28 Luglio 2021

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Riscoprendo l’antica Vulci (3) nel Mitreo

Risalendo il sottosuolo da un altra scaletta esco dal criptoportico accecato dalla luce di un sole che si sta apprestando a tramontare. Vago ancora incuriosito dai mosaici e dai resti di colonne, antefisse e capitelli corinzi che ornavano la domus, scoprendo un po’ ovunque la sfarzosità che doveva ricoprire la casa nella sua epoca d’oro.
IL MITREO
Uscito dalla Domus del Criptoportico, voltando a sinistra, mi dirigo verso le rovine di un’altra domus del I secolo, oggi completamente rasa a zero, ma dalla quale giungo ad una costruzione ricoperta da una tettoia posta dalla direzione del parco. All’imbocco di questa, in fondo dinanzi a me brilla lontana come una visione divina la statua del dio Mithra. Sono arrivato al famoso mitreo di Vulci, scoperto nel 1975 e tra i pochi costruiti in superficie, magicamente conservato nonostante intemperie e intemperanze iconoclaste del Cristianesimo. Mithra infatti fu tra le divinità più detestate dalla furia cristiana a causa delle sue tante affinità con Cristo, dalla data della sua nascita il 25 dicembre, alla sua stessa assunzione in cielo a trentatré anni.
Per accedere all’altare e alla ricostruzione della statua del dio, percorro il mitreo attraversando due podia, i banconi laterali con sei bassi archi per parte, al livello del terreno, sopra i quali sedevano gli adepti al culto, ognuno secondo la propria gerarchica scala di devozione. Erano infatti proprio questi dodici archi, numero mistico che ritorna in ogni religione come nella natura, a scandire i livelli di iniziazione attraverso i quali il neofita doveva passare per raggiungere la settima sfera spirituale, quella di Mithra.
Al termine dei banconi laterali, sotto la nuova statua di Mithra (l’originale venne distrutta dai cristiani), trovo una sorta di altare con una piccola ara sacrificale in nenfro, intagliata a recipiente quadrangolare in modo da contenere il sangue o le viscere di piccoli animali sacrificati alla divinità.
Qui, durante gli scavi, furono rinvenuti importanti reperti archeologici come ex-voto e statue del III secolo d.C. tra le quali frammenti di una scultura di Mithra tauroctono accompagnato dai due dadafori con le fiaccole, Cautes e Cautopates. Sempre nel corso degli studi del sito, come in una puntata di CSI gli archeologi misero in luce la fine violenta del santuario, con la decapitazione e lo sfregiamento delle opere scultoree del dio, e tracce di devastazione e incendio ad opera dei cristiani in seguito all’editto di Teodosio del 380 d.C.
Andrea Bonazza 
IL MITRAISMO
Il culto del dio Mithra, divinità di origine persiana, è uno dei culti orientali che si diffusero a Roma a partire dalla fine del I secolo d.C. raggiungendo il periodo di massima diffusione al tempo degli imperatori Severi. Il mitraismo occidentale fu una religione iniziatica e segreta per cui i santuari vennero sempre ricavati in ambienti sotterranei.
Due sono le leggende sulla nascita di Mitra: la prima riferisce che il dio nacque da una pietra, con una spada in una mano e una fiaccola nell’altra, mentre la seconda narra che Mithra fu dato alla luce da una vergine in una grotta. La sua prima azione fu quella di soggiogare il sole per ricevere in dono una corona luminosa. Catturò poi un toro e portatolo in una grotta lo sgozzò. Dal corpo dell’animale ebbero vita tutte le piante salutari, in particolare dal sangue la vite e il grano dal midollo, mentre dal suo seme sarebbero nsti tutti gli animali utili all’uomo. Al termine del suo operato Mithra venne assunto in cielo, da dove continuò a proteggere tutti gli esseri umani.
Nelle rappresentazioni del dio, oltre al toro e al sole, erano sempre presenti le figure simboliche di un cane e di un serpente che bevevano il sangue del toro, dello scorpione che lo pungeva ai testicoli, di spighe di grano che germogliavano dalla coda dell’animale morente e di un corvo. Questi animali sarebbero legati alla rappresentazione astronomica e astrologica del cielo e delle costellazioni, mentre l’uccisione del toro e la presenza del sole fanno pensare ad un rito segreto che allude al  succedersi degli equinozi. Il carattere celeste di Mithra è sottolineato poi dalla presenza dei due portatori di fiaccole, Cautes e Cautopates, che rappresentano rispettivamente il sole dell’aurora (Cautes), del mezzogiorno (Mithra) e del tramonto (Cautopates); insieme al dio costituiscono poi una sorta di trinità e nel ciclo annuale alludono alla primavera, all’estate e all’autunno.
Come in tutti i misteri, anche a quello mitraico si era ammessi attraverso un iniziazione segreta preceduta dal giuramento di non rivelare il rito. L’ingresso era riservato ai soli uomini e l’iniziato poteva gradualmente accedere ai sette gradi della gerarchia (corvo, ninfo, soldato, leone, persiano, corriere del sole, padre) attraverso prove e cerimonie delle quali, dato il carattere di segretezza, sappiamo molto poco. L’apogeo del mitraismo si ebbe nel II-III secolo d.C. allorché si diffuse anche nelle classi più elevate. Senza diventare mai religione ufficiale dello Stato, il mitraismo godette però di una vasta fortuna, sia nell’esercito, ma soprattutto tra le classi più modeste della società: schiavi, liberti, operai, artigiani e piccoli commercianti.
Oltre alle origini orientali, molti erano gli elementi sorprendentemente somiglianti tra il Cristianesimo e il Mitraismo: la nascita dal grembo di una vergine in una grotta, l’episodio di Mithra che fa scaturire l’acqua dalla roccia che riporta al miracolo della rupe di Mosè e sl miracolo della fonte operato da S.Pietro, il parallelismo tra le lustrazioni ed il battesimo, la comune credenza nella resurrezione dei morti e nel giudizio finale presieduto da Mithra o da Cristo, la coincidenza della celebrazione del natale del dio fissato il 25 dicembre, nelle giornate del solstizio d’inverno, (la Chiesa ha assunto, più o meno nel 335 d.C., questa stessa data come quella in cui nacque Cristo) ed inoltre il fatto che Mithra avrebbe abbandonato il mondo terreno per tornare in cielo 33 anni dopo essersi incarnato.
Nella lotta scatenatasi tra cristiani e mitraici una prima vittoria fu conseguita dai primi con l’editto di Costantino del 313, mentre il psganesimo di Giuliano l’Apostata (361-363) permise una ripresa del culto di Mithra. Con la vittoria di Teodosio su Eugenio (394 d.C.) la religione cristiana prevalse definitivamente su quella mitraica e là dove i mitrei non furono abbandonati, dopo essere stati saccheggiati e distrutti, vennero erette chiese e basiliche.
foto: Andrea Bonazza