8 Marzo 2021

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Foibe, la strage di Vergarolla a Pola. Rai trasmette documentario ma a mezzanotte

Nella serata di ieri, domenica 7 febbraio, a Speciale Tg1 sul medesimo canale Rai è andato in onda un documentario storico sulla strage di Vergarolla, una delle pagine più sanguinose della storia d’Italia nel dopoguerra.

Il documentario “L’ultima spiaggia – Pola fra la strage di Vergarolla e l’esodo”, di Alessandro Quadretti e Domenico Guzzo, trasmesso in occasione della vigilia del 10 Febbraio – Giornata del Ricordo per i martiri delle foibe, arricchisce la ricerca storica sulla questione istriano-dalmata con diverse preziose testimonianze di coloro che all’epoca erano appena dei bambini, sopravvissuti insieme ai terribili ricordi di quel maledetto 18 agosto 1946.
Se da una parte il documentario di Speciale Tg1 sembra aver registrato un buon numero di telespettatori, d’altra parte fa riflettere e arrabbiare gli stessi sull’orario in cui è andata in onda la trasmissione: in seconda serata inoltrata, alle ore 23:30. La prima rete nazionale sembra aver perso così un’altra occasione per dimostrare, ai suoi abbonati obbligati a pagare il canone Rai, che in Italia la televisione pubblica è superpartes, obiettiva e rispettosa del sangue versato dal suo popolo. Senza ricercare più o meno colpevolmente l’audience su morti di serie A e serie B a distanza di pochi giorni. Senza declassificare stragi rosse già per troppi anni nascoste dall’oblio della sinistra politica e culturale.
La strage.
Il 18 agosto 1946, a più di un anno dal termine di una seconda guerra mondiale che nelle terre istriano-dalmate fu tremenda, la città di Pola rappresentava una sorta di isola felice italiana, anche se sotto amministrazione angloamericana, in un’Istria ormai interamente occupata dai partigiani jugoslavi del Maresciallo comunista Tito. Il cielo sereno e il clima di festa che invadeva gioiosamente la spiaggia adriatica di Vergarolla, con migliaia di bagnanti e spettatori accorsi per assistere alla patriottica Coppa Scarioni, una competizione sportiva natatoria, alle ore 14:15 fu violentemente interrotto dallo scoppio di oltre 9 tonnellate di esplosivo che sembrava essere contenuto in 28 mine che cambiarono per sempre la storia di Pola. Con un terribile boato che fece tremare la terra e una nuvola di denso fumo nero alzata in aria e visibile da svariati chilometri di distanza, le deflagrazioni delle mine provocarono 65 vittime accertate, con però un numero di resti di cadavere ben superiore a cento, 211 feriti e decine di dispersi dilaniati in minuscoli brandelli di carne ed ossa che verranno poi mangiate dai gabbiani sotto gli occhi terrorizzati dei bambini. Bambini, come purtroppo furono bambini o minorenni un terzo delle vittime di quella triste giornata.
Quello che fu un mostruoso atto di terrorismo contro l’ultimo baluardo di italianità rimasto in Istria, dalle idagini italiane e internazionali non trovò mai nessun colpevole ma, soprattutto, nessun movente ufficiale. Era però evidente, e lo è ancor di più oggi, che in quella orribile strage vi fu la chiara minaccia slava alle genti italiane di Pola affinché abbandonassero quella terra natìa che più non deveva appartenergli.
Dalle indagini portate avanti dai militari britannici si scoprì in seguito che l’esplosivo di Vergarolla non era attribuibile alle 28 mine, teoricamente disinnescate, ma era stato in realtà provocato da una ben più devastante quantità di esplosivo bellico rappresentato da 15/20 bombe antisommergibile, tre testate di siluro, quattro cariche di tritolo e cinque fumogeni.
Ancora oggi, a 75 anni da quella tragica data, diversi negazionisti di sinistra continuano ostinatamente a sostenere si sia trattata di una fatalità non riconducibile ai comunisti slavi. Ancora oggi, per censura politica o per quieto vivere “europeo”, le istituzioni italiane, la scuola e la storiografia ufficiale, preferiscono lasciare questa vergognosa pagina della storia d’Italia nel dimenticatoio o in seconda e terza serata, insieme a migliaia di racconti, prove, esuli e cadaveri infoibati.
Ancora oggi spetta ad ognuno di noi non dimenticare e mantenere vivo il ricordo senza arrendersi alle vili ingiustizie perpetrate contro il nostro popolo.
Andrea Bonazza