7 Maggio 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Dal ponte romano di Sulci all’isola sarda di Sant’Antioco

Nella mia fuga sarda da questo lockdown di primavera, nel corso dei pattugliamenti anti-sbarchi con CasaPound tra la costa del Sulcis e i confini marittimi con l’Algeria, ho avuto modo di scoprire in parte le bellezze offerte dall’antichissima Sulci, oggi Sant’Antioco, che eredita il nome da un martire cristiano della Mauritania esiliato dai romani nelle miniere di piombo del Sulcis nel 127 d.C.. Nonostante sia una località che offre le più svariate e incredibili risorse storiche, dai menhir Su Para e Sa Mongia, ai resti della civiltà punica, romana e medievale, passando per i nuraghe e le Tombe dei Giganti di Su Niu ‘e su Crobu; purtroppo i Dpcm del nuovo autoproclamato governo Draghi non mi hanno permesso né la visita ai musei, né uno studio più approfondito della moltitudine di aspetti culturali di questa piccola località con poco più di 11mila abitanti, numero, questo, che combacia anche con le fonti storiche di epoca romana.

Sulci Romana

Per accedere all’isola di Sant’Antioco, quarta più grande d’Italia e collegata al resto della Sardegna da un lembo di terra paludosa che ne attraversa la laguna naturale, si costeggia un lungo e antico ponte romano con diverse bellissime volte in arenaria. Il “Pontimannu”, lo fa intendere lo stesso nome, era il ponte magno, ovvero il più grande di una serie che purtroppo è andata perduta e, dal 238 a.C., collegavano l’antica Sulci, che fu una delle più importanti e fiorenti città della Sardegna romana, alle piccole isole che la circondavano. Da quando quest’isola venne strappata ai cartaginesi, i nostri antenati quindi, compreso Caio Giulio Cesare che in queste zone venne a combattere i pompeiani, per approdare a Sulci percorrendo la strada romana Karalibus Sulcos, caput viae, edificarono questa preziosa opera di ingegneria che, tramite diversi restauri di epoca medievale e moderna, è giunto quale monumento fino a noi.
«Dopo la vittoria e dopo il suicidio di Catone, partito da Utica (Cesare) giunse il 15 giugno 46 a.C. a Karales [Caralis], dove si vendicò punendo i pompeiani della città di Sulci, che avevano sostenuto con rifornimenti di ferro non lavorato e di armi la causa di Pompeo e del Senato. La città vide la decima portata ad un ottavo, i beni di alcuni notabili locali furono messi all’asta e fu imposta una multa di 10 milioni di sesterzi»
Attilio Mastino, la Sardegna romana 
Isola della Vacca 
Come oggi Sant’Antioco per l’immigrazione algerina, l’antica “Insula Plumbea” Sant’Antioco, era una città fondamentale nella geopolitica dell’antichità ed ebbe un ruolo importante nel corso delle Guerre Puniche per la sua naturale proiezione verso le coste africane. Nella tratta di mare in cui abbiamo costantemente navigato con i militanti sardi di Cpi, a diverse miglia nautiche dalla costa, vi sono due meravigliose isole selvagge e protette: le isole della Vacca e del Toro. Secondo gli storici fu qui che, nel 258 a.C., si combatté la Battaglia navale di Sulci che portò in trionfo la flotta romana del console Gaio Sulpicio Patercolo contro i sardo-punici di Annibale Giscone. Oltre alle guerre puniche, l’isola della Vacca, in particolare, è stata soggetta più volte a incendi e cannonate di esercitazioni militari che ne hanno in parte modificato la fisionomia, danneggiando anche la sua antica torre aragonese di avvistamento e parte della bellissima scalinata di accesso sull’isola dalla scogliera. Ad oggi è abitata prevalentemente da ratti e uccelli che qui vengono a riprodursi e covare lontano dall’uomo, ma, come previsto nelle leggi naturali più spietate, molti piccoli di questi ultimi una volta schiuse le uova muovono i loro primi passi verso il precipizio dell’alta scogliera trovando la morte.
 
