19 Giugno 2021

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La vera storia de il Gladiatore, tra Marco Aurelio e il generale bresciano Macrino

Ieri sera mi sono riguardato per l’ennesima volta il bellissimo film “Il Gladiatore”, di Ridley Scott. Inutile che mi soffermi sulla sceneggiatura e gli aspetti scenografici di una delle più belle pellicole, storiche o non, della storia del cinema, pur con svariati errori storici. Primi tra tutti quelli che hanno appunto a che fare con gladiatori, la cui morte si tentava in ogni modo di evitare per risparmio di spese e risorse umane. Trovo sia però corretto, pur senza nulla togliere al copione del film magistralmente girato da Scott, raccontare la vera storia del gladiatore Massimo Decimo Meridio e degli altri protagonisti.

MARCO AURELIO
L’imperatore filosofo Marco Aurelio Cesare, figlio dell’Augusto, in realtà morì per malattia riconducibile a una peste a Sirmio, in Serbia, il 18 marzo del 180 d.C. e non strangolato dal figlio Commodo come romanzato da Ridley Scott. Di famiglia romana ma cresciuto in Spagna, grazie soprattutto agli insegnamenti del maestro Diogneto, Marco Aurelio coltivò fin da giovanissimo la passione per lo studio, sviluppando propri pensieri filosofici, politici, sociali e religiosi, divenendo così grande stoico e scrittore. Ricevette anzitempo il imperium proconsolare maius e diventò console a soli 18 anni, nel 139, ma seppur impegnato a pieno nel ruolo non ne fu particolarmente entusiasta in quanto voleva continuare a girare il mondo e a studiare. Nonostante le alte cariche ricoperte, il suo biografo di lui scrisse che “mostrava ancora lo stesso rispetto per i rapporti come aveva quando era un cittadino comune ed era così parsimonioso e attento dei suoi beni come lo era stato quando viveva in una abitazione privata”. Questo fece e fa ancora oggi di Marco Aurelio uno dei più alti esempi di buon governante mai esistiti.
LUCIO VERO
L’imperatore Caesar Lucius Ceionius Commodus Verus Armeniacus fu imperatore di Roma succeduto a Antonino Pio, dal 161d.C. Lucio Vero, in realtà, precedette in morte sia Marco Aurelio e Lucilla, sia Commodo, morendo a 39 anni, nel 169 d.C., e fu genero e fratello addottivo di Marco Aurelio, nonché suo co-reggente dell’impero. Già a 23 anni divenne questore e a 25 console. Amante degli sport, soprattutto della lotta e di quelli gladiatori, dobbiamo probabilmente anche a questi motivi la scelta del regista di ritrarre un giovanissimo Lucio Vero (fanciullo) scalpitante per le competizioni circensi. Come scrivevo poco prima, per la prima volta nella storia Roma ebbe due imperatori contemporaneamente: Lucio Vero insieme a Marco Aurelio. Mentre al primo fu affidato principalmente il controllo dell’esercito, Marco Aurelio esercitò invece la piena carica affidatagli e, al co-imperatore, diede in sposa sua figlia Annia Aurelia Galeria Lucilla (Lucilla). Entrambi furono diligentemente rispettosi del ruolo del Senato e regnarono con rinnovate forme di umanità, tanto per i cittadini romani che per gli schiavi ai quali, realmente, in alcuni casi fu concessa la libertà. Come riportato nel lungometraggio. A differenza della storia holliwoodiana invece, fu proibito da Marco Aurelio e Lucio Vero di usare gli schiavi come giocattoli per gli animali negli spettacoli. Lucio fu al comando di una campagna militare non troppo brillante contro i Parti, tra la Siria e l’Armenia, tra il 162 e il 166 d.C. Quando rientrò vittorioso in Italia con il suo esercito, Lucio portò purtroppo con sé anche una terribile malattia ben più grave della pandemia attuale che ci ha ridotto chiusi in casa sul lastrico del lockdown. Morì infatti di un ictus dovuto alla peste antonina, una sorta di vaiolo che arrivò a mietere milioni di morti nell’impero, riducendone drasticamente la popolazione.
COMMODO
Poco amato dai Romani e odiatissimo dai fan del film, l’imperatore che per sangue e trono successe a Marco Aurelio, fu tra i tanti che sfruttò l’impero per fini personali lasciandosi cogliere dall’avidità. Abile commediante e guerriero, amava il teatro e i giochi gladiatori che, realmente, lo videro scendere sul campo del Colosseo sfidando i gladiatori. Come qualche secolo prima fece Silla, la sua sete di potere mista alla paranoia della congiura lo portò a fare lunghe liste di proscrizione contro i suoi oppositori, gettando Roma in un antico terrore. Commodo rimase al potere 15 anni proseguendo le guerre in Germania condotte dal padre ma senza gli stessi risultati di rilievo.
