita e della morte, protettrice del matrimonio e delle leggi, sacre per definizione. Come sacra è la conoscenza delle tecniche agricole, della semina, dell’aratura e della mietitura che Ella ha insegnato agli uomini. Ancora oggi Demetra è venerata, seppur con veste di santi o con costumi popolari, nelle campagne e nei paesini rurali, laddove le tradizioni ancora tengono vivi i culti più antichi.

Tra i primi dei olimpici dopo il dominio dei Titani, figlia di Crono e di Rea, Demetra era sorella di Zeus e Poseidone, e, come per Hera, la sua unione fisica con i fratelli non fu certo tabù. Da Zeus ebbe la bella Persefone, anche se alcune fonti danno madre di quest’ultima un omonima dea del fiume infernale Stige, generata in seguito alla sconfitta dei Titani nella Titanomachia. Riflettendo sulla genealogia di questi primi dei olimpici nati in seguito alla battaglia dei Titani, ancora una volta voglio portarvi a riflettere sull’importanza tradizionale di questa triade olimpica: Zeus-Demetra-Poseidone, in quanto offre già da sé i tre mondi di cielo-terra-mare, generati, come la scienza solo oggi ci conferma, dal caos primordiale. Incredibilmente proprio come nel sapere antico.
Nell’Odissea di Omero però, in un campo arato tre volte, Demetra si unì anche con un uomo; il giovane cretese Iasione, figlio di Zeus e di Elettra, e fratello dell’eroe fondatore di Troia, l’italico Dardano. Da questa unione tra Iasone e Demetra nacque Pluto, dio della ricchezza e dell’abbondanza, e secondo lo scrittore dell’Impero Romano Gaio Giulio Igino, nacque anche il gemello Filomelo o Polimelo, ovvero colui che inventò il carro e l’aratro. Anche qui, seguendo lo stesso filo logico usato per le divinità manifestate negli elementi, vi porgo una riflessione sulle spiegazioni mitologiche di quanto l’uomo possa riuscire a creare o governare, ma armoniosamente, le risorse del divino.
Come per pressoché tutte le divinità pagane del Mondo Classico, anche Demetra, che abbiamo visto essere fondamentale sia per l’uomo che per l’Olimpo, godeva di diversi attributi invocati dai greci per ottenere da Essa i benefici auspicati. Demetra era pregata sia per essere dispensatrice di vita, fertilità ed eterna giovinezza, sia per sua figlia Kore-Persefone, signora del mondo ultraterreno legato ai Misteri Eleusini, ovvero i misteri della morte. Molti scrittori greci citano Demetra con il cupo nome di Chtonia, ovvero buia, sotterranea e segreta, come se fosse proprio dal sottosuolo che la dea ordina e opera. Nel bellissimo Inno Omerico a lei dedicato e che vi consiglio di leggere nella traduzione italiana di Romagnoli del 1914, Omero si riferisce a Demetra come la Padrona, Gran Madre, Signora degli Animali, per esaltarne il ruolo divino prima del culto degli dei olimpici e al termine del canto con:
“…Diva delle stagioni, Signora che rechi i fulgenti doni, tu stessa, e teco tua figlia, Perséfone bella, dammi, dell’inno in cambio, ch’io meni gioconda la vita, lo mi ricorderò d’esaltarti in un carme novello”.
Ma Demetra, legata indissolubilmente alla natura, è anche colei che ne sprigiona le forze divenendo l’implacabile Demetra Erinni, Erinys-Erys, dea dell’ira stuprata dal fratello Poseidone. Demetra è anche Thermasia o Lusia, associata alle acque termali più calde e curative come quelle del fiume Ladona nel quale la dea si purificò dalla furia e dall’onta del fratello divino. E ancora Chloe, verde germoglio come giovinezza eterna in una fruttuosa primavera. Tra gli epiteti di maggior rilievo afibiatogli vi sono sicuramente però Thesmophoros, colei che fornisce consuetudini o comunque regola e legifera, legandola così all’antica dea Temis che attraverso l’agricoltura ha dato le leggi agli uomini, e Dea dei Papaveri come la definì Teocrito mentre regge fasci di grano e, appunto, di quei papaveri adorati nella cultura minoica in quanto davano all’uomo nutrimento e lo alleggerivano dalle fatiche quotidiane. È infatti attestato che, ricavato dal fiore, a Creta gli antichi usassero oppio.
Per il momento mi fermo qui ma presto, prestissimo, su Demetra vi racconterò altre storie, come quella di Persefone, quella con il re della Tessaglia Erisittone, con altri miti antichi e insegnamenti quanto mai attuali in questi tempi bui, con i quali dalla Grecia antica vi porterò alle porte di Roma, a solcarne le italiche terre nel culto di Cerere.
Andrea Bonazza 
Demetra a Palazzo Altemps, Roma, 2020