28 Luglio 2021

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Con Manfredi nel cesaricidio delle Idi di marzo

“Esistevano uomini per i quali la fedeltà ai propri principi e ai propri amici era un’attitudine fondamentale e indefettibile dello spirito, uomini incapaci di compromessi, dotati di una coerenza estrema.” (V.M.M.)

Nel vastissimo mondo letterario dedicato a Giulio Cesare, dopo aver letto la saga a lui dedicata di Conn Iggulden, il De bello Gallico e il De bello Civili; questa notte ho finito di leggere “Idi di marzo”, il romanzo storico del famoso scrittore e archeologo Valerio Massimo Manfredi.

“Lepido si rivolse a Cesare chiedendo:
<<Secondo te, quale sarebbe la morte migliore?>> Cesare colse nei suoi occhi un’espressione che non seppe decifrare. Volse lo sguardo agli altri commensali che aspettavano in silenzio la risposta. Poi tornò a guardare Lepido e rispose:
<<Rapida. E improvvisa>>.” (V.M.M.)

Il libro, interamente dedicato ai giorni di marzo del 44 a.C. che precedettero la morte del grande dittatore romano, racconta una dualità di svolgimento tra l’appennino tosco emiliano e Roma; con protagonista un sempre più affaticato Caio Giulio Cesare, attorniato da suoi fedelissimi soldati, come Silio Salvidieno, veterano della Decima legione che avrà a cuore la salute del pontefice massimo più della sua stessa vita, vegliando su di lui come un premuroso angelo custode. Le condizioni fisiche di Cesare lo troveranno anche in costante cura di Antistio, l’efficiente medico dell’Isola Tiberina sempre pronto a guarire o attenuare i mali e l’epilessia del padrone di Roma. Grande amico di Antistio è il filosofo greco Artemidoro, segregato a casa di Bruto, che secondo Plutarco tentò disperatamente di sventare il Cesaricidio consegnando a Cesare un biglietto che però purtroppo non riuscì a leggere in tempo.

