7 Maggio 2021

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Con la Muvra alla Croce di Colodri di Arco tra lecci e fossili

Quale giornata migliore per fuggire dalle cazzate della società moderna se non una delle più volgari date che la rappresenta come il 25 aprile? Tenetevi pure le celebrazioni con quattro partigiani ipocondriaci assistiti dai vari badanti delle autorità… io e i miei amici preferiamo invece goderci la libertà vera; quella della natura, della roccia, dello sport e delle letture che pretendiamo essere liberi di leggere. La tranquilla meta scelta oggi dal gruppo escursionistico montano La Muvra del Trentino Alto Adige è ad Arco, sulla sponda trentina del Lago di Garda.

Passando a nord il bellissimo Castello di Arco che dall’alto domina “la busa”, ci dirigiamo verso Laghel attraversando un’uliveto e, a giudicare da spessore e intrecci dei tronchi, molte di queste piante saranno sicuramente secolari. Non ricordo se qui ve lo ho mai scritto ma, da secoli, il Garda trentino ha le olive, e quindi l’olio, più a nord del mondo, oltre il 46° parallelo. Parcheggiate le automobili a Laghel nei pressi della chiesetta barocca del 1721 e adunata la truppa accanto alla stanza aperta di una casa con la statua lignea di Cristo nel Santo Sepolcro, iniziamo la salita per il sentiero 431 della SAT che ci porterà a Cima Colodri. Nel primo tratto di ascesa troviamo tra i lecci del bosco tre grandi croci in legno a ricordare il monte Golgota con diversi cartelli che spiegano la biologia del territorio e, cosa più curiosa e straordinaria, la sua geologia ricca di fossili. Proseguendo lungo il sentiero, infatti, iniziamo a trovare particolari rocce carsiche dalle strane forme e con inequivocabili segni preistorici. Liscie rocce a “dorso di cetaceo”, così vengono chiamate in geologia, altre forate dallo scorrere dell’acqua da tempi immemori e altre ancora, sicuramente più suggestive, scolpite dai ghiacciai dell’era glaciale e da alghe rimaste pietrificate fino a noi dal cretaceo. Più saliamo verso la sommità del monte e più l’intero luogo che attraversiamo è ricoperto da questi blocchi carsici che sembrano opera di scultori del giurassico; profonde spaccature che come canali hanno intagliato le grandi pietre grigiastre, a tratti arricchite da fossili di ammonite, conchiglie e molluschi estinti da milioni di anni.
Questa è la conformità sempre più fitta del terreno che ci accoglie alla Croce dei Colodri. Una tradizionale croce di vetta, in ferro, costruita qui nel 1934. Millenovecentotrentaquattro. In questa modesta altitudine di 418m, il bellissimo panorama spazia dal Lago di Garda al Monte Baldo, dall’Altissimo allo Stivo, fino alle Marocche di Dro, permettendo una visuale completa sulla Busa, da Arco a Riva del Garda. Tra letture con le vere testimonianze di chi ha combattuto e sofferto, sacrificando tutto sé stesso per un’Idea e una Patria tradita, fino agli esercizi sportivi di gruppo culminati con lo sparring e gli incontri di pugilato improvvisati tra i giovani della compagnia, la giornata prosegue nel migliore dei modi coltivando l’affiatamento della squadra.
Spiegando la bandiera con la nostra Muvra, da quassù salutiamo l’Italia ricordando al suo popolo che, quanto mai in un momento storico come questo, anziché nascondersi in montagna come fecero in passato briganti e aguzzini, oggi è fondamentale respirare. Respire nella natura, senza fastidiose mascherine, e cogliendo il significato più alto della parola “libertà”, proprio in questa data sempre più abusata e storpiata del suo reale senso.
Andrea Bonazza