25 Ottobre 2021

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Ricordando i martiri delle foibe a Bolzano oltre ogni Dpcm

Qualcuno a sinistra sperava che il Dpcm avrebbe fermato la tradizionale commemorazione che ormai da vent’anni ha luogo a Bolzano in ricordo dei martiri delle foibe. Ma i riti sacri non si possono interrompere e ieri, dinnanzi alle ombre dei nostri caduti, siamo tornati ad urlare ad unisono e a squarciagola quel “Presente” che ci ricongiunge ai nostri padri, per rinnovare il giuramento di non dimenticare il sacrificio dei martiri del nostro popolo.

Ottobre 1943 – Tutte le salme estratte dalla foiba di Vines hanno i polsi fissati da filo di ferro arrugginito del diametro di mm.2 circa. L’interrogato dichiara, nella sua qualità di esperto meccanico, che il filo è sempre stato stretto – fino a spezzare il polso – con pinza o tenaglia. Molte salme erano accoppiate mediante legatura, sempre da filo di ferro, nei due avambracci. Da notare che dei due disgraziati sempre soltanto uno presenta segni di colpi di arma da fuoco, il che fa comprendere che il colpito si è trascinato dietro il compagno ancora vivo. Nella parte sud della foiba, a circa 4 metri dal bordo di essa, vi è un foro cilindrico delle dimensioni di cm 30 diam. per 10-15 di profondità. Tale particolare ha fatto pensare dapprima al piazzamento di un’arma per far fuoco sugli uccisi. In seguito, una donna partigiana di Barbana della quale l’interrogato non ricorda il nome, ha narrato trattarsi di un foro cui veniva inserita una piastra di rame di stazione radio che serviva per la trasmissione delle cronache delle uccisioni in massa. La radiotelegrafista sarebbe stata una donna di circa 25 anni, in divisa, che dava la cronaca degli avvenimenti, in fonia, usando la lingua russa. Alcune salme colpite da arma da fuoco con penetrazione dei proiettili in vari sensi e tracce di proiettili schiacciate nelle pareti delle foibe a profondità diverse (non oltre i 30 metri), fanno pensare che i partigiani slavi, appostati sugli orli della foiba, si divertissero a sparare con i mitra, dietro ai precipitati. (Documenti consultabili presso l’archivio dell’IRSM)

Bolzano, 11 febbraio – In occasione del Giorno del Ricordo per i martiri delle foibe, anche quest’anno CasaPound Italia ha ricordato a Bolzano il sacrificio di migliaia di connazionali che hanno pagato con la stessa vita l’orgoglio di essere italiani.

Nel pomeriggio di ieri, 10 febbraio, i militanti di Cpi hanno deposto un mazzo di rose in onore di Norma Cossetto, giovane studentessa istriana selvaggiamente e ripetutamente violentata prima di essere massacrata e gettata in una foiba da un branco di partigiani comunisti jugoslavi.

Dinnanzi alla stele carsica dedicata agli esuli giuliano-dalmati, sulle passeggiate di via Fiume, in serata oltre una cinquantina di persone, ben distanziate tra loro in osservanza alle misure imposte dal Dpcm provinciale, hanno commemorato i martiri delle foibe ricordandone il sacrificio con la lettura di alcune testimonianze dell’epoca. “Testimonianze reali dei superstiti e dei documenti degli Archivi di Stato che – hanno sottolineato gli organizzatori – smentiscono le falsificazioni negazioniste dei nostalgici del comunismo che in queste ore, dall’ANPI a una certa sinistra, strillano contro la memoria di una delle pagine più tragiche e buie della storia d’Italia”. I partecipanti hanno osservato un minuto di silenzio deponendo una corona di alloro ai piedi della stele.