8 Marzo 2021

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Al fianco di Cesare ne il Soldato di Roma, romanzo di Iggulden

Proprio come mi è successo con il primo romanzo di Conn Iggulden, Ie Porte di Roma, adesso che ho finito di leggere il secondo libro della saga dedicata a Cesare, Il Soldato di Roma, muoio già dalla voglia di avere tra le mani il terzo volume. Il Soldato di Roma riprende le vicende legate alla storia romana dalla fine del primo libro quando, dopo essere rimasto orfano del padre Giulio e aver sposato Cornelia Cinna, il giovanissimo Caio diventa il soldato Giulio Cesare. 

In seguito alla morte di Gaio Mario durante la guerra a Roma tra le legioni di Mario e Silla, Cesare si imbarca su una nave con l’amico guaritore Cabera per raggiungere la Grecia. Qui, sull’isola di Lesbo, il libro parte da subito con una travolgente azione di arditismo nella quale Cesare avrà modo di mettere alla prova la sua tenacia da soldato durante l’assalto romano al forte di Mitilene, conquistato dai ribelli di Mitridate. Distinguendosi per forza e coraggio, il giovane soldato riconquisterà il forte liberando il governatore romano che vi era imprigionato e che dimostrerà la propria riconoscenza donando a Cesare la corona civica.

A Roma, intanto, il dittatore Silla getterà l’intera Urbe nella paura con le temute liste di proscrizione contro i suoi nemici o presunti tali. Il nuovo capo della città, tra omicidi e sotterfugi di potere, troverà il tempo anche di molestare Cornelia, moglie di Cesare in dolce attesa, fino a quando Tubruk, il vecchio gladiatore amico di Giulio, non deciderà di mettere per sempre fine alle violenze di Silla che morirà liberando Roma dal suo giogo.
In un’altra zona del mondo antico, il fedele amico di Cesare, Marco Bruto, insieme al vecchio gladiatore Renio inizialmente affronteranno tutt’altro tipo di avventure, innescate dalle esigenze sessuali di Bruto, che lo porteranno a fuggire nudo da un marito infuriato e a percorrere distanze lunghissime con Renio fino al ritorno nella capitale.
Allontanandosi dalla Grecia a bordo dell’Accipiter, la galea romana al comando del capitano Gaditico, Giulio e i suoi compagni si imbatteranno in una dura battaglia contro i pirati di Celso e, nonostante le tecnologie belliche romane, il corvo della pesante Accipiter non basterà per vincere contro l’agilità delle imbarcazioni pirata. Gravemente ferito, Cesare dovrà affrontare mesi di prigionia insieme agli altri soldati, scoprendo di essere affetto da un male che lo perseguiterà, una forma di epilessia che costrinse la madre all’invalidità. I pirati chiesero il riscatto ma, come da fonti storiche, Giulio pretese che il suo fosse più alto in quanto valeva maggiormente. Una volta incassati i forzieri con l’oro i pirati se ne andranno velocemente lasciando i Romani sulla costa africana. Cesare prenderà ormai in maniera naturale e istintiva il controllo della situazione nonostante la viscida invidia di Svetonio, il vecchio vicino di casa nemico fin dall’adolescenza. Il nuovo “comandante” porterà i naufraghi romani di villaggio in villaggio per rimettersi in forze, forze fisiche e mentali, certo; ma anche e soprattutto forze militari con l’arruolamento di nuovi volontari tra i coloni che la Repubblica inviò in quelle terre a sud del Mediterraneo. Passo dopo passo, villaggio dopo villaggio, Cesare costituirà una piccola legione con la quale rubò una nave e, anziché rientrare in Italia come desiderano i suoi uomini, ripartirà alla caccia dei pirati di Celso per crocifiggerli tutti come aveva promesso. Giulio stanerà i pirati nel loro nascondiglio su un isola a Oriente e manterrà la promessa conquistandosi interamente la stima e la fiducia di quella che ormai diverrà la sua legione. Sulla via del ritorno però, lungo la costa greca, i soldati vittoriosi diverranno testimoni degli orrendi massacri che re Mitridate compì contro gli insediamenti romani. Giulio convincerà allora nuovamente i propri commilitoni a seguirlo controvoglia in una marcia verso nord, in cui unirà a sé centinaia di veterani e contadini, volta a reprimere la ribellione e sconfiggere una volta per tutte Mitridate. Così sarà dopo una lunga e coinvolgente battaglia, di strategia ed assalti notturni, dove i “Lupi” romani travolgeranno le milizie greche e riporteranno Cesare vittorioso finalmente a casa con i suoi nuovi uomini pronti a morire per lui.