Se nel film è evidente l’infatuazione incestuosa per la bellissima sorella Lucilla, anche nella realtà pare che Commodo Abusasse delle sue due sorelle. Nel 192 d.C. Commodo venne assassinato da Narcisso, famoso gladiatore allenatore dell’imperatore, assoldato dai congiurati in seguito ad un fallito attentato con del vino avvelenato.
CASSIO
A Hollywood come nell’Urbe, Cassio Dione fu lo storico romano che per primo si sollevò contro la tirannia di Commodo.
LUCILLA
Figlia di Marco Antonio, sorella maggiore di Commodo e promessa sposa (non madre) di Lucio Vero, Anna Aurelia Galeria Lucilla tentò realmente di uccidere commodo in una congiura parentale, ma fu scoperta ed esiliata a Capri dove venne uccisa un anno dopo su ordine del fratello imperatore.
MARCO NONIO MACRINO
Arriviamo però adesso al personaggio più importante del film. Sebbene di gloriosi gladiatori ve ne furono diversi, di generali gladiatori non sembra esserci traccia nelle fonti storiche. Vi sono però alcuni generali, uno in particolare, contemporaneo di Marco Aurelio e simbolicamente vicino a Massimo Decimo Meridio.
Durante la costruzione di alcuni edifici sulla via Flaminia, a Roma, nel 2008, 8 anni dopo l’uscita del film, gli scavi riportarono alla luce un grande mausoleo in marmo dedicato a un generale romano che, scoprendone la storia, i media hanno fantasticamente collegato al protagonista de il Gladiatore. Come lo stesso Ridley Scott ha confermato, però, Massimo Decimo Meridio e la sua affascinante storia furono inventati dal regista, appassionato e ben documentato su Roma Antica. Scott scelse la figura del generale romano di propria fantasia, in quanto Marco Aurelio amava ed era ben voluto dai suoi generali. Tra questi, nel periodo storico che va dal 153 al 161 d.C., vi fu il generale Marco Nonio Macrino, originario di Brescia, che ricoprì l’altissima carica di Comes e luogotenente di Marco Aurelio, oltre che console suffetto di Antonino Pio nel 154 e proconsole delle province romane di Asia, Pannonia inferiore e Pannonia superiore. Le iscrizioni rinvenute sul tempietto funerario riportano che, oltre a combattere arditamente contro i Quadi ed i Marcomanni, con Marco Aurelio nel medesimo periodo al quale si ispira la pellicola. Marco Nonio Macrino fu anche un sacerdote guerriero appartenente al collegio dei quindecemviri dei sacri sacrifici, i 15 sacerdoti di uno dei 4 collegi sacerdotali di Roma. Nel suo collegio, Macrino, si occupava dell’amministrazione religiosa e dei sacrifici, della consultazione dei libri sibillini e della celebrazione dei giochi in onore di Apollo. Ma il sacerdote generale apparteneva anche al collegio Decemvir stilibus iudicandis, ovvero la corte civile di 10 giudicanti che assolveva o giustiziava uomini accusati di alcuni reati.
Egli apparteneva alla potente famiglia dei Nonii, sposato ad Arria, a differenza del generale interpretato da Russel Crowe, schiavo gladiatore al quale fu ammazzata la famiglia, Macrino morì benestante e proprietario di una villa a Toscolano Maderno, sul Lago di Garda, con suo figlio vivo e vegeto che gli edificò il mausoleo sopra citato. Come dicevo poc’anzi, il suo sangue era di nobile stirpe e discendeva direttamente dalla gens Fabia, venerata in tutta Roma fin dal 477a.C. quando, il 13 febbraio nella battaglia del Cremera, morirono trucidati dagli Etruschi di Veio trecento Fabii.
Ma se avete troppi film per la testa, non confondetevi: il nostro vero generale “gladiatore” discendeva dall’eroismo di 300 Fabii romani annientati dagli Etruschi nel 477 a.C., non dai Trecento spartani nelle Termopili, annientati dai Persiani solo 3 anni prima, nel 480 a.C.. A volte, infatti, con tutte le sue coincidenze, contraddizioni e misteri, la storia si fonde col mito e la realtà stessa diviene il film più affascinante di qualsiasi copione inventato.
Andrea Bonazza