8 Marzo 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Nomina Dresda, la Firenze sull’Elba, l’Hiroshima d’Europa

Prima che scoppiasse la seconda guerra mondiale, con 640.000 abitanti, Dresda era la settima città più importante della Germania, definita “la Firenze sull’Elba” per l’immenso patrimonio artistico e culturale che custodiva tra le guglie delle sue meravigliose cattedrali. Fin quasi all’alba del 1945, a parte qualche raro bombardamento alleato nell’agosto’44 che causò gravi danni per lo più a strutture industriali e militari, Dresda si salvò rispetto ad altre città tedesche che vennero pesantemente bersagliate. È il caso di Berlino, Amburgo, Colonia e molte altre località che, nel 1942-1943-1944, pagarono duramente la risposta angloamericana ai raid tedeschi della Luftwaffe su città come Rotterdam e Coventry. Ma come dicevamo, Dresda non era una città militarmente o industrialmente strategica per il conflitto e, di certo, non rappresentava un obbiettivo che poteva giustificare l’enorme e dispendioso sforzo bellico angloamericano che si abbatterà sulla città tedesca tra il 13 e il 14 febbraio del 1945. Nessun fiore per San Valentino venne lanciato quella notte e nessuna manciata di coriandoli toccò il manto rinascimentale di Dresda… Tra il 13 e il 14 febbraio, quattro attacchi aerei, con 796 Avro Lancaster e 9 De Havilland Mosquito raggiunsero la città in due ondate, colpendo Dresda durante la notte con 1.478 tonnellate di bombe esplosive e 1.182 tonnellate di bombe incendiarie. Il giorno successivo seguente il bombardamento della Royal Air Force britannica, fu il turno della Army Air Force statunitense dove i B-17 americani in quattro raid colpirono la città con 1.250 tonnellate di bombe, esplosive e incendiarie. Gli Alleati rasero così al suolo con bombardamenti a tappeto gran parte del centro storico della città, causando in poche ore una mostruosa strage di civili come mai prima era accaduto. In quella notte e nelle ore successive, nella capitale culturale germanica morirono tra 22.000 e le 40.000 persone. Donne, bambini, anziani, ma anche prigionieri e invalidi o malati di cui erano pieni gli ospedali. Un’intera area di 15 chilometri quadrati del centro storico di Dresda fu cancellata dalla’Europa portandosi con sé la distruzione di oltre 14.000 case, 72 scuole, ben 22 ospedali, 19 chiese di grande pregio, 5 teatri, 199 fabbriche, 31 magazzini, 31 alberghi, 112 edifici amministrativi, svariate altre costruzioni tra le quali  comando della Wehrmacht, e migliaiadi opere artistiche e storiche dal valore inestimabile andate perdute per sempre. Ma perché una simile catastrofe dovette essere perpetrata contro decine di migliaia di civili, tra le quali ribadisco essere morti migliaia e migliaia di bambini,? Come ho avuto modo di approfondire sul libro “Dresda, sguardi dall’apocalisse”, illustrato con le sconvolgenti fotografie di Richard Peter Senior, “dall’inizio del 1945 i comandi Alleati sapevano perfettamente che anche il più feroce raid aereo non avrebbe terrorizzato così tanto i tedeschi da farli arrendere, così non sembra molto realistico attribuire a questo motivo la pianificazione del bombardamento su Dresda. Sembra piuttosto un massacro senza senso e si profila come una premessa del terribile annientamento di Hiroshima e Nagasaki, a causa delle quali, si pensava che il Giappone avrebbe capitolato.” Sempre nel suddetto libro edito da Italia Storica edizioni, il bombardamento di Dresda in realtà avrebbe avuto ben poco o nulla a che fare con la guerra contro la Germania, ma si sarebbe trattato bensì di un messaggio per Stalin da parte degli americani a pochi chilometri dall’avanzata dell’Armata Rossa. Un messaggio che è costato decine di migliaia di vite umane e al quale seguirono gli olocausti di Hiroshima e Nagasaki per entrare, infine, nella Guerra Fredda tra Stati Uniti e URSS durata fino alla fine degli anni 80. Nel popoguerra il bombardamento di Dresda fu oggetto di un lungo e aspro dibattito, storico e politico, in cui le nuove Nazioni Unite si chiedevano se un tale massacro fosse stato così necessario. Qualcuno si azzardò anche di chiedere che il bombardamento di Dresda fosse condannato come “crimine di guerra” ma, nel 1945, ancora non esisteva nessuna convenzione internazionale che regolasse i bombardamenti per proteggere le popolazioni civile coinvolte nei conflitti. Oggi, a distanza di 76 anni da quella tremenda strage di innocenti, trovo sia giusto ricordare nel mio piccolo le decine di migliaia di vittime e, soprattutto, la vera mostruosa faccia dei loro aguzzini osannati ancor oggi come “i liberatori”. Nomina Dresda.

Rimanendo nel tema del bombardamento su Dresda, oggi, passeggiando per il centro storico bolognese, mi sono imbattuto in questo vecchio murales dell’epoca. Una testimonianza assai più forte e duratura di molti altri graffiti che lasciano il tempo che trovano a Bologna, e che ricorda i cento massicci bombardamenti degli Alleati angloamericani sul capoluogo emiliano, che causarono la distruzione di quasi mezzo tessuto cittadino con un terrificante numero di vittime che si aggira intorno ai 2.500 civili tra i quali, anche qui, centinaia e centinaia di donne e bambini.
Hasta la memoria.

Andrea Bonazza