13 Aprile 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Sul Mali Shindeli, in Albania, in onore a Niccolò Giani e al Battaglione Alpini Bolzano

Sono passati ormai cinque anni da quel marzo del 2016 in cui, con una spedizione militante di CasaPound Italia, Fons Perennis, il gruppo escursionistico montano La Muvra e capitanata dai camerati viterbesi, abbiamo fatto una delle ascese in vetta più importanti nella storia dell’intera area nonconforme italiana. Ricordo che, da poco in libertà, alla notizia che per andare in Albania non servisse il passaporto mi rese felicissimo di preparare “armi” e bagagli per questa ennesima partenza. Atterrati all’aeroporto di Tirana e iniziando il nostro viaggio verso il sud con un furgone che ricordava le gite scolastiche, non certo per l’età dei passeggeri ma per lo spirito eternamente diciassettenne che animava il mezzo, abbiamo avuto modo di scoprire un’Albania diversa da quella che occupa la cronaca nera dei notiziari italiani. Nella parte meridionale del paese balcanico abbiamo conosciuto infatti persone genuine e ospitali, grandi lavoratori e anziani contenti di poter parlare con forestieri italiani. L’Italia, loro, la spiavano clandestinamente nelle radio fuorilegge per fuggire dall’unico canale ufficiale albanese, ovvero quello del partito comunista.

Proprio il comunismo fu argomento di lunghe discussioni con la nostra guida; una donna molto in gamba che passò l’intera adolescenza a cucire divise militari nei campi di concentramento rossi insieme alla sua famiglia, rea di aver parlato(!) contro il regime di Hoxha. Quando ci portò a visitare quei campi che la videro crescere prigioniera, scoprimmo con estremo stupore le vecchie scritte murales firmate “Mussolini” che campeggiavano sulle rovine di quelle che, nella Seconda Guerra Mondiale, furono le caserme dell’Esercito Italiano: “Chi dice Fanteria, dice popolo nella più lata e profonda espressione della parola. Chi dice Fanteria dice eroismo di popolo, dai primi evi della storia ad oggi. Chi dice Fanteria dice elemento decisivo delle battaglie e della guerra. Oggi come ieri, domani come oggi e sempre”. Eravamo a Përmet e a Tepelenë, luoghi che ai più non diranno pressoché nulla ma che nel mio intimo inondavano di orgoglio il mio stesso dna. Sì, perché tra le ombre di quelle vecchie mura, passò anche mio nonno materno, Alberto Pesavento, prima dell’armistizio dell’8 settembre 1943, data infausta che vide centinaia di migliaia di soldati italiani fatti prigionieri dagli ex-alleati tedeschi senza nemmeno sapere perché. Ma il perché lo conoscevano benissimo i Savoia, Badoglio, i congiuranti contro il Duce e gli ammiragli e i generali che stringevano segretamente la resa col nemico tradendo l’alleato di Berlino e l’Italia stessa. Mio nonno fu uno dei migliaia che venne caricato sui treni per essere portato, nel suo caso, a Dachau, campo di prigionia in Baviera, e lì stette fino alla fine del conflitto.

Ripercorrendo la storia dei nostri nonni in quelle terre al confine con la Grecia, non poteva certo mancare la visita al ponte di Dragoti che attraversa il fiume Klisura e permetteva il passaggio di rifornimenti alle truppe italiane. Ma la destinazione ultima di queste giornate però, era la spartana salita sulla punta nord del Monte Maliscindeli dove, il 14 marzo 1941 al grido di “Avanti Bolzano, viva l’Italia!” cadde in combattimento la Medaglia d’Oro al Valor Militare, padre delle Scuola di Mistica Fascista, Niccolò Giani. Compiendo un dislivello di oltre mille metri, facendoci largo tra rocce e vegetazione priva di sentieri, marciando sotto pioggia e neve, per tutta la salita continuavamo a trovare ogni genere di armi e reperti bellici arrugginiti. Una volta giunti in vetta, nonostante le dita di neve che ricoprivano il terreno roccioso, iniziava ad esserci chiaro il campo di battaglia rimasto lassù pietrificato in eterno, con bossoli e caricatori di entrambe gli eserciti sparsi in tutta la zona. Una volta orientata la bussola del buon Michelone, abbiamo proseguito la nostra marcia lungo la cresta rocciosa verso la Punta Nord del Mali Schindeli, laddove vi fu lo scontro più cruento che consegnò Giani e il suo Battaglione Alpini Bolzano all’immortalità guerriera. Non più riparati dai monti circostanti, ora molto più bassi, in cresta siamo rimasti costantemente esposti a una bufera di neve che mi ha fatto cascare il cappello alpino, in quel luogo quanto mai sacro. Come da tradizione maturata al Battaglione Morbegno del 5°Reggimento Alpini, Reggimento che ancor oggi nella caserma Menini De Caroli di Vipiteno ha una palazzina intitolata a Niccolò Giani, rimettendomi il cappello in testa e, affondando le mani nella neve, ho iniziato a fare tante flessioni quanto il numero della mia vecchia compagnia. La Quarantasettesima! L’Audace.

Giunti infine sul sito dell’ultimo e più importante scontro che vide cadere Giani e i suoi uomini sotto i proiettili greci, direttamente sulla Punta Nord, abbiamo spieghiato le bandiere al vento leggendo i passaggi più caratteristici di Giani per la Scuola di Mistica Fascista, perforando la dura roccia per installare a imperitura memoria la targa e, infine, con solenne raccoglimento nel potente fischio del vento, abbiamo celebrato il rito del presente in onore al Tenente italiano che, in un ultimo slancio, lanciò la carica contro il nemico per la gloria d’Italia, scolpendo il miglior epitaffio di una vita dedicata alla Patria.

Andrea Bonazza

«Volontariamente, come aveva fatto altre volte, assumeva il comando di una forte pattuglia ardita, alla quale era stato affidato il compimento di una rischiosa impresa. Affrontato da forze superiori, con grande ardimento le assaltava a bombe a mano, facendo prigioniero un ufficiale. Accerchiato, disponeva con calma e superba decisione gli uomini alla resistenza. Rimasto privo di munizioni, si lanciava alla testa dei pochi superstiti, alla baionetta, per svincolarsi. Mentre in piedi lanciava l’ultima bomba a mano ed incitava gli arditi col suo eroico esempio, al grido di: «Avanti Bolzano! Viva l’Italia», veniva mortalmente ferito. Magnifico esempio di dedizione al dovere, di altissimo valore e di amor di Patria. Punta Nord – Mali Scindeli (Fronte greco), 14 marzo 1941.