14 Aprile 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

A difesa dei confini marittimi tra la Sardegna e l’Algeria

Chi lo dice che il mare può essere zona franca solo per immigrati e Ong?! In mare, nel nostro bellissimo Mediterraneo, oltre ai nuovi schiavi e schiavisti, ci sono ogni giorno migliaia di pescatori e lavoratori italiani ormai stufi di questa immigrazione sempre più ‘invadente’. E sono proprio loro, i pescatori sardi di Porto Sant’Antioco, con i quali abbiamo a lungo parlato per comprendere il problema degli sbarchi in Sardegna, che ci hanno spiegato incazzature e problematiche legate a questo fenomeno sempre più allarmante. Nessuna guerra o terribile crisi alle spalle degli immigrati che approdano sull’antica isola nuragica, ma bensì una terra, l’Algeria, che è una repubblica democratica facente parte dell’ONU dal 1962 e che, dagli anni ’90, gode di una continua crescita economica dovuta soprattutto a petrolio, agricoltura e turismo. Ma perché allora gli algerini lasciano le ricchezze della loro terra per sbarcare in un’Italia colma di crisi e problemi politici e sociali? La risposta è sempre la stessa: laddove delinquenza e criminalità sono punite con leggi severissime, è meglio cercare il paese dei balocchi in una nazione, quella italiana, che offre una moltitudine di sbocchi “lavorativi” nella criminalità con l’immancabile sostegno di associazioni caritatevoli sinistroidi o ecclesiastiche. E allora quando le autorità, dopo il millemillesimo reato, sbattono la porta in faccia agli immigrati con un decreto d’espulsione, questi rientrano dalla finestra sul mare aiutati da Ong, sindacati e associazioni che quotidianamente lucrano sugli sbarchi. Per questi motivi, insieme ai coraggiosi militanti di CasaPound Sardegna, abbiamo deciso di levare l’ancora dalla terra ferma e prendere il largo verso i confini marittimi tra Italia e Algeria. Beffando per l’ennesima volta gli assurdi lockdown governativi, a bordo di alcune imbarcazioni abbiamo navigato per diverse miglia nautiche nella tratta che negli ultimi anni interessa l’immigrazione in Sardegna.

Se in questa prima giornata in mare non abbiamo incontrato nessuna imbarcazione straniera o Ong lungo la tratta, non è detto che un domani, continuando a pattugliare i nostri confini marittimi, la nostra ciurma non riesca a scovare chi si introduce clandestinamente nel nostro territorio e, soprattutto, chi li aiuta arricchendosi nel business immigrazionista.

Andrea Bonazza 

CasaPound prende il largo in difesa dei confini tra la Sardegna e l’Algeria 
Sant’Antioco, 4 aprile – Con l’arrivo del caldo e la ripresa degli sbarchi, i militanti di CasaPound Italia sono usciti in mare aperto con alcune imbarcazioni per monitorare la tratta migratoria che è tornata a interessare la Sardegna. Navigando tra la costa del Sulcis in direzione dell’Algeria, le barche di CasaPound esponevano uno striscione recante la scritta “Defend Borders”, accompagnato da bandiere tricolori e della Sardegna.
“Con questa azione  – ha tuonato al megafono Cpi in italiano e in francese – vogliamo ribadire la sacralità dei nostri confini marittimi. Non possiamo accogliere migliaia di persone che arrivano e creano problemi sanitari e di criminalità, come testimoniano le numerose risse ed evasioni al centro d’accoglienza di Monastir, in un periodo in cui gli italiani e i sardi vivono nell’insicurezza più totale sul loro futuro e in cui sono costretti a chiudere le proprie attività”.
“Riteniamo un dovere continuare a ribadire, come abbiamo fatto in passato nel corso di numerose azioni in questa zona – prosegue la nota – che i confini marittimi non devono essere dimenticati, come invece spesso accade tra continui arrivi illegali e tentativi di cessione di porzioni di mare a potenze straniere (Algeria, Francia), nel totale silenzio delle altre forze politiche”.
CasaPound avverte inoltre che le azioni di protesta e di monitoraggio dei confini nazionali, marittimi e di terra, continueranno a prescindere dai ciechi lockdown del governo.