A Roma però nel frattempo molte cose cambieranno e il fedele amico Bruto, grazie all’intercessione della madre con alcuni tra i senatori più influenti di Roma, prenderà il comando della ricostituita legione di Mario, la Primigenia. Con i nuovi uomini di Cesare, Bruto lascerà il comando all’amico d’infanzia coguidando la legione che al Campo Marzio arruolerà nuovi giovani soldati. Nel suo ritorno in patria però, Giulio non avrà tempo di godersi il meritato riposo e, eletto senatore, si troverà immerso tra contenziosi politici e prove di forza per riappropriarsi di ciò che gli era stato privato in sua assenza. Tra questi vi sarà anche la casa di Mario, occupata dal generale Antonido che Cesare trascinerà in tribunale per reclamarla con un rischioso colpo da maestro che spedirá il generale di Silla in esilio lontano da Roma. Ma la politica per Giulio riserverà sorprese assai amare e il Senatore Catone continuerà a tramare in segreto contro Pompeo, Cesare e le rispettive famiglie.
In questo secondo libro di Iggulden spunta però un’altra nuova figura importante; è Ottaviano, un bambino vivacissimo e consanguineo di Cesare, che si diletterà in piccoli furtarelli tra i vicoli romani. Ottaviano verrà salvato dalla strada grazie alla ex-schiava Alexandria, primo amore di Giulio e Bruto, ora libera e finita tra le braccia del secondo. Ottaviano crescerà con gli insegnamenti di Tubruk nella proprietà di Cesare divenuta ormai caserma della Primigenia.
Seguendo fantasticamente la cronaca reale di quegli anni avanti Cristo, nel suo romanzo Iggulden ci porterà anche tra le catene spezzate di Spartaco, il gladiatore tanto osannato anche da Karl Marx, che da Capua farà scoppiare la rivolta degli schiavi più grande e sanguinosa che la Repubblica avesse mai conosciuto. Il Senato incaricherà allora Pompeo e Crasso, affiancati dal giovane comandante Giulio Cesare e da migliaia di legionari, per intercettare gli schiavi a nord e sopprimere nel sangue una ribellione durata troppo a lungo e sempre più minacciosa. Gli schiavi di Spartaco distruggeranno infatti Mutina, oggi Modena, e arriveranno a scontrarsi con l’armata romana sull’Adriatico ad Ariminum, l’odierna Rimini. Nel corso della gigantesca battaglia, devastante per entrambe le fazioni in campo, gli uomini di Spartaco scenderanno a sud mettendo in pericolo l’Urbe orfana della difesa delle sue legioni. Alla storica Primigenia invece, sempre sotto il comando di Cesare si unirà un’altra legione romana che sul campo subirà l’onta del tradimento, riscattando il disonore con la decimazione dei suoi ranghi in un antico e crudele rito guerriero. Dalle ceneri di queste due formazioni militari nascerà così la Decima legione, destinata ad espandere e custodire la gloria di Roma.
Se il primo libro della saga Imperator di Conn Iggulden è stato emozionante, il Soldato di Roma è senza ombra di dubbio ancora più travolgente e, seppur romanzato, pieno di riferimenti e conferme storiche che rendono ancor più affascinante e incredibile la storia di Giulio Cesare. Uno degli uomini dalla levatura più grande che il mondo intero abbia mai conosciuto dall’alba dei tempi. E ora aspettiamo impazientemente di tuffarci nel terzo volume: Cesare Padrone di Roma.
Andrea Bonazza
Citazioni da il Soldato di Roma:

“Noi siamo uomini di terra, signori, anche se alla fine alcuni di noi hanno imparato ad amare il mare, come è successo a me. Per il Senato le nostre galee sono solo un mezzo di trasporto per portare i soldati a combattere in terra straniera, come è successo a Mitilene. Forse si renderanno conto che è altrettanto importante dominare i mari, ma , come ho già detto, non in questa mia generazione. L’Accipiter è lenta e un po’ pesante, come me insomma, ma ha il doppio dei miei anni.” (Prax)

Con uomini come voi, esiste qualcosa al mondo che non possiamo conquistare? Siete figli di Roma e noi vi narreremo la vostra storia di cui andrete orgogliosi.
Vi insegneremo a usare il gladio, vi illustreremo le formazioni di combattimento, le leggi, i costumi. La vita.
Poi arriveranno altri uomini e toccherà a voi addestrarli, e dimostrare cosa significa appartenere a Roma.
Adesso in marcia.” (Giulio Cesare)

