7 Maggio 2021

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Il focolare di Hestia protegge casa e famiglia nel cerchio della Patria

“Hestia regina, figlia di Crono potente,
che hai la casa in mezzo al fuoco perenne, grandissimo,
consacra tu questi santi iniziati nei riti,
rendendoli sempre fiorenti, molto felici, sereni, puri;
dimora degli Dei beati, forte sostegno dei mortali,
eterna, multiforme, desideratissima, simile all’erba;
sorridente, beata, accogli benevolmente queste offerte,
spirando prosperità e Salute dalla mano carezzevole”.
(Inno Orfici)
Rieccoci a viaggiare nel tempo attraverso la Mitologia Classica. Ieri vi raccontavo dell’importanza divina di Hestia, rappresentata dal cerchio al centro del quale si trovava il focolare della casa o dal braciere circolare che illuminava i templi sacri, perché era appunto nel fuoco che la Dea si manifestava senza troppe lusinghe in miti e poemi ma mostrando la sua potente esistenza con la fiamma che tutto scalda, illumina e protegge.
“…la Dea che essi chiamano Hestia. il Suo potere si estende sugli altari ed i focolari, e perciò tutte le preghiere e tutti i sacrifici terminano con questa Dea, perchè Ella è la guardiana della cose più interne…”
(Cicerone, De Natura Deorum)
Come un rito dettato dall’Olimpo e divenuto “olimpico”, ogni matrimonio veniva consacrato portando dalla vecchia casa una fiaccola, accesa nel focolare dalla madre della sposa, per accendere la prima fiamma nella nuova dimora al fine di consacrarne le mura. Secondo il mito delle Anfidromie poi, quando i neonati compivano cinque giorni, il padre faceva girare questi attorno al focolare come rito di benvenuto nella famiglia. Lo stesso accadeva anche per tutta la comunità, il cui fuoco sacro ed eterno si trovava al centro dell’edificio principale delle città-stato, il Pritanéo, dal quale gli abitanti dovevano trasportarne le fiamme per accendere altri fuochi negli insediamenti di nuove terre, al fine ultimo e grandioso di non perdere mai il nesso sacro con la madrepatria. In alcuni pritanei esistevano anche raffigurazioni di Hestia vestita di bianco col capo velato; al Pireo, a Olimpia, al Pritaneo di Atene ove sono affisse le leggi di Solone e a Delfi, dove la Dea è seduta sull’ombelico dell’ecumene, il mondo allora conosciuto. A lei era sempre dedicato l’olio, il vino, l’acqua: le primizie, ma non aveva sacerdoti ed erano gli ufficiali pubblici a celebrarne i riti, senza templi specificatamente a lei dedicati ma, onnipresente in questi per mezzo del fuoco, Hestia riceveva comunque parte delle preghiere e delle offerte dei devoti. Come al mistico e bellissimo Oracolo di Delfi dove la Dea era venerata insieme ad Apollo e Poseidone.
“Hestia, nelle dimore più alte di tutte le cose,
degli Dei immortali e degli uomini
che camminano sulla terra,
Tu hai ricevuto una dimora eterna e l’onore più alto:
gloriosa è la Tua parte e il Tuo diritto.
Senza di Te, infatti,
è impossibile per i mortali tenere un banchetto,
in cui uno non libi dolce vino in offerta a Hestia,
all’inizio e alla fine.
E Tu, uccisore di Argo, figlio di Zeus e di Maia,
messaggero degli Dei beati,
portatore della verga d’oro, datore di bene,
sii favorevole ed aiutaci, Tu ed Hestia,
la venerabile ed amata, cara.
Venite e dimorate in questa casa gloriosa,
insieme in amicizia;
perché Voi, ben conoscendo le nobili azioni degli uomini,
aiutate la loro sapienza e forza.
Salve, figlia di Crono, e anche a Te, Hermes,
portatore della verga dorata!
E io mi ricorderò di Voi, e di un altro canto ancora”.
(Inno Omerico 29 ad Hestia)