14 Aprile 2021

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Tra le antiche torri del parco naturale della Maremma con la Muvra

Una bella escursione era proprio quello che ci voleva per fuggire dai castranti Dpcm del governo Draghi e festeggiare questo equinozio di primavera 2021 immersi nella natura. La zona scelta oggi dai ragazzi grossetani del gruppo escursionistico montano La Muvra è lo straordinario parco naturale della Maremma. Il parco si estende per 9800 ettari tra Principina a Mare, nel comune di Grosseto, fino a Talamone nel comune di Orbetello.

Alberese 
L’escursione di oggi inizia dal borgo di Alberese, piccolo paesino costruito negli anni Trenta dall’Opera Nazionale Combattenti, che, insieme alla bellissima chiesa parrocchiale neoromanica di Santa Maria, opera dell’ingegnere Enzo Fedi del 1936, conserva ancora l’ordinata armonia architettonica propria dell’urbanistica fascista. Dopo un breve raccoglimento al monumento ai caduti della Prima Guerra Mondiale, scopriamo la storia moderna del territorio grazie al monumento dedicato all’opera di bonifica che su due targhe bronzee riporta: “a tutti coloro che hanno saputo trasformare questa terra da palude a giardino, affrancata oggi la proprietà contadina, si erige questa stele” – “zolla a zolla la terra fu strappata ad un ambiente ostile dandosi inizio ad un grande processo di trasformazione dell’agricoltura e promuovendosi la crescita umana dei lavoratori agricoli che qui si sono impegnati vincendo la loro battaglia di civilizzazione di un intero territorio”.
Abbazia di San Rabano
Lasciandoci alle spalle i monumenti di Alberese, prendiamo il sentiero costeggiato da vecchi muri a secco dibattendo sulla forza d’animo dei nostri nonni in un’epoca che sembra ormai lontanissima. Anni che chi ci ha preceduto ha passato tra il fango di due guerre mondiali e la costruzione di una nazione sulle paludi, attraverso grandi opere capaci di unire e restituire dignità ad un intero popolo. Immersi nei discorsi generazionali tra scuola, lavoro e militanza, in alcuni minuti ci ritroviamo inghiottiti nel bosco che inizia a salire tra i Monti dell’Uccellina che ci riparano dal forte vento mattutino. Dopo un’oretta di camminata e un dislivello di circa 300 metri, giunti in una sella tra Poggio Uccellina (347 m.s.l.m) e Poggio Lecci (417 m.s.l.m.), nella fitta boscaglia si erge davanti a noi la spettacolare Abbazia di San Rabano con le sue due imponenti torri che sovrastano il bosco. La prima, alla nostra destra, è la torre campanaria più antica che, a occhio, sarà alta oltre una trentina di metri e spicca, con le sue bifore e monofore ad archi a tutto sesto, dalle mura meglio conservate dell’abbazia. La seconda torre invece, a sinistra, altrettanto alta ma più isolata e spoglia di elementi decorativi rispetto all’antica abbazia, è la torre trecentesca detta dell’Uccellina, edificata dai Crociati in funzione di difesa di questo luogo e di sorveglianza per il sottostante tratto costiero. Ad accoglierci all’entrata dell’abbazia, incise sul marmo dell’architrave del portale d’ingresso, troviamo tre inconfondibili croci templari la cui storia è strettamente legata a queste mura, passate dai monaci benedettini, primi artefici e custodi nell’XI secolo, ai Cavalieri Crociati di Gerusalemme che qui fortificarono il loro insediamento dal 1307, al definitivo abbandono del complesso nel 1500. Catturati dal salto nel passato all’interno delle mura, approfittiamo di una prima pausa per visitare queste rovine medievali curiosandone la storia attraverso la bellezza archeologica e architettonica che offre grandi spunti di riflessione sulla vita condotta qui da questi Cavalieri difensori dell’Occidente.
 
