5 Luglio 2022

AndreaBonazza.info

Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Il sacro fuoco di Hestia che veglia sulla comunità

Nel percorso mitologico pre-solstiziale che stiamo affrontando in queste serate, ripercorrendo storia, gesta e caratteristiche di miti e divinità, non possiamo certamente escludere la greca Hestia o la romana Vesta. Forse prima delle dodici divinità dell’Olimpo, è senza dubbio tra le più importanti ma anche la meno appariscente. Come invisibile, segreta come i suoi antichi poteri. Rappresentata unicamente dal Fuoco sacro che illumina e scalda il destino degli uomini in un disegno ancestrale di psxe, ordine e saggezza.

“Per lungo tempo credetti stoltamente che ci fossero statue di Vesta, ma poi appresi che sotto la curva cupola non ci sono affatto statue. Un fuoco sempre vivo si cela in quel tempio e Vesta non ha nessun effige, come non ne ha neppure il fuoco”.
(Ovidio, Fasti)
Come ci spiega il poeta romano Ovidio, assai rare sono le raffigurazioni scultoree dedicate a Vesta, probabilmente perché per gli antichi Romani e Greci era lei a donare loro il focolare al centro della casa e, proprio per questo, il simbolo più stretto della Dea era il cerchio e lo stesso. Hestia era spesso associata ad Hermes, il messaggero degli Dei. Con lui proteggeva la casa e, mentre Hestia era rappresentata da un cerchio e vegliava sulla casa, il simbolo di Hermes era un cippo fallico che, come vi raccontavo precedentemente nella visita alla necropoli di Cerveteri, veniva posto all’ingresso dell’abitazione così da proteggerne gli inquilini nel vasto mondo esterno.
Anche nell’Odissea, Omero, nomina Hestia unicamente in riferimento al focolare del trono di Zeus, senza una specifica menzione alla Dea. Questo perché non era necessario raffigurare Hestia dal momento che ella si manifestava direttamente con la fiamma onnipresente, sia essa di casa, del tempio, della città o all’addiaccio. Come durante i riti sacri legati ai solstizi e agli equinozi, il focolare doveva essere sempre di forma circolare; al centro della casa, del tempio o tra le pietre di un bosco o di un monte, e grazie ad esso la Dea si manifestava consacrandone il luogo. Così Hestia entrava nell’ambiente e dal centro di questo lo purificava scaldandolo e illuminandolo unitamente alla fede degli uomini, che sia una casa o un’intera città in cui era presente un focolare comune nei bouleuteria e nei pritanei, nella sfera privata o in quella pubblica, la Dea era presente e venerata secondo la più preistorica delle credenze religiose.
“La forma circolare del focolare che è il luogo di Hestia indica che il punto centrale del mondo è il punto fermo intorno cui tutto ruota e tutto ha un senso e da cui tutto prende energia. Così Hestia e il suo fuoco, che è sempre sacro, univano tra loro le famiglie e le città-stato nelle colonie”.
(Giuliana Borghesani – Hestia/Vesta)
Figlia di Rea e di Crono, in quanto sorella primogenita di Zeus fu la prima ad essere divorata dal padre e l’ultima alla quale fu restituita la vita. Con la benedizione di Zeus, insieme alle nipoti Athena e Artemide, Hestia decide di rimanere vergine e pura rovinando così i piani di Poseidone e di Apollo che, con l’aiuto di Afrodite, la volevano in sposa. Da allora, per ricompensarla, Zeus la volle sempre seduta al centro della casa, là dove si trova il focolare. Venne così ritenuta dagli uomini la più antica e rispettabile tra le dee tanto da essere chiamata da Pindaro “la prima tra gli Dei”, come ci narrano gli Inni Omerici.
A differenza della sorella guerriera Athena e dell’intraprendente Artemide, Hestia non uscì mai di casa, proteggendo e curando la stessa pur senza mai subire imposizioni maschili.
Hestia è la Dea che mette in ordine là dove vi è il caos, la donna che completa e si completa nella vita quotidiana. Talmente completa che era totalmente estranea alle controversie, alle zizzanie e alle rivalità dell’Olimpo, divenendo lume divino per le donne sagge, come lo era lei che aveva temperato il suo carattere con l’esperienza e non si faceva coinvolgere in competizioni e futili diatribe… il miglior esempio di donna per il Mondo Antico (e non solo…), come Penelope che attende casta il ritorno di Ulisse e, dopo vent’anni, al rientro dell’eroe, esige comunque certezze.
Un giorno, dopo un banchetto divino, colto dai fumi dell’alcol Priapo tentò di violentare Hestia mentre ella dormiva ma il forte raglio di un asino la svegliò, mettendola in salvo e facendo scappare il suo assalitore. In antichità l’asino era simbolo di lussuria e il fatto che fu proprio l’animale a fermare lo scempio è esplicativo della vergogna che si stava compiendo. Il significato di questo aneddoto indica che il focolare, bene maggiore che protegge, scalda, illumina e sazia l’intera comunità, non può essere violato dall’avidità di chi, in un qualsiasi delirio, è comunque in malafede.
Andrea Bonazza