19 Giugno 2021

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Sullo Zugna con la Muvra in ricordo di Fabio, Ioio e degli Arditi

Pur tranquillissima e per niente impegnativa, l’escursione di oggi è carica di un alto valore simbolico in ricordo di camerati che sono “andati avanti”. Un escursione divenuta per noi tradizione quassù e, soprattutto, in questa data del 23 maggio che ricorda il colpo di mano italiano alla Foraora condotto dagli Arditi del XXIX Reparto D’Assalto.

L’adunata odierna per il gruppo escursionistico montano La Muvra del Trentino Alto Adige è fissata al mitico Trincerone sul Monte Zugna. Una semi-ricostruzione moderna effettuata per il centenario della Grande Guerra, nel tratto di trincee che qui divideva il fronte austriaco (ovest) da quello italiano (est) in soli 40 metri di distanza tra i due eserciti. Osservando il panorama percorrendo i camminamenti militari si possono scorgere, nella parte orientale il Monte Pasubio e il Corno Battisti, e nella parte occidentale il Monte Baldo e un lembo del Lago di Garda, comprendendo da subito l’importanza strategica di questo monte.
Dopo i saluti di rito, la nostra truppa formata da esperti recuperanti, giovani camerati e tre vivaci bambini, inizia la salita verso le prime tappe di questo museo a cielo aperto. Fin da subito, si scorgono nel bosco crateri provocati da granate di vario calibro esplose in entrambi i fronti, dandoci immediatamente l’idea dell’inferno che si è combattuto quassù. Grazie ai pannelli illustrativi piazzati nei punti più importanti di questo teatro di guerra, con un immaginario viaggio nel tempo lungo un secolo, comprendiamo passo dopo passo il posizionamento delle linee difensive. Le postazioni di mitragliatrici o cannoni come quella del 127° Batteria Bombarda tra il gennaio e il novembre del ’18, indicata da vecchie incisioni nel cemento fatte dai soldati; i ricoveri e gli ospedali da campo scavati duramente nella roccia dai nostri antenati, in una rete di gallerie che perfora la falesia costeggiante il nostro cammino e che offre una vera e propria avventura per gli escursionisti più piccoli.
Lungo il percorso di tornanti che taglia le trincee e gli avamposti, prima italiani poi austroungarici, per passare nella “terra di nessuno” e poi ancora alternando la marcia tra le postazioni dei due eserciti, lo Sbarramento intermedio e gli avamposti austroungarici del “Baracchino”, passiamo rispettosi davanti ad alcune steli poste in onore al sacrificio di chi, ormai cent’anni fa, su questo monte cadde per la propria patria.
Il volontario trentino Micheloni Giulio, sottotenente del 2°Reggimento Alpini, che fuggì da Trento occupata dall’impero austriaco per arruolarsi nel Regio Esercito italiano, e che “qui cadde combattendo il 23 maggio del 1918”.
Il volontario trentino Voltolini Ulisse, soldato del 208° Fanteria, la cui stele posta in suo onore dalla Legione Trentina è stata purtroppo vilmente danneggiata dai soliti negazionisti pantirolesi che vedono il tradimento nel sacrificio dei patrioti trentini.
Tra queste steli una in particolare poi merita grande attenzione e devozione: è uno dei marmi dedicati ai combattenti del XXIX Reparto D’Assalto che, anch’essi, in questo punto caddero il 23 maggio 1918 durante l’eroica azione italiana condotta dagli Arditi.
Prendendo un sentiero nella salita a destra della strada che porta a Malga Zugna, dopo alcune decine di metri tra i solchi dei camminamenti nel bosco e le inconfondibili conche delle esplosioni nel terreno, arriviamo dinanzi al cimitero militare San Giorgio. Recintato da muretti che delimitano la boscaglia e romantico nella semplicità di lapidi incise a scalpello nella roccia, con croci fuse nel ferro e nel piombo di armi e filo spinato, questo luogo cattura i nostri cuori in un rispettoso silenzio cogliendone l’energia di una patria oggi tradita.
Nel 1916, in seguito alla controffensiva italiana in risposta alla Strafexpedition, il cappellano militare del 207° Fanteria Don Annibale Carletti, Medaglia D’Oro al Valor Militare, scrisse:
“In questa zona non vi trovai se non gruppi di croci sparse un po’ dappertutto, che mi davano un senso di freddo Abbandono. Molte croci erano senza nome… ne parlsi al colonnello Danioni, Comandante di Reggimento, e ottenni che cinque soldati, nelle ore di tregua, fossero destinati alla cura delle tombe. Così formai dei cimiteri là dove c’erano gruppi di tombe isolate.”
Conclusosi il conflitto con la sacra vittoria italiana, nel 1919 il Regio Esercito iniziò la bonifica del campo di battaglia recuperando armi e munizioni inesplose e alcuni reparti recuperarono i resti e le salme dei caduti rimaste insepolte. Queste vennero sistemate nei più grandi cimiteri presenti dalla XXII Sezione Disinfezione, che rimosse i più piccoli concentrandoli nei luoghi di sepoltura maggiori.