Antiche rovine nel bosco
Rimettendo gli zaini in spalla, torniamo ad avventurarci nel sentiero che prosegue nel bosco. A un certo punto del cammino però, il buon occhio di Federico, il più giovane della compagnia, richiama la nostra attenzione su un cumulo di rovine lontane dal sentiero. Semi-nascoste dalla folta vegetazione circostante, non troviamo nessun tipo di indicazione o mappatura di questo misterioso sito che, nei pochi resti di materiali simili alle rovine appena visitate, sembra ricordare un’ennesima costruzione, militare o religiosa, di periodo medievale.
Oliveto del Parco della Maremma 
Disquisendo sulle sorprese inattese che animano le escursioni toscane e godendo degli squarci sul litorale offerti dalle finestre naturali tra i rami degli alberi, in una mezz’ora gli scarponcini abbandonano i sali e scendi dello stretto sentiero per rilassarsi sul manto erboso del bellissimo oliveto del Parco Naturale della Maremma. Qui la cooperativa agricola “Frantoio del Parco” produce il suo eccellente olio extravergine di oliva bio e igp toscano. Puntando la seconda torre in lontananza, cullati dal cinguettio degli uccellini che annunciano la primavera, passeggiamo sereni tra centinaia di grandi ulivi secolari, scaldati dal sole e rinfrescati a intermittenza dalle ombre delle vecchie piante i cui rami e le foglie vengono agitate dalle folate di vento.
Torre di Collelungo 
Usciti da quest’oasi di pace tra gli olivi, riprendiamo il sentiero che sale per una decina di minuti fino al promontorio della nostra prossima meta. Esposti alle forti raffiche di vento che sembra non darci tregua, ci troviamo ai piedi della maestosa Torre di Collelungo che, dall’omonimo promontorio, domina e sorveglia interamente il golfo sottostante. Anche questa costruzione rinascimentale edificata dalla Repubblica di Siena era infatti una torre di avvistamento per contrastare, unitariamente alle altre torri sparse lungo tutta la costa toscana, le continue irruzioni dei Saraceni. In seguito a una prima distruzione, nella seconda metà del 500 la torre venne ricostruita e alzata ulteriormente affinché potesse dare alle sentinelle più ampia visuale e, al contempo, i suoi fuochi di allarme potessero essere visti meglio dalle altre torri di avvistamento.
Spiaggia di Collelungo 
Quando la fame chiama però, a mezzogiorno oramai inoltrato quando il sole raggiunge lo zenit, è giunto il momento di seguire la “brillante” idea dell’entusiasta Matteo per rifocillarsi con un pasto veloce in riva al mare.  Scendendo frettolosamente il sentiero spinti dal brontolio di stomaco, in pochissimo tempo il terreno muta radicalmente facendo affondare i nostri piedi in una sabbia finissima che ci invita nella Spiaggia di Collelungo. Senza ombra di dubbio una delle spiagge più belle e incontaminate che abbia mai visto! Svariati chilometri di dune e distese di sabbia bianca macchiati qua e là solo da tronchi arborei schiariti dalla salsedine e sposati magicamente con il meraviglioso paesaggio circostante. Il suono delle calme onde che si infrangono sulla riva ci lascia senza fiato cullando la vastità dell’orizzonte marittimo interrotto solo dall’Isola di Montecristo, perfettamente visibile davanti a noi in lontananza, e dalla più estesa Elba. Anche se purtroppo a noi non è successo, spesso su questa spiaggia è possibile vedere animali selvatici a godersi il sole in completa libertà, come se la presenza bruta dell’uomo fosse talmente remota da non causare alcun pericolo per gli abitanti a quattro zampe del parco naturale. La pace di questo luogo incantato però non sembra durare e, tra un morso di schiaccia e una sorsata di borraccia, il vento qui molto più potente porta ai nostri denti granelli di sabbia difficili da digerire più dei cinghiali locali. Terminata la breve pausa pranzo il buon Fabrizio, la nostra guida de La Muvra, già di casa in queste zone, ci richiama in un nuovo sentiero verso l’ultima meta di questa escursione.
Torre di Castel Marino
La via percorsa adesso, seppur un po’ più lunga di quella indicata dalle mappe escursionistiche, ci offre da subito un corridoio immerso nell’alta e fitta pineta attraversata da un torrente. Con il naso all’insù, per l’intera durata di questo percorso riusciamo a scorgere il contesto roccioso della collina che, alla nostra destra, sormonta la pineta facendoci finalmente individuare, alta sopra le nostre teste, la Torre di Castel Marino. Passando in linea d’aria la torre per un paio di chilometri, finalmente alla nostra destra troviamo il piccolo passaggio che, iniziando a inerpicare sulle bianche rocce del colle, ci porterà all’ultima tappa di questa prima domenica di primavera. Il contesto naturale nel quale saliamo con un discreto dislivello in poco tempo, è anche qui un continuo cambiamento di terreno e vegetazione, con piccoli fiori appena sbocciati di accesi colori che rompono la monotonia di rami e foglie secche rimasugli dell’inverno appena passato. Dalle rocce levigate e scavate dai corsi d’acqua la cui fanghiglia, di rado, occupa il sentiero, le suole degli scarponi si ammortizzano poi su un fertile terriccio di rosso porpora fiancheggiato da arbusti e felci illuminati dal sole fino a una radura con un piccolo stagno, cisterna naturale per placare la sete delle specie animali custodi del parco. A causa dell’impegnativa salita, il caldo necessita adesso di ripiegare la giaccavento nello zaino e rimboccarsi le maniche per l’ultimo tratto dell’ascesa alla torre. Arrivati sulla sommità di questo luogo incantato, il nostro stupore è diviso tra la costruzione medievale e un panorama mozzafiato che si tuffa nel Mar Tirreno dall’Argentario all’Isola del Giglio, arrivando fino all’Elba e alla torre “fenicia” della piccola Isola di Troia. Da questo sperone di roccia sul quale ci fermiamo a riprendere fiato, è possibile godere, a 360°, del contesto paesaggistico in cui siamo ora l’ombelico. Torre di Castel Marino sembra essere stata incagliata magicamente nella roccia del suo stesso colore, come fosse tutt’uno con la geologia di questo promontorio. In difesa della costiera maremmana dalle invasioni saracene, anch’essa venne costruita in epoca medievale dagli Aldobrandeschi della Repubblica di Siena e, successivamente, dal 1500 lasciò progressivamente il testimone alla più funzionale Torre di Collelungo visitata poc’anzi.
Se il forte vento ci ha accompagnato per tutta la giornata, contemplando il paesaggio dall’alto di questo promontorio, con il suo soffio il dio Eolo sembra ora salutarci augurando al gruppo un buon inizio di stagione.
Sulla via del ritorno, concludendo questi 26km nel Parco Naturale della Maremma, dopo aver finalmente avvistato un cerbiatto e un daino che saltellavano liberamente incuranti dei Dpcm, e dopo essere stati fermati da un mezzo della polizia municipale che ci ha intimato di indossare la mascherina-museruola, chiudiamo questo bellissimo giro interrogandoci sulle incertezze e le contraddizioni di un virus che ha generato una psicosi tale da riuscire a limitare anche le più sane libertà, individuali e comunitarie.
Andrea Bonazza