8 Dicembre 2021

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Riscoprendo l’antica Vulci (4) il tramonto sul sacello di Ercole

Uscito dal mitreo torno a ripercorrere il decumano da ovest ad est, con alle mie spalle il sole che, nella sua fase morente, acquista un colorito sempre più rosso iniziando a dipingere il cielo attorno ad esso. Mi incammino adesso verso l’ultimo tratto di strada di questa giornata ormai giunta a termine. Giunto ad un bivio, il Cardine orientale, a destra dell’antico selciato a dorso di mulo, scopro le rovine di alcune costruzioni che componevano un modesto abitato romano che fiancheggia il decumano.
CASA DEL PESCATORE
Ciò che mi colpisce maggiormente per conservazione di alcuni dettagli e la curiosità stessa del nome afibiatogli è la casa del pescatore; così chiamata per i pesi da reti da pesca qui rinvenuti nel corso degli scavi archeologici. Muretti cementizi, blocchi tufacei e pavimentazioni marmoree sono ben visibili ad indicare i perimetri di queste abitazioni che duemila anni fa rappresentavano la vita commerciale e artigianale di Vulci.
SACELLO D’ERCOLE
Proseguendo il cammino verso est, con il decumano ora in discesa verso il Fiora, con l’ultima buona luce di questa lunga giornata arrivo davanti al cosiddetto Sacello di Ercole. L’edificio in questione è di pianta rettangolare e composto di blocchi squadrati di tufo, perfettamente confinante con il decumano e, fino alla sua scoperta, inghiottito dall’avvallamento di terra che ricopriva l’intera zona. Nel corso degli scavi, all’interno del sacello fu rinvenuto un cippo recante un iscrizione di C. Petronius Hilarius, alcuni bronzetti votivi di Ercole e una statuetta in terracotta, risalente al II secolo a.C., raffigurante il semidio seduto in trono, esposta al museo di Vulci che visiterò domani.
PORTA EST
Compiendo qualche decina di passi dopo il sacello arrivo a Porta Est, due grosse mura di blocchi tufacei che, da entrambi i lati, delimitano il basolato. Continuando a camminare oltrepassando la porta, arrivo a un nuovo sito di struttura semielittica di tufo e travertino, alla mia sinistra, cona fianco un vecchio carrello minerario arrugginito posato ancora su un tratto di binari che fino a un secolo fa trasportavano tufo e detriti. Trovandosi in prossimità del fiume Fiora, molto probabilmente quest’area era un ninfeo o, comunque, una vasca con funzione sacra. In questa zona sono stati trovati infatti molti ex-voto anatomici, segno inconfondibile della sacralità del sito.
UNA NOTTE AL “MUSEO”
Adesso però si è fatto tardi! Devo assolutamente risalire il decumano per non perdermi il tramonto sul paesaggio maremmano e approfittare dell’ultima luce solare per prepararmi a una nottata all’addiaccio. Risalita la strada faccio in tempo a cogliere gli ultimi minuti di un tramonto che difficilmente dimenticherò. L’intensa armonia dei colori che ora accarezza gli antichi monumenti e gli sconfinati campi di grano, sfuma l’intero paesaggio in un quadro mai dipinto nemmeno nei Butteri di Fattori o nei Capricci di Tiepolo. La più antica delle arti naturali che non posso non immortalare, o almeno provarci, con l’ultimo scatto di una lunghissima ed emozionante giornata solitaria. Ma solitaria, tra pochissimo, sarà anche la nottata… Stendendo il sacco a pelo su una panchina riparata nei pressi della domus del criptoportico, attrezzo il mio giaciglio preparandomi un’umile cenetta. Queste saranno le mie prossime ore nel parco archeologico di Vulci; sotto un tetto di stelle, alternando l’ascolto del silenzio e del canto animale agli sguardi tra un libro di “Religiosità Etrusca” e un panorama incantato che si appresta a ad abbracciare il crepuscolo. Buonanotte.
Andrea Bonazza (continua…)
Come sempre vi lascio adesso in compagnia di alcune foto scattate con la mia reflex.