7 Maggio 2021

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Roma, 753a.C. Da Faustolo e Acca Larentia con i Fratres Alvares alla riconquista di Alba Longa

Per dare continuità al mio articolo di ieri su Rea Silvia, madre di Romolo e Remo, oggi proseguirò a raccontarvi il mito della fondazione di Roma con le altre due importanti figure con le quali ci siamo precedentemente lasciati: Faustolo e Acca Larenzia.

“Romolo per primo istituì i sacerdoti Arvali e chiamò se stesso dodicesimo fratello tra quelli generati da Acca Larentia, sua nutrice…” Plinio il Vecchio, Naturalis historia

Trovati lungo il Tevere, i due gemelli figli di Marte e Rea Silvia vengono cresciuti in una capanna sul Palatino, a Germalus, dal porcaro Faustolo e da sua moglie Acca Larenzia assieme agli altri figli della coppia e all’aiuto di Plistino, fratello di Faustolo. Romolo e Remo passarono l’infanzia da giovani pastori sviluppando però un’attitudine e un carattere molto forte, tanto da fare intuire a Faustolo che il sangue dei due trovatelli e la loro età avrebbe potuto coincidere con i neonati perduti di Rea Silvia. Seguendo la propria natura, Romolo e Remo si trovarono presto a capo dei 12 fratelli, detti Fratres Alvares, e di un gruppo di giovani locali per contrastare fisicamente le scorribande dei malviventi, combattendoli restituendo la refurtiva ai contadini legittimi proprietari. Questo portò ai due figli di Marte grande notorietà tra la semplice gente della zona e, in breve tempo, si unì a loro un piccolo esercito di giovani contadini. Sull’altro fronte, però, i predoni non rinunciarono alle loro infime azioni e, nel corso di una festività, approfittando della confusione di un banchetto agitato da canti e balli, i briganti piombarono addosso ai gemelli in uno scontro violentissimo. Mentre la forza di Romolo riuscì a energicamente respingere l’attacco, avendo la peggio Remo cadde invece prigioniero dei furfanti che lo condussero al cospetto di Amulio. Davanti al re impostore i malviventi pretesero una condanna esemplare contro il giovane e, il sovrano, acconsentì consegnando Remo allo spodestato fratello Numitore affinché ne infligga la pena.
Venuto al corrente dei fatti, il pastore Faustolo spiegò a Romolo la sua vera origine, raccontando i torti subiti dalla sua famiglia e dal popolo del Tevere privato del re suo nonno. Così Romolo, in preda a un rabbioso senso di vendetta, chiamò a raccolta i giovani amici per escogitare l’assalto ad Alba Longa dove, intanto, incuriosito dalla fisionomia, dall’età e dal audacia di Remo, Numitore interrogò Remo sulle sue origini. Alle risposte del giovane, Numitore si convinse che il prigioniero davanti a lui sia davvero uno dei due eredi perduti e, a sua volta, raccontò a Remo la sua vera storia, liberandolo così che raggiuse il fratello e il suo neo-esercito formato. A capo della giovane armata, i gemelli divini mossero così un furioso assalto alle mura di Alba Longa, sconfiggendone l’esercito grazie anche alla complicità degli esasperati sudditi di Amulio. Sconfitto e giustiziato il falso re, Numitore aringò i cittadini spiegando le decennali malefatte del fratello e, cogliendo l’acclamazione della folla, riconquistò così il trono grazie ai due nipoti, ora da tutti osannati come liberatori. Romolo e Remo allora, in virtù della vittoriosa riconquista di Alba Longa, agli onori reali preferirono l’assegnazione delle terre in cui furono trovati dal buon Faustolo, così da fondarvi una nuova città che nei progetti dei due sarebbe diventata più grande e potente di Alba e Lavinio messe insieme. Il nonno Numitore assentì dando loro carri, bestiame, frumento e schiavi per la costruzione dell’audace sogno. Un sogno però, tanto grande quanto difficile e pregno di dure prove che portarono i gemelli, per età, forza ed astuzia uguali su tutto, a litigare altresì su tutto, proprio come i fratelli reali Amulio e Numitore, in controversie che trovarono il culmine con la fondazione stessa della nuova promettente città che cambierà il destino di ogni cosa nel mondo. Ma di questo ve ne parlerò nel prossimo articolo…
Andrea Bonazza 
striscione affisso a Torre Druso, Bolzano, 21 aprile 2021