Giulio si chiese quanto tempo ci mettesse il sangue romano a mescolarsi e a svanire. Le generazioni future non avrebbero saputo niente delle vite dei loro antenati. La terra avrebbe ripreso l’aspetto precedente all’arrivo dei Romani, e persino le storie raccontate attorno ai fuochi di bivacco si sarebbero affievolite fino a cadere nell’oblio. Chissà se si ricordavano dell’impero di Cartagine, quando migliaia di navi erano salpate dai porti di quella costa per esplorare il mondo…”

Giove Vittorioso, ascolta questo giuramento.
Noi offriamo la nostra forza, il nostro sangue, la nostra vita a Roma.
Non fuggiremo. Non ci piegheremo. Non temeremo la sofferenza o il dolore.
Finché c’è luce, da qui alla fine del mondo, noi saremo al fianco di Roma sotto il comando di Cesare”

Un tempo erano i soldati più spietati e disciplinati del mondo e ogni passo della lunga marcia riattizzava l’antico fuoco.
Si intuiva dalla postura e dallo sguardo che in loro si era riacceso l’entusiasmo per la guerra. Per i veterani ritirarsi dalla vita militare equivaleva a morire e si sentivano vivi solo nel cameratismo militare.”

Giulio si guardò velocemente a destra e a manca e sorrise compiaciuto quando vide che i veterani avevano serrato i ranghi, quasi senza rendersene conto. Quei vecchi combattenti avevano desiderato quell’assalto quasi quanto lui, ed erano in grado di capire il loro comandante.

Si mossero senza fretta abbassandosi e rannicchiandosi in modo che ogni scudo toccasse quello del vicino. Avevano formato un muro impenetrabile e le frecce si infransero inutilmente sugli scudi di legno laminato di ottone. Per un attimo regnò il silenzio, poi i veterani si alzarono tutti insieme, con un grido selvaggio. Gli scudi erano ricoperti di frecce, ma i Romani non avevano perso nemmeno un uomo.”

Gli uomini che avevano vissuto quell’avventura fin dall’inizio si scambiarono sguardi stupefatti quando le tre centurie dei Lupi si misero in colonna per mettersi in marcia verso Roma.

Ciro allineò le file, incredulo di vedere finalmente la città che lo aveva chiamato. Rabbrividì e scrollò le spalle. Faceva più freddo che nella piccola fattoria sulla costa africana, eppure sentì di appartenere a quella terra. I fantasmi della sua stirpe erano comparsi per accoglierlo ed erano orgogliosi di lui.

Giulio si inginocchiò a terra e baciò il suolo polveroso in lacrime, troppo commosso per parlare. Aveva perso alcuni amici e aveva subìto ferite che l’avrebbero accompagnato per il resto della sua vita, ma Silla era morto e lui era a casa.”

Le legioni levarono il campo e formarono il fronte di battaglia prima dell’alba. Non appena ci fu abbastanza luce, i cornicines suonarono le loro note lamentose e gli enormi quadrati dei legionari avanzarono…”

Lungo tutta la linea delle legioni vennero faticosamente posizionate le pesanti catapulte e gli onagri. Potevano lanciare pietre, palle di ferro e frecce del peso di tre uomini contro il nemico a grande distanza. Gli uomini addetti alle catapulte esultarono quando issarono le possenti molle di crine in posizione di lancio.”

Mentre le armate si avvicinavano, i legionari si liberarono della pelle levigata della civiltà, e solo la disciplina della legione frenò la sete crescente di sangue. Intravidero attraverso i varchi fra i ranghi, il nemico in attesa: un muro scuro di uomini venuto a sfidare la forza degli ultimi difensori di Roma…”

Siete marchiati dal sacrificio della vita di un soldato su dieci. Vi chiamerete la Decima, così non vi dimenticherete del prezzo pagato e non fuggirete mai più.

Primigenia! Il mio ultimo comando. Mettetevi in riga con i vostri fratelli. Guardate i loro volti e imparate i loro nomi. Ricordatevelo. Quando gli avversari si scontreranno con la Decima, avranno paura perché sapranno che ha pagato i debiti con il loro stesso sangue…”

Lunedì 22 febbraio alle ore10.00 vi parlerò di il Soldato di Roma di Conn Iggulden a “Libri Belli e Ribelli”, la trasmissione che conduco su www.radiobandieranera.org