“Non senza un alto significato religioso e patriottico – scrisse Don Antonio Rossaro – Don Annibale Carletti denominò questi raggruppamenti di tombe, da lui diligentemente ridotti in cimitero da campo, con nomi di santi guerrieri appartenenti all’Intesa. Così feci – egli scrive – per dimostrare che religione e patria non sono in contrasto, e che la religione non impedisce essere bravi soldati e perché notificando alle famiglie l’ubicazione della tomba dei loro cari, era più bello e più religioso dire che essi erano sepolti nel cimitero di San Giorgio, di San Martino, etc, anziché nel cimitero n.1, n.2…”. Negli anni Venti le salme furono traslate nel cimitero di Castel Dante a Rovereto.
Discendendo a ritroso la strada percorsa, continuando a camminare verso valle fino alla famigliare piazzola di un tornante, inoltrandoci nuovamente nel bosco, in una decina di minuti arriviamo in quello che, per noi, da diversi anni è un vero e proprio luogo sacro. Una cattedrale le cui guglie arboree svettano alte verso gli déi di questo sacro suolo. Un antico tempio in cui, sopra le rocce e sotto il fogliame, il tempo si ferma ridonando le stesse visioni, sensazioni ed emozioni, di anno in anno. A destra del sentiero, come l’avevamo lasciata l’anno precedente, troviamo ad accoglierci la stele con il pugnale avvolto tra le foglie di alloro e di quercia, dedicata ai gloriosi Arditi del XXIX Reparto D’Assalto che, anche in questo luogo oggi di pace, caddero in un durissimo scontro di guerra contro le postazioni austriache in quell’eroico 23 maggio 1918.
Durante la pausa respirando l’energia della natura, a pochi metri nel bosco, sgaloppanti, vengono incredibilmente a salutarci due giovani camosci intenti in una danza primaverile di corteggiamento. Rincorrendosi nei sessi come Madre Natura ha sancito dall’alba dei tempi, la coppia animale segue il proprio istinto appartenente all’ordine naturale e che, ostinatamente, loschi figuri delle istituzioni e dei media oggi tentano diabolicamente di sovvertire.
Ordinandoci in un cerchio nel quale unicamente il cippo degli Arditi è superiore gerarchicamente, il buon amico “Pizza” ci legge un passaggio del libro “il mio cuore tra i reticolati”, narrando le gesta di giovanissimi eroi che contribuirono a consegnare la vittoria alla storia d’Italia. Ragazzi agitati e agitatori che, beffando la morte, seguirono la propria indole guerriera a caccia di avventure temerarie con l’obbiettivo di riconquistare la gloria di un’intera nazione.
Al termine della profonda lettura e disponendoci in formazione, spiegando le bandiere de La Muvra e quella del progetto “15-18 Italiani in trincea”, battendo sull’at-tenti, l’urlo all’unisono del “presente” irrompe sulla quiete del bosco per poi tornare a riunirsi nel solenne silenzio rivolto ai nostri caduti, mentre due delle nostre ragazze pongono una corona di alloro alle anime indomite del XXIX Reparto D’Assalto.  Un rito antico che invoca gli eroi richiamandoli tra noi su questa terra che benedirono con il loro sangue. Un giuramento che si rinnova. Un passaggio di testimone che dovrà sempre trovarci all’altezza della militanza nella difesa dei sacri confini della patria.
Voltandoci a pochi metri di fronte al cippo degli Arditi, sempre in questo bosco sacro torniamo in formazione ai piedi di una roccia sulla quale tre anni fa fissammo un quadretto con il nostro “Ioio”. Il buon Giorgio Lanfranchi era un camerata bolzanino responsabile del progetto “italiani in trincea”, militante di CasaPound e recuperante appassionato della Grande Guerra. Purtroppo, nel 2018, proprio allo scadere del centenario del 1918, un malore lo strappò via alla nostra comunità e, da allora, in suo ricordo veniamo qui a salutarlo nel nostro stile. Ogni anno. In questo luogo che egli amava e studiava con grande passione, trasmettendocela a tutti noi portandoci quassù con i suoi preziosi insegnamenti.
Stendendo lo stendardo con il motto “più alto e più oltre” dedicato al Caporalmaggiore Fabio Comini, giovane militante ascolano di Cpi, il capo-cordata Patrizio spiega ai novelli il nostro attaccamento a Fabio, escursionista de La Muvra e alpino paracadutista del Battaglione Monte Cervino, morto il 21 maggio 2015 in uno sfortunato lancio di paracadute nei cieli Lucca. Nel nostro stile salutiamo questi due fratelli che tanto hanno dato alla nostra comunità e che, ne siamo certi, ci accompagneranno sempre proteggendoci nelle nostre escursioni.
Andrea Bonazza