19 Giugno 2021

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Varcando Le Porte di Roma con il romanzo storico di Iggulden

Nella mia libreria orgogliosamente voluminosa, qua e là tra gli scaffali ho libri mai letti, spesso regalati o acquistati per mera curiosità degli argomenti trattati. Tra questi, una decina di giorni fa, ne trovai uno che presi in autogrill qualche anno fa di ritorno da una trasferta. Le Porte di Roma è un romanzo storico di Conn Iggulden, scrittore inglese di successo, ex insegnante e capo del dipartimento d’inglese al St. Gregory’s Roman Catholic School a Londra.
Il romanzo narra le vicende di un giovanissimo Caio Cesare, figlio di Giulio dal quale prenderà poi il nome, ambientate nell’Antica Roma repubblicana delle guerre civili. Il lusso aristocratico e la violenza di una società popolata da schiavi, plebe e soldati, fanno da perfetta cornice storica alle faide politiche interne al Senato romano, con le legioni di Gaio Mario e di Lucio Cornelio Silla che si contendono il potere sull’Urbe e, quindi, su gran parte del mondo allora conosciuto. Un romanzo che svela le licenze fantastiose dell’autore nello snodare attorno alla figura del giovane Giulio Cesare, amicizie ed amori che diverranno importanti per la crescita del futuro imperatore. Due ragazzi allevati nella campagna romana dai rigidi insegnamenti di un idealista padre senatore, un ex legionario dalla irremovibile fede in Roma, un gladiatore imbattibile e spietato e un cuioso e simpatico mago-curatore. Personaggi inventati dall’autore che accompagnano però al meglio le crude avventure dei due giovani romani nella propria scalata guerriera, aggrappati a vite colme di insidie dettate dal Fato. Frasi, riti e parole appartenute a un epoca lontana, tra le quasi quattrocento pagine di questo libro possono insegnare ancora oggi i più alti significati della vita quando slegata dal materialismo modermo. Come nelle parole dell’ex legionario Tubruk, rivolte al giovanissimo Caio, che fanno trasparire il concetto più arcaico di un’amorpatrio oggi semi-sconosciuto: “Questa non è semplice terra; è la polvere degli uomini e delle donne che ci hanno preceduti: siamo noi. È da essa che provieni e ad essa ritornerai. Altri cammineranno sopra di te e non sapranno mai che un tempo sei esistito, che eri vivo quanto loro (…) Abbiamo bagnato di sangue questa terra in guerre ormai dimenticate e forse verseremo altro sangue in guerre ancora da venire (…) stai tenendo in mano la storia, ragazzo. La terra vede cose invisibili ai nostri occhi. Hai in mano la tua famiglia e Roma stessa. Questa terra farà crescere raccolti e ci nutrirà (…) Senza di essa non siamo niente. La terra è tutto, e per quanto lontano tu possa spingerti, questa terra sarà la sola cosa che possederai realmente. Solo questo umile fango nero che hai in mano sarà la tua patria”. 
Tra i vari capitoli, dai sogni e i giochi ispirati agli eroi, fino alle gesta guerriere compiute in prima persona nei tumulti della guerra civile o nelle campagne di occupazione in oriente, l’insegnamento che Conn Iggulden cuce sulle labbra dei protagonisti del romanzo è sempre, anche e prima di tutto un giusto elogio alle leggi di Roma e a quel Mos Maiorum che la rese grande nella storia.
“Non è stata la benevolenza degli dèi a porre tanti paesi sotto il dominio di Roma. Non è stata la debolezza delle tribù straniere a spingere i loro uomini a gettarsi sulle nostre spade. È stata la forza, più grande e profonda di qualsiasi loro abilità. Questa è la nostra prima tattica. Ancor prima di andare in battaglia, i nostri uomini possono contare su una forza e una morale incrollabili. E su una disciplina che nessun esercito al mondo potrà mai fiaccare”. 
Ma tra le pagine di questo primo travolgente romanzo di Iggulden pubblicato nel 2003, vi può essere anche un richiamo ad una condotta militante che, ai giorni nostri, forse specchio di una società ultra-individualista dimentica colpevolmente l’assetto gerarchico delle nostre comunità, talvolta messe più a rischio internamente dall’ego, dalla pigrizia e dal contestare le direttive, che non dagli innumerevoli attacchi esterni di politica, stampa e fazioni antagoniste.
“Impara in fretta la storia della tua centuria, la sua memoria e il suo orgoglio (…) Ubbidisci agli ordini senza lamentarti. Ora come ora, tu combatti da individuo, come i selvaggi delle tribù. Loro ti insegneranno a fidarti dei tuoi compagni e a combattere come un corpo unico, ma è un insegnamento che alcuni apprendono con fatica”. Infatti… purtroppo è un insegnamento che alcuni apprendono con fatica e, pochi, rischiamo di infangare o mettere in gravi difficoltà i sacrifici e la coerenza di molti.
Se ho trovato “Le Porte di Roma” un romanzo davvero entusiasmante, c’è un avvertimento però che devo lanciarvi… come dicevo, questo libro è il primo di una serie di cinque romanzi collegati e ispirati a Giulio Cesare e, se ne uscirete galvanizzati come è accaduto a me, non potrete fare a meno di proseguire la lettura alla ricerca degli altri titoli. In attesa del secondo, il Soldato di Roma, vi saluto levando il braccio al sole e augurandovi un buon anno di lotta e vittoria. Ave!
Andrea Bonazza