7 Maggio 2021

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Il dio guerriero Enialio e la lira armata del sommo Archiloco

Torniamo nell’Antica Grecia dove, giorni fa, ci eravamo lasciati tra le fiamme di Hestia, dea custode del focolare e della saggezza divina. Continuando il nostro viaggio sopra e sotto il monte Olimpo, prima di approcciarci al prossimo importante Dio di cui intendo parlarvi, Ares, oggi affronteremo un’antica figura guerriera ad esso o in esso legata, ma misconosciuta e spesso assimilata direttamente al Dio della Guerra.

Il suo stesso nome, Enialio, significa Guerriero e il furore bellico che lo contraddistingueva ne faceva un simbolo per tutti i giovani guerrieri greci di epoca antica che, prima di lanciarsi in battaglia, ne gridavano a squarciagola il nome per invocarlo e raccogliere su di essi la forza necessaria per combattere. Proprio come Ares che più avanti ne prenderà totalmente il posto. Nell’Illiade di Omero infatti, Enialio smette gli antichi panni divini per assumere le vesti di un eroe impavido che da quel momento lo contraddistingueranno tra gli uomini. Il culto di Enialio però rimarrà adorato ancora in alcuni ambiti come per il giuramento degli Efebi, la classe più giovane dell’arruolamento di leva che di fatto trasformava il bambino in adulto.

“Io non disonorerò queste sacre armi, né lascerò l’uomo posizionato accanto a me nella linea. Io difenderò i posti sacri e quelli secolari e non consegnerò la madrepatria più piccola, ma più grande e più potente che io e gli altri possiamo, e darò ascolto a coloro che sono al potere e alle leggi emanate e che saranno emanate in futuro, e se qualcuno le abolirà non glielo permetterò per quanto è possibile a me e agli altri, e onorerò i culti ancestrali. Mi siano testimoni gli dei Aglauro, Hestia, Enio, Enialo, Ares e Athena Areia, Zeus, Tallo, Auxo, Egemone, Eracle, le frontiere della madrepatria e il suo grano, l’orzo, le viti, le olive e gli alberi di fico”.

Se questa era la formula del giuramento solenne che gli efebi, raggiunta l’età arruolabile tra i 18 e i 20 anni, recitavano nel tempio di Aglauro, ciò che maggiormente spicca riferito a Enialio, forse lo conosciamo però con Archiloco, famoso lirico-poeta-soldato greco dell’isola di Paro, vissuto nella seconda metà del 600 a.C. e autodefinitosi servo della guerra e scudiero di un Dio massacratore. Enialio.

Perennemente incazzato con il mondo, cresciuto bastardo dall’unione tra un aristocratico e una schiava, Archiloco ruppe, come un futurista dell’epoca, con i metodi classici fin’ora imposti e divenne avanguardia per nuovi canti più ruvidi che, anziché cantare le gesta di figure mitologiche, si incentravano sulle azioni e il pensiero stesso dell’autore.

Archiloco non chiese alle Muse di sostenere il suo canto, ma volle affermare il proprio talento poetico indipendentemente dalle mani della Musa e, come capitato anche a Esiodo, ricevette dalle figlie di Zeus e Mnemosyne l’ “amabile dono”; la poesia. Mnesiepes narra che, come Esiodo, anche Archiloco, un giorno, mentre andava al mercato a vendere una giovenca per ordine del padre, incontra delle donne che gli prendono la vacca lasciandogli in cambio una lira per poi dileguarsi. Fu proprio grazie a quest’oggetto che egli diventò un sommo poeta ellenico come confermato a suo padre dall’oracolo di Delfi: “Sarà immortale e famoso tra gli uomini il primo tra i tuoi figli che ti saluterà al tuo ritorno”. Secondo la tradizione, seguendo le proprie virtù guerriere Archiloco morì in battaglia ucciso da Calonda di Inasso. Per questo fatto Apollo vietò a Calonda l’ingresso al santuario di Delfi perché non doveva uccidere uno scudiero delle muse. Come spesso avviene in seguito alla morte di un eroe, la fama di Archiloco conquistò così l’immortalità venendo onorato in tutta la Grecia. Due culti eroici dedicati a lui furono innalzati a Paro e a Taso e in moltissimi ne narrarono le gesta, il genio nonconforme e il coraggio rivoluzionario che cambiò per sempre la poesia e la concezione individuale del poeta divenuto egli stesso protagonista.

Andrea Bonazza