19 Giugno 2021

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Conoscendo la storia del compositore Vincenzo Bellini nella sua città

Musica maestro! Oggi vi parlo di un grande compositore italiano, nell’era del bel canto italiano secondo solo a Rossini e Donizetti. Vincenzo Salvatore Carmelo Francesco Bellini nacque nel Regno di Sicilia, a Catania, il 3 novembre del 1801 e fin da giovane espresse grande talento musicale, arrivando a ottenere borse di studio che ne consentirono gli studi a Napoli, dove nel viaggio in mare scampò ad un naufragio, e nel nord Italia dove iniziò la sua carriera di compositore. Figlio e nipote d’arte – il nonno fu grande compositore di musica sacra – Bellini a Napoli compose le sue prime opere di musica sacra, sinfonie d’opera e Arie per voce e orchestra, tra le quali la più famosa fu “Dolente immagine”. Nel 1825 presentò la sua prima vera opera, “Adelson e Salvini” e, l’anno seguente, conquistò il primo grande successo con “Bianca e Fernando”, in scena al teatro S.Carlo di Napoli. Per l’occasione il nome dell’opera fu cambiato in “Bianca e Gernando” evitando l’imbarazzo davanti al principe Ferdinando di Borbone.

Alla Scala di Milano Bellini esordì con “Il Pirata” nel 1827 e “La Straniera” nel 1829 che ottennero un grandioso successo. Queste opere portarono la stampa a definire Bellini come “l’unico operista italiano in grado di contrapporre a Gioachino Rossini a uno stile personale da cui prende la bellezza proprio quest’ultimo, basato su una maggiore aderenza della musica al dramma e sul primato del canto espressivo rispetto al canto fiorito.”
Sempre nel 1829, meno fortunata fu “Zaira”, presentata all’inaugurazione del nuovo Teatro Ducale di Parma. Lo stile del Bellini si addattava poco infatti ai gusti più tradizionalisti del pubblico provinciale e fu principalmente Milano ad apprezzare e dare notorietà al compositore siciliano. “La Sonnambula” e “Norma”, entrambe in scena a Milano nel 1831, e “I Puritani” sul prestigioso palco di Parigi nel 1835. Nello stesso periodo Bellini compose anche “i Capuleti e i Montecchi” nel 1830 e la “Beatrice di Tenda”, nel 1833, per lo storico teatro La Fenice di Venezia.
Trasferitosi a Parigi, il musicista catanese progredì sempre più nella sua arte entrando in contatto con i più grandi compositori europei come Fryderyk Chopin e il già citato Gioachino Rossini che lo definì il suo pupillo. All’apice della sua carriera musicale, Bellini purtroppo morì a meno di 34 anni a causa di un’infezione intestinale amebica.
Il poeta tedesco Heinrich Heine lo descriveva così: “Egli aveva una figura alta e slanciata e moveva graziosamente e in modo, starei per dire, civettuolo. Viso regolare, piuttosto lungo, d’un rosa pallido; capelli biondi, quasi dorati, pettinati a riccioli radi; fronte alta, molto alta e nobile; naso diritto; occhi azzurri, pallidi; bocca ben proporzionata; mento rotondo. I suoi lineamenti avevano un che di vago, di privo di carattere, di latteo, e in codesto viso di latte affiorava a tratti, agrodolce, un’espressione di dolore”.
Nella sua città natale vennero erette in suo onore due importanti costruzioni davanti alle quali ho avuto modo di approfondire la storia di questo grande italiano. La prima è il bellissimo Teatro Bellini di Catania, inaugurato sulle note de “La Norma” il 31 maggio del 1890 e costruito dagli architetti Andrea Scala e Carlo Sada. La bellissima facciata del teatro in stile neobarocco è ricchissima di particolari che, nelle sculture e nei fregi, spaziano dalle tragedie greche alle statue dei tre famosi compositori catanesi Pietro Antonio Coppola, Giovanni Pacini e, al centro, lo stesso Vincenzo Bellini. Ma ancora sui cornicioni e le cancellate troviamo poi la simbologia propria del Risorgimento italiano, con maschere e muse, fasci littori e aquile imperiali, fortunatamente resistiti alla demenza iconoclasta della sinistra antifascista sempre intenta a rimuovere i simboli più antichi della tradizione italica. Purtroppo, causa pandemia, non siamo riusciti a visitare il teatro all’interno, ma potrebbe essere questo un motivo per tornarci, magari da spettatori di qualche prestigiosa opera messa in scena.
Di fronte all’Anfiteatro Romano di cui vi ho scritto ieri, invece, nella zona est di piazza Stesicoro si innalza l’imponente monumento dedicato al giovane compositore catanese. Opera dello scultore Giulio Monteverde, il manufatto marmoreo venne inaugurato il 21 settembre del 1882 e svetta per un’altezza di 15 metri. Dalle note musicali figurate alla base di esso, salendo, posano attorno alla colonna le raffigurazioni scultoree delle quattro più celebri opere del Bellini: La Norma, i Puritani, il Pirata e la Sonnambula, mentre sopra di esse, alla sommità del monunento, la scultura di Vincenzo Bellini posa seduta su una sedia, intento a pensare con lo sguardo rivolto ai catanesi che, nella strada sottostante, passano oggi forse inconsapevoli della grandezza del loro concittadino.
Andrea Bonazza 
foto: Andrea Bonazza