7 Maggio 2021

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21 aprile 753 a.C., Rea Silvia madre di Roma

Oggi è il 21 aprile, data sacra per questa nostra Italia maltrattata e spogliata delle sue più antiche tradizioni ormai ridotte a mero folclore. 2774 anni fa, nel 753 a.C., per volere divino Romolo fondò Roma nel sangue del fratello Remo, tracciando il primo solco che segnerà il sorgere di quella città immortale che diverrà l’impero più grande e forte del mondo.
Per questo Natale di Roma 2021 però,  intendo raccontare, e tornare a raccontare, la storia di Rea Silvia, madre dei due gemelli discendenti da Enea e, quindi, madre di Roma.
La tradizione vuole la bellissima giovane Rea Silvia discendente di Iulo Ascanio, figlio di Enea, che oltre tre secoli prima fondò la città di Alba Longa sulla riva destra del Tevere. In quegli anni però, Alba Longa, era sottomessa al tiranno usurpatore Amulio. Questo con un inganno aveva deposto il fratello Numitore, vero re della città incoronato dal padre Proca, uccidendone i figli maschi e, per scongiurare che altri discendenti potessero sottrargli il trono, aveva obbligato la nipote Rea Silvia alla trentennale castità delle vestali.
Amulio però non aveva fatto i conti con gli dei… La giovane, infatti, era talmente bella e graziata che persino Marte non seppe resisterle e se ne innamorò. Un giorno, mentre Rea Silvia riposava sulle rive delTevere, il dio della guerra si unì dolcemente a lei senza che ella si svegliasse. Fu da questa unione che nacquero Romolo e Remo e, quando Amulio si infuriò per la nascita dei gemelli, la bella vestale confessò di essere stata posseduta senza volerlo dal dio guerriero. Lo zio regnante non le crebbe e condannò Rea Silvia alla punizione rituale destinata alle sacerdotesse di Vesta sacrileghe, ovvero essere sepolta viva. Ordinò poi che i neonati fossero gettati nel punto in cui le acque del Tevere sono più profonde. Per volere degli dei o per puro caso, il grande fiume straripò in piena, rendendo impossibile raggiungere il punto prescelto da Amulio, e obbligando così i suoi scagnozzi a lasciare la cesta con Romolo e Remo in una zona con le acque più basse e calme. Trasportato dalla corrente come una barchetta, il canestro di vimini con i due fratelli si arenò ai piedi di un albero di fico, il Ficus Ruminalis che da Romolo prende nome. Spinta dalla sete e attirata dall’infante vagito, una feroce lupa, animale sacro a Marte, presto trovò i gemelli, ma, anziché sbranarli si prese cura di loro, allattandoli in una vicina grotta.
Secondo il mito all’intera scena assistette Faustolo, un umile pastore di Amulio che da poco aveva perso un figlio e che, trovandoli, portò i piccoli Romolo e Remo dalla triste moglie nella sua capanna sul colle Palatino. Acca Larentia, la compagna di Faustolo, si prese dunque cura dei due figli di Marte come fossero suoi; allattandoli dalle ghiandole mature a causa del figlio mancato e dando loro tutto l’amore di una madre naturale.
Le fonti antiche non ci permettono di conoscere con esattezza la fine che il Fato riservò a Rea Silvia. Tratta in catene imprigionata dal perfido Amulio, secondo le versioni più accreditate, si dice che la madre dei gemelli sia morta di stenti e il suo corpo gettato nel Tevere dove, il dio Tiberino protettore del fiume, ne avrebbe fatto la sua sposa regnando insieme nelle acque sacre allo sviluppo di Roma. Altre fonti raccontano invece che Rea Silvia sopravvisse alla prigionia fino alla crescita di Romolo e Remo quando, liberata insieme ad Alba Longa dalla tirannia di Amulio, i due gemelli riconsegnarono il regno al nonno Numitore. Ma questa è un’altra storia e ve la racconterò più tardi…
Auguri Roma!
MMDCCLXXIV AB URBE CONDITA
Andrea Bonazza