“Artemidoro sgomitando si portò in prima fila e quando se lo vide vicino gli mise in mano il rotolo quasi di forza dicendo: <<leggilo, ora>>. Subito corse via spaventato dal duo stesso gesto.
Più volte cercò di aprire il rotolo ma la ressa dei postulanti, le spinte, la calca glielo impedirono…” (V.M.M.)
Se nel romanzo Cleopatra ha un ruolo abbastanza marginale, Manfredi tieni invece a sottolineare quanto la moglie di Cesare, Calpurnia, sia stata legata e apprensiva nei confronti del marito, nonostante i tradimenti, pubblici e privati, di esso. Una figura della quale poco si conosce storicamente, ma che l’archeologo italiano ci fa intendere essere stata famose in tutta l’Urbe per le sue arti magiche, è il vecchio augure etrusco Spurinna, colui che mise in guardia Cesare dalle Idi di marzo.
“Spurinna” riprese a dire Cesare con un sorriso ironico. “Ebbene? Oggi sono le Idi di marzo e non è successo nulla.”
L’augure lo fissò intensamente come se volesse dire: “ma non capisci?”.
Rispose: “Sì, ma non sono ancora trascorse”. Poi si volse e scomparve tra la folla… (V.M.M. – Idi di marzo)
Senza descrivervi alcuni altri personaggi di fantasia ma per rimanere nella realtà storica, gli antagonisti del libro sono ovviamente i venti senatori congiurati contro Cesare. Gaio Cassio Longino, Gaio Cassio Parmense, Casca che fu il primo a colpirlo al collo Trebonio, Lucio Tillio Cimbro, Decimo Junio Bruto e Marco Junio Bruto, il più vecchio amico di Cesare, figlio della sua più vecchia amante, suo compagno di mille battaglie ma traditore recidivo che lo portò controvoglia a presentarsi in senato quel infausto 15 di marzo.
“La fede stoica di Bruto era profonda, quasi fanatica, e il suo idolo, come tutti sapevano, era lo zio morto a Utica. Catone, il patriota, colui che aveva preferito morire piuttosto che implorare la vita al vincitore, che rinunciare alla libertà. La sua adesione alla causa pompeiana prima della battaglia di Farsalo aveva avuto per lui il significato di una scelta eroica; Pompeo aveva fatto uccidere suo padre, ma poiché in quel momento era lui il difensore della repubblica, conveniva schierarsi al suo fianco dimenticando le ragioni personali e della famiglia.” (V.M.M.)
Un personaggio tanto emblematico nel romanzo quanto storicamente, è sicuramente Marco Antonio. Amico di Cesare e tra i suoi migliori uomini di fiducia, in guerra così come in politica, Marco Antonio nutriva un amore disperato per Cleopatra che, secondo la narrazione di Manfredi, lo porterà forse ad approfittare della congiura innescata contro il dittatore per realizzare le proprie mire personali. Pur fidandosi, Cesare avanzò intimamente alcuni dubbi sul console dopo una messinscena durante la festa dei Lupercali.
Antonio sopraggiungeva in quel momento, ansante, accaldato, coperto di sudore. Vide la corona cadere a terra e si fermò. La raccolse, salì i gradini della tribuna e me la mise in testa. Maledizione! Aveva rovinato tutto. Ero così infuriato che me la strappai dal capo e la scaraventai via. Ma dovevo anche dire qualcosa. Un simile evento non poteva concludersi a quel modo senza una mia parola, così mi alzai, levai la mano per chiedere silenzio e quando lo ebbi ottenuto dissi: ‘i Romani non hanno altro re che Giove e quindi è a lui che dedico questa corona.” (Giulio Cesare – Idi dimarzo, V.M.M.)
Ma se storicamente dobbiamo la conoscenza dei fatti a uomini come Svetonio e Cicerone, nel romanzo quest’ultimo è messo in discussione dall’autore come congiurante esterno che approfitterà della situazione muovendo un’oscura regia che da sola vale una pugnalata.
“Publio Sestio, oggi hai salvato i tuoi compagni, a migliaia sarebbero stati massacrati e lo sforzo di anni sarebbe andato perduto in un momento. Hai salvato anche me e l’onore della repubblica, del popolo e del senato. Non c’è ricompensa per un simile atto, ma se questo può avere per te un significato sappi che sarai sempre l’uomo su cui farò affidamento, anche quando tutti mi avessero abbandonato.” (Giulio Cesare – Idi di marzo, V.M.M.)
Ma come vi dicevo, nel romanzo c’è un’altra storia collegata a Cesare. Parallelamente allo svolgersi degli eventi capitolini, dal nord, lungo gli appennini, un altro suo fedelissimo inizierà una massacrante corsa contro il tempo per scongiurare l’assassinio del condottiero romano. Publio Sestio Baculo, l’invincibile centurione del quale vi scrivevo solo pochi giorni fa, recepito un’allarmante messaggio riguardante l’incolumità di Cesare intraprenderà il suo rientro a Roma tra mille interperie e insidie avventurose, stazione dopo stazione, pietra miliare dopo pirtra miliare, per raggiungere il suo comandante supremo prima che i cattivi auspici si avverino.
“Pensava che Cesare fosse l’uomo che poteva salvare il suo mondo. Lui aveva messo fine alle guerre civili, lui aveva proposto a tutti gli avversari una riconciliazione, lui pensava che l’Urbe dovesse coincidere con l’Orbe, che l’unica civiltà capace di governare il genere umano fosse quella che aveva in Roma il suo fulcro e la sua forza. Capiva i nemici, i popoli che avevano combattuto per salvare la loro indipendenza, ne aveva ammirato il valore, ma era anche certo che la vittoria degli uni sugli altri fosse scritta nel fato.” (V.M.M.)
Alle calcagna di Publio Sestio vi saranno però alcuni mercenari senza scrupoli né paura con l’ardua missione di fermarlo ad ogni costo. Con loro, in queste 250 pagine di Manfredi, il lettore affronterà altre emozionanti avventure scaraventate tra ripidi torrenti, scontri armati e tempeste furibonde.
Con Idi di marzo, lo storico Valerio Massimo Manfredi si riconferma ancora una volta un abilissimo romanziere in grado di rimanere fedele, là dove possibile e dove la documentazione antica lo afferma, alla realtà e alla tradizione. Idi di marzo è un libro emozionante che, come sempre nel caso di Manfredi, offre veritieri spaccati di vita romana, dall’alimentazione ai luoghi ai costumi, e una moltitudine di nuovi spunti di riflessione, studio e ricerca di un passato da cui tutti, soprattutto nella nostra classe politica, dovrebbero attingere prima di aprir bocca.
Andrea Bonazza 
“Lui portò i confini dell’impero del popolo romano fino alle onde dell’oceano che delimita la terra, lui domò i Celti r i Germani e osò piantare le aquile nella terra, mai prima calcata da piede romano, della remota Britannia. Lui sconfisse Farnace e aggiunse ai nostri domini il regno del Ponto. E fece approvare molte leggi in aiuto e sostegno del popolo, arricchì l’erario con i tesori immensi predati nelle terre conquistate, promulgò leggi a difesa dei provinciali e per punire governanti incapaci o corrotti…” (V.M.M.)