Lo stagno delle Saline
Tornando sull’isola di Sant’Antioco, inoltrandoci nelle calme acque della laguna riparata dalla spiaggia, abbiamo ammirato le grandi saline il cui stagno rappresenta l’habitat ideale per gli uccelli mediterranei. Intere colonie di cormorani, avocetta, aironi cenerini, folaga, garzetta e cavaliere d’Italia, qui trovano tranquillità e abbondanza di cibo costituito prevalentemente da piccoli pesci, molluschi e conchiglie i cui gusci sono sparsi in tutta la zona. Ma, a seconda delle stagioni migratorie, tra queste specie di volatili ce n’è una che non può non attirare la nostra attenzione. Come nelle saline di Cagliari, centinaia di stupendi fenicotteri rosa qui sostano incuranti dei pescatori, e degli obbiettivi dei curiosi come il sottoscritto, perennemente affascinato di come la natura riesca a svolgere regolarmente le sue funzioni oltre ogni virus, inquinamento e cattiveria umana.
I murales dell’antico lavatoio 
Nei pressi del porto, approfittando di una pausa dalla militanza “Defend Border”, bevendo la mitica Ichnusa colgo l’occasione per fotografare l’antico lavatoio comunale attirato da alcuni interessanti graffiti. I murales che fiancheggiano le vasche di acqua dolce, nelle quali fino a qualche decennio fa le donne del paese lavavano i tessuti, rappresentano proprio l’antico rito raffigurante le signore sarde, rigorosamente in nero, intente a pulire indumenti e lenzuola mentre gli uomini pescavano in mare aperto. Semplici ma bellissime pitture per spiegare i mestieri tradizionali alle nuove generazioni, proprio davanti a ciò che, oggi divenuto fioriere, in passato rappresentava un importante luogo di incontro per la comunità femminile. Speriamo solo che i giovani ne apprezzino bellezza e insegnamenti, e la schizofrenia femminista contemporanea non metta becco anche qui con la sua censura iconoclasta…
Porto Sant’Antioco 
Come vi dicevo poc’anzi, sia in epoca punica che in quella romana ma nel corso di tutta la storia fino ad oggi, Sant’Antioco rappresenta da sempre un punto strategico e d’approdo nel Mediterraneo tra Italia, Spagna, Algeria e Tunisia. Proprio per questo l’isola di Sulci godeva fin dall’antichità di un porto che potesse ospitare imbarcazioni e strutture militari, e permettere il commercio via mare, arricchendone lo sviluppo con le preziose risorse minerarie della zona. Oggi, fatta eccezione per la pesca e per le Forze Armate, con decine di casematte in cementoarmato della seconda guerra mondiale sparse lungo tutta la costa meridionale, il porto di Sant’Antioco rimane per lo più turistico a causa della grande crisi del settore minerario che ha conseguentemente depresso l’intera provincia del Sulcis.
Passeggiando per la banchina del porto mi sono imbattuto in affascinanti relitti di imbarcazioni ripescate dai fondali. Logorate dagli agenti marini e invase da conchiglie e alghe, parlando con i pescatori sardi scopro che alcune di queste sono state affondate dai maremoti, altre dalle alluvioni, come quella per cui sbarcai in Sardegna nel 2013 con la Protezione Civile, e altre, invece, abbandonate sulla costa dai clandestini dopo essere sbarcati illegalmente in Italia. Inutile spiegarvi che, come riportatomi dai pescatori stessi, negli ultimi anni l’accentuarsi del fenomeno migratorio sta causando moltissimi problemi alla popolazione locale, ormai esasperata da episodi di criminalità e prepotenze varie. Ma i sardi, si sa, non sono certo gente che accetta a capo chino l’arroganza dei mori. “Come la nostra bandiera, ragazzo! Come la nostra bandiera”.
Andrea Bonazza
foto: Bonazza, marzo 2021