14 Aprile 2021

AndreaBonazza.info

Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Ricordando l’eroe sardo Ignazio Salaris nella sua Bortigali

Girovagando per l’entroterra sardo in questa latitanza dall’ennesimo lockdown, sono capitato in un piccolo paesino di 1300 abitanti del nuorese, a 500 m.s.l.m. e circondato da antichissime rovine di maestosi nuraghe che dominano la zona. Con l’immancabile accoglienza sarda del buon Giancarlo, abbiamo rinfrescato il calore mattutino con un paio di birre Ichnusa e cori tradizionali locali diffusi dall’impianto audio comunale. Cori che, anche se in un dialetto, o meglio, una lingua molto distante dalle mie zone, mi hanno ricordati i bellissimi cori alpini sempre più rari in un epoca che stupra musica e tradizioni. Ma qui, a Bortigali, in particolare è un monumento ad attirare la mia attenzione. Un monumento come tantissimi ne furono costruiti tra il 1918 e la seconda guerra mondiale per celebrare la vittoria italiana nella Grande Guerra e il sacrificio dei nostri caduti, ma, quel fante scolpito nel marmo con lo sguardo rivolto al cielo mentre regge la bandiera, in questo caso porta il glorioso nome di Ignazio Salaris.

Ignazio Salaris era un patriota sardo di umili origini, nato a Bortigali nel 1892 e caduto sul Monte Sief nella primavera del 1916. Dopo aver conseguito il diploma all’isituto magistrale di Nuoro nel 1912, si arruolò volontario nel Regio Esercito dove, nel 1914, ottenne i gradi di sottotenente di complemento nel 45° Reggimento fanteria. Con l’avvicinarsi dell’entrata in guerra italiana, molti fanti del 45° entrarono nei ranghi della neo-costituita Brigata Sassari. Inviato con i suoi uomini sulle Dolomiti bellunesi, venne ferito alla spalla destra sul Monte Lagazuoi proprio l’indomani della sua promozione a tenente. Nonostante fosse ferito, Salaris portò comunque a termine la missione conquistando la M.A.V.M.

Medaglia d’Argento al Valor Militare

«Guidò con mirabile slancio, energia e perizia il suo plotone fin sotto i reticolati avversari. Ferito alla spalla destra, dopo essersi fasciato alla meglio, continuò a combattere incitando i suoi dipendenti a perseverare nella lotta ed a procedere alla distruzione dei reticolati stessi. Lasciò il comando del plotone soltanto quando venne l’ordine di ritirarsi.»
Piccolo Lagazuoi, 22 ottobre 1915

Rientrato sul fronte alpino dopo una breve licenza in Sardegna, nella sua Bortigali, Ignazio Salaris prese il comando di un reparto di arditi del 45° Reggimento per un’azione eroica contro le truppe austroungariche sul Monte Sief. Nel corso dell’assalto, benché rimase ferito gravemente, il tenente sardo tornò alla carica per incitare i suoi camerati e conquistare la posizione assegnata. Purtroppo però, questo grande eroe italiano dimenticato dalla Patria per la quale ha donato la vita, è stato fermato e ucciso da una granata entrando nell’albo d’oro della storia.

Medaglia d’Oro al Valor Militare alla Memoria

«Costante fulgido esempio di esemplare coraggio, di calma e di prudenza, in un combattimento per la conquista di una forte postazione nemica, gli fu affidato il comando di un reparto scelto incaricato di una difficile e pericolosa missione. Ferito una prima volta, continuò a combattere; ferito nuovamente, non appena medicato, volle ritornare al comando del suo reparto, e mentre arditamente rincuorava i suoi all’esecuzione dell’arduo compito, colpito da scheggia di granata, perse eroicamente la vita.»
Monte Sief, 21 maggio 1916

Distante dalla sua amata Sardegna, la tomba di Ignazio Salaris si trova al cimitero militare del Pian de Salesei, tra i miei monti, tra la provincia di Belluno e l’Alto Adige, laddove solo pochi mesi fa mi trovavo con la Muvra a commemorare i caduti. Oggi invece sono qui, nella sua terra natia, tra le stradine e le rocce di questo paesino che l’ha visto crescere oltre cent’anni fa. In questa Sardegna rude e bellissima che ha donato all’Italia una stirpe di eroi di cui essere più che orgogliosi.

Andrea Bonazza