7 Maggio 2021

AndreaBonazza.info

Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Vestali, chi erano le sacerdotesse del Fuoco sacro di Roma?

Se precedentemente vi ho parlato di Hestia e del culto italico di Vesta, oggi parliamo invece di chi nella Roma antica incarnava virtù ed energie della Dea sacra al fuoco. Prima di divenire sacerdotesse figlie di Vesta, le Vestali venivano scelte fin da bambine tra le famiglie patrizie per poi essere portate al tempio e vestite tutte allo stesso modo, rasando loro la testa ed eliminando ogni segno che potesse essere distintivo, personale, come all’interno di un esercito dove tutti sono uguali e l’io lascia posto al noi e, in questo caso, alla purezza esteriore che riflette quella interiore, per divenire strumento divino. Soldatesse di Vesta.

La loro consacrazione avveniva tramite un rito che simboleggiava il matrimonio per rapimento con la formula pronunciata da colui che da lì in poi rappresenterà  una sorta di marito severo, il Pontefice Massimo: “Ego te amata capio” (prendo te, amata). Dopo la consacrazione le Vestali dovevano mantenere comportamento e divisa prestabiliti, con la capigliatura raccolta in sei boccoli di trecce a coronare la fronte e il capo avvolto nell’infula, la benda sacra che dalla testa pioveva sulle spalle. In totale isolamento rispetto al popolo, le rare apparizioni pubbliche delle Vestali coglievano venerazione, preghiere, doni e onori da coloro che incontravano, anche dai consoli, come fossero la diretta emanazione divina di Vesta. Il loro era un isolamento molto rigido e nel quale dovevano rimanere in completa castità per trent’anni suddivisi nel ruolo di “novizie” nei primi dieci, “addette al culto” nel secondo decennio e, in conclusione del ciclo, da anziane Virgo Vestalis Maxima, dovevano dedicare l’ultima decade al passaggio di testimone alle future novizie. Solo allora, liberandosi dal dovere assolto nel tempio, si sarebbero potute sposare.

Erano indubbiamente le donne più potenti e influenti di Roma. Circolando a bordo di carri, se incontravano le suppliche di un condannato a morte potevano decidere se graziarlo, sedevano accanto ai senatori durante i processi, alle sedute politiche e agli spettacoli, immolavano gli animali destinati al sacrificio. Da morte, le loro spoglie venivano sepolte all’interno del Pomerium, il confine sacro dell’Urbe e, come già vi dicevo nel precedente articolo, erano soprattutto Il tramite terreno con gli Dei e le custodi del Fuoco sacro di Roma. Questo però portava un importante onere perché se il fuoco si fosse spento esse subivano pesanti punizioni e una lunga cerimonia di purificazione affinché potessero riaccenderlo e tornare al proprio compito. Anche la perdita della verginità provocava tremende conseguenze fino ad essere sepolte vive in stanze sotterranee in quanto nessuno poteva ucciderle per propria mano essendo sacre, ma divenendo inutili al culto non potendo più impersonare la fiamma, dovevano spegnersi anche loro, soffocate come la brace dalla terra. Questo perché i rapporti sessuali delle Vestali profanavano direttamente la Dea Vergine, blasfemia e incestum che non doveva assolutamente compiersi. La descrizione del corteo funebre di una Vestale fatto da Plutarco descrive la condannata con gli arti immobilizzati da cinghie e sdraiata su di una lettiga funebre che avanzava nel totale silenzio della folla di una Roma in semi-lutto. Anche colui che aveva posseduto carnalmente la Vestale doveva scontare una terribile punizione, condotto nudo nel Comizio, con la testa nella forca e frustato dal Pontefice Massimo fino all’esalazione dell’ultimo respiro. Una condanna terribile per placare l’ira degli Dei con un lungo sacrificio.

Dionigi di Alicarnasso ci narra che nel 472 a.C. a Roma vi fu una grave pestilenza che uccideva le donne incinte dando alla luce feti morti. Un servo confessò allora che la Vestale Orbilia, pur avendo perso segretamente la purezza, continuò ad esercitare la propria funzione celebrando i riti sacri. Mandata a morte Orbilia e giustiziati i suoi amanti, terminò anche la pestilenza che affliggeva Roma. Sempre secondo Dionigi di Alicarnasso, ma anche secondo Livio, si tramanda che anche la guerra contro Veio e la ribellione dei Volsci fosse dovuta all’ira degli Dei in seguito alla condotta sacrilega di una Vestale, Oppia Opimia, che aveva svolto i sacri riti in maniera impura. Anche in questo caso Oppia e i suoi complici vengono puniti con la morte ristabilendo la pace con gli Dei. Nel 337 a.C. poi, ancora secondo Livio un’altra Vestale di nome Minuccia fu condannata con l’esplicita indicazione “ad portant Collinam dextra viam stratam – Scelerato campo” per aver indossato vesti non consone commettendo atti impuri. Dopo la battaglia di Canne del 216 a.C., a causa del sacrilegio compiuto dalle Vestali Opimia e Floronia che portò la prima ad essere seppellita viva e la seconda a suicidarsi, consultati i Libri Sibillini i decemviri inviano Fabio Pittore a Delfi e seppelliscono una coppia di Galli e una di Greci nel Foro Boario per placare l’ira degli Dei. Nell’età di Domiziano, 91 a.C., la Virgo Vestalis Maxima Cornelia, viene sepolta viva dopo che nei suoi confronti erano state mosse più accuse di reati peccaminosi. Ma vi furono anche episodi nei quali la Dea, manifestandosi ai Romani imponeva la salvezza delle sue Vestali, come Tuccia nel 230.

Per la sesta volta il Sole lascia l’Oceano per scalare le balze d’Olimpo, salendo in cielo con gli alati destrieri, e voi che onorate il santuario della casa di Vesta, chiunque voi siate, rendetele grazie e bruciate incenso sul focolare troiano. Agli innumerevoli titoli che Ottaviano Augusto decise di guadagnare, si è aggiunto quello di Pontefice; al fuoco eterno presiede l’eterna divinità di Augusto: qui tu vedi uniti i due garanti del nostro potere imperiale. Dei dell’antica Troia, preda degnissima di Enea che vi portava in salvo e che voi salvaste dal nemico, della stirpe di Enea è l’uomo di fede che si accosta a una divinità del suo stesso sangue: Vesta, proteggi la vita del tuo congiunto! e voi, fuochi, alimentati da quelle sante mani, bruciate bene: splendete in eterno voi due, fiamma e guida, vi prego.

Ovidio, Fasti, 6marzo: Supplicatio Vestae