19 Giugno 2021

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Vespri siciliani, Rapisardi

Ammirando le tele della pinacoteca di Castello Ursino a Catania

Continuando la visita al Museo Civico di Castello Ursino, a Catania, salendo i piani del maniero federiciano passiamo dalle collezioni scultoree, di cui vi ho scritto ieri, alla pinacoteca con pitture straordinarie in grado di stupirci per vivacità dei colori, profondità e soggetti, immersi nella storia d’Italia tra tradizione greco-romana e Cristianesimo.
Una moltitudine di dipinti meravigliosi, dal Rinascimento al Barocco, per lo più di scuola partenopea, che hanno una lunga storia legata alla città di Catania e all’impegno che la stessa ha messo in campo per recuperarle così da poter essere godute da cittadinanza e visitatori.
Donati nel 1826 direttamente dalla collezione privata del catanese Giovan Battista Finocchiaro. Quarant’anni più tardi, nel 1866, a seguito dello scioglimento risorgimentale delle corporazioni religiose, il comune catanese entra poi in possesso di altre tele appartenute alla collezione dei Padri Benedettini. La raccolta d’arte benedettina inizia la sua storia a metà Settecento grazie all’intellettuale Vito Amico e al priore Placido Scamacca che allestirono un museo all’interno del monastero di San Nicolò, con reperti archeologici rinvenuti a Catania ma anche importati da Roma, Napoli e dai viaggi missionari in Oriente. All’incirca nello stesso periodo, il V principe Di Biscari Ignazio Paternò Castello, nel suo palazzo alla Marina formò una delle più grandi raccolte del Settecento tanto da venire spesso citata da famosi autori come Goethe e Brydone.
Lastra tombale di cavaliere, XVI secolo
Con il dovuto compimento dell’Unità d’Italia, oltre alla collezione benedettina dal 1862, il Comune di Catania tentò in ogni modo di acquisire la raccolta del defunto principe di Biscari, scongiurando la perdita delle preziose opere tra gli eredi. Con l’avvento del Fascismo e, quindi, soprattutto grazie a una capacità pratica e a una forte mentalità comunitaria, tra il 1927 e il 1930 finalmente il Comune siciliano entra definitivamente in possesso delle opere.
Ad arricchire la raccolta museale, sempre nel corso del Ventennio fascista, tra il 1934 e il 1945 donarono alla pinacoteca svariate tele i legati Mirone, Zappalà Asmundo e Balsamo. In epoca contemporanea in fine, negli anni 60 il museo acquistò e ricevette in donazione i dipinti di Natale Attanasio della collezione Brizzi De Federicis, nel 1978 avvenne l’acquisizione delle importanti opere del pittore Giuseppe Sciuti e, ultimi solo in ordine temporale, i 19 dipinti dell’artista catanese Antonio Gandolfo, lascito Di Francesco Belfiore nel 2013.
Perdendoci con il buon Marzio da Siena tra gli androni della pinacoteca di Castello Ursino, oltre alle tele dedicate alla storica città senese, ciò che maggiormente ha catturato la nostra attenzione sono state le antiche tavole bizantine, il San Cristoforo, San Giovanni Battista, la Madonna col Bambino, San Luigi re di Francia e il Sammaritano soccorre il ferito di Pietro Novelli, il Cristo deriso, il suicidio di Seneca e la morte di Catone di Stomer.
San Cristoforo, Novelli 1637

Uno degli artisti che colpisce maggiormente per la bellezza dei suoi dipinti è, indubbiamente, il padrone di casa catanese Michele Rapisardi. Nato a Catania il 27 dicembre del 1822, il pittore si formò a Roma per muovere la sua abile mano nello stile romantico, che troverà la massima completezza a Firenze, città d’arte che in quegli anni lo vedrà tra i massimi esponenti delle pitture di genere storico-letterario. Tra le tele più famose qui esposte di Rapisardi vi è indubbiamente quella de “i Vespri Siciliani”. Il grande quadro ritrae la scena della rivolta popolare contro un soldato francese colpevole di aver offeso una donna palermitana, in un tumulto di corpi concitanti all’ombra di una croce celtica; episodio che porterà alla fine del dominio angioino sull’isola, nel 1282.

Vespri siciliani, Rapisardi

Continuando ad ammirare le tele scopro inoltre che al castello è presente una copia della famosa Natività di Caravaggio del 1627, in quanto purtroppo l’originale venne rubata dalla mafia a Palermo e mai più ritrovata. Colpisce poi per colori e perfezione dei dettagli e luce, la tela di Pier Francesco Mazzucchelli, Santa Caterina in estasi, in cui la santa veste il velo dell’ordine domenicano con le stigmate e la corona di spine poggiata sulla testa, in estasi beata nel suo avvicinarsi a Dio.

Estasi di Santa Caterina

Altre opere d’arte presenti nelle sale espositive sono il Compianto sul Cristo morto, il Profeta e il San Francesco con Crocifisso di Jusepe de Ribeira, la Maddalena di Andrea Vaccaro, i Tre Re di Simone de Wobreck, il San Gennaro di Francesco Solimena, il Cristo alla colonna di Minniti e il San Luca Pittore di Preti.

Compianto sul Cristo morto

In un salto temporale nel Settecento ammiriamo invece l’incoronazione di Sant’Agata, la Morte di San Giuseppe e il San Francesco Coracciolo di Marcello Leopardi, il Martirio di Sant’Agata di Rossi e le nature morte del napoletano Ascione, i bellissimi Paesaggio con rovine e Battaglia navale di sconosciuti autori del XVIII secolo, la Venditrice di pesce di Bonino e la Maddalena di Borremans.

La Maddalena, XVIII secolo

A farla da padrone poi, rimane sempre la patrona di Catania nel Sant’Agata davanti a Quinziano e Sant’Agata incoronata in carcere. E ancora il Ritratto settecentesco del priore Placido Sammacca, la Nascita di Venere e la Nascita di Adone di Rocca, i ritratti di Ofelia pazza ancora del Rapisardi e moltissimi altri dipinti che ci salvano dal caos metropolitano della città siciliana, dando modo di immergerci in un’oasi di rilassante di bellezza e arte. Augurandomi che le fotografie che ho scattato a Castello Ursino siano di vostrogradimento, e che descrivono meglio del sottoscritto il valore della mostra, vi invito a visitare questo magnifico luogo carico di meraviglia.

Andrea Bonazza 

Minerva e i guerrieri, XVIII secolo
Crocefissione di Sant’Andrea
La Malinconia, Domenico Fetti, 1618