19 Giugno 2021

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Nella storia di Castello Ursino dall’alchimia di Federico II al fuoco dell’Etna

Dopo avervi parlato nei giorni scorsi delle bellissime opere esposte al Museo Civico di Castello Ursino, a Catania; oggi proverò invece a descrivere l’imponenza del castello stesso e parte della sua storia. Giunti in piazza Federico di Svevia con gli amici catanesi dell’associazione Uzeta, al centro di un parco in cui imperversa il degrado con tossicodipendenti e spacciatori che contrattano con gli universitari alla luce del sole, è impossibile non essere investiti dalla vista di Castello Ursino che svetta fiero sul degrado della modernità metropolitana, quasi a ergersi olimpicamente a simbolo di ordine e civiltà contro caos e degrado.

Il castello venne fatto costruire per volere di Federico II tra il 1239 e il 1240 ad opera del Praepositus Aedificiurum Riccardo da Lentini. Per finanziarne la costruzione l’imperatore impose ai catanesi il tributo di duecento once in oro, come dimostra una lettera dell’epoca, così da completare la grande opera di fortificazione attuata dallo Stupor Mundi nella Sicilia orientale. Costruita in brevissimo tempo, la struttura imperiale dominava all’epoca da un promontorio sul mare, dove in antichità vi era il primo abitato della polis greca di Katane, ed era strettamente collegata all’urbanistica della città. Ad oggi, però, risulta assai difficile immaginare il contesto in cui si trovasse allora il castello; dopo la devastante eruzione del vicino Etna nel 1669, infatti, l’intera zona sulla quale dominava la roccaforte è stata radicalmente modificata dalle colate laviche che ne rivelarono il terreno sottraendo al castello parte delle sue funzioni difensive.

Perfettamente geometrica in perfetto stile federiciano, con relazione alchemica tra quadrato e ottagono, la struttura è a pianta quadra con ogni lato che misura 50m, intervallati ad ogni angolo con possenti torrioni circolari alte 30m, e due torri, delle quattro mediane originarie, giunte fino a noi nel tempo. Costruito interamente con pietrame lavico nello spessore murario di due metri e mezzo, il castello si alza per un massimo di 30m accentuati dal fossato che lo circondava in chiave difensiva. Nei particolari estetici delle sue mura il castello esprime le note simbologie legate alla cultura esoterica di Federico II, con un un’inconfondibile pentalfa in pietra nera lavica e la scultura della celebre aquila sveva che negli artigli afferra una lepre, simbolo dello stesso sovrano di Hohenstaufen.

Nel 1295 il castello assunse grande importanza durante i Vespri siciliani. Decaduto Giacomo II, il Parlamento Siciliano qui riunito elesse Federico III a re di Sicilia. L’anno seguente il maniero fu preso da Roberto D’Angiò e poi nuovamente espugnato dagli Aragonesi che ne decretarono una lunga occupazione accordata tra le famiglie regnanti fino a Federico IV. Nel 1337 la sala del parlamento divenne la camera ardente per la salma di Federico III e, dieci anni più tardi, nel 1347, dopo anni di scontro nelle sue mura venne siglata tra Giovanni di Randazzo e Giovanna d’Angiò, la Pace di Catania. Nel 1392 il castello fu teatro del rapimento di Maria di Sicilia, che qui dimorava, per mano di Guglielmo Raimondo Moncada per boicottare il matrimonio con il nobile Gian Galeazzo Visconti.

Come vi dicevo, il castello entrò in mano del casato aragonese di Sicilia, ramo diretto degli Aragona di Barcellona, e fino al 1415 ospitò i discendenti dell’imperatore di Svevia. Nel corso di questi decenni però, il contesto intorno alla fortezza reale mutò considerevolmente, portando la crescente cittadinanza catanese a costruire fino a ridosso le sue mura. Questa situazione di soffocamento al castello non piacque però a re Martino I, che riconsegnò il castello alla corte del regno, che ordinò la demolizione degli edifici popolari e del convento trecentesco dedicatoa San Domenico, così da ricavarne una piazza d’arme consona alla struttura. Il 23 maggio del 1416 Alfonso il Magnanimo riunì qui i baroni e i prelati dell’isola nella sala dei Parlamentari per il giuramento di fedeltà al Sovrano di Catania capitale di Sicilia.

Nel 1434 vi fu un altro importante episodio storico che coinvolse il castello. Firmando un atto notarile, re Alfonso in persona concesse la fondazione dell’Università degli Studi di Catania. Sempre a Castello Ursino si riunì, nel 1460, il primo parlamento aragonese-castigliano del viceré Giovanni Lopes Ximenes de Urrea. Dal XVI secolo, dunque, Castello Ursino venne gradualmente sempre meno alla sua funzione di fortificazione militare acquisendo per lo più il ruolo di dimora reale e, parte di esso, venne impiegata per ospitare le prigioni. Nel corso della reggenza di Carlo V, infatti, varie modifiche strutturali furono apportate al grande edificio, come la corruzione del Bastione di San Giorgio sul lato sud e il Bastione di Santa Croce nel lato nord-est. Venne inoltre aggiunto un ponte levatoio e alcuni adattamenti, interni ed esterni, nello stile rinascimentale in voga all’epoca.

Come vi raccontavo all’inizio di questo scritto, l’11 marzo del 1669 si verificò la più devastante eruzione dell’Etna che la storia ricordi. Dopo aver travolto per giorni la campagna e penetrando nella città dalla parte nord-ovest, la lava del vulcano, il 16 aprile, raggiuse Castello Ursino colmando il grande fossato attorno ad esso. Mentre con la lingua lavica la costa si allungò di diverse centinaia di metri, a parte per l’inghiottimento dei bastioni la struttura del castello rimase pressoché intatta. Un nuovo disastro naturale era in attesa però alle porte di Catania… un ventennio più tardi, nel 1693, un forte terremoto inginocchiò la città danneggiando anche la struttura del castello che perse definitivamente il suo ruolo militare.

Restaurato e riadattato dopo i danneggiamenti delle calamità naturali, il castello tornò ad ospitare le guarnigioni militari nel Settecento, con i Piemontesi prima e i Borboni poi, rimanendo prigione fino al 1838, anno in cui il governo borbonico lo riportò a fortilizio, Forte Ferninandeo, aggiungendone strutture che lo allontanarono dall’originaria versione sveva. Ancora una volta si dovrà aspettare il Fascismo, nel 1934, per riavere il massimo splendore di Castello Ursino, interamente restaurato in tributo a Federico II e, come vi raccontavo nei precedenti articoli, divenuto definitivamente casa del Museo Civico ideato in epoca risorgimentale e che ancora oggi ospita tra i più eccellenti reperti archeologici e opere medievali, rinascimentali e moderne di grande valore.

Andrea Bonazza 

Foto: Andrea Bonazza, febbraio 2021