28 Luglio 2021

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Riscoprendo l’antica Vulci (6) le necropoli etrusche

Passando attraverso una parte di bosco in salita, inizio a vedere tra la vegetazione, non lontano dal sentiero, diverse tombe rupestri. Scavate nella roccia con tecnica tanto rudimentale quanto efficace, queste tombe risalgono in parte al neolitico, in parte al periodo villanoviano e, infine, alla prima epoca etrusca. Alcune di esse sono ormai ricoperte da radici e vegetazione, mentre altre sono di libero accesso e, fatta eccezione per il consueto muschio che ne percorre gli umidi lineamenti, sono conservate al meglio dopo più di duemila anni. In questa necropoli che zigzaga tra il prato e la boscaglia, gli archeologi hanno trovato reperti importanti che ci hanno permesso di comprendere i più antichi stili di vita che avrebbero accompagnato i defunti anche nell’oltretomba.
NECROPOLI DELL’OSTERIA
Fatta eccezione per le famose tomba François, tumulo della Cuccumella e tomba delle iscrizioni, che purtroppo non sono riuscito a visitare, la necropoli più nota di Vulci è quella dell’Osteria, chiamata così per la vicinanza con una locanda. Dopo qualche centinaio di metri seguendo il sentiero in un giro circolare, torno infatti al punto di partenza dell’infopoint. Nei pressi dello stesso vi è infatti questa necropoli in continua evoluzione di studi, scavi e scoperte, l’ultima delle quali solo pochi mesi fa e, da quanto riesco a sbirciare nascosto sotto i teli, ne seguiranno presto molte altre. Entrando nella necropoli aprendo un cancello, scendo e salgo indisturbato dal sottosuolo esplorando queste magnifiche tombe avvolte nel silenzio degli inferi.
TOMBA DEI SOFFITTI INTAGLIATI 
Tra le prime trovo la cosiddetta tomba dei soffitti intagliati, del VII secolo a.C., che prende il nome dalle precise intagliature che ne occupano, appunto, il soffitto. Per gli Etruschi questi intagli avevano lo scopo di riprodurre nella roccia le travi delle proprie case, in modo da non sradicare nell’aldilà lo stile di vita terreno dei defunti, in particolar modo quelli appartenenti all’aristocrazia. Di tombe con simili particolari nei miei viaggi in Etruria ne ho trovate moltissime, ma la cosa più eccezionale di questa specifica tomba, è senza dubbio alcuno il vestibolo decorato di una strana forma sul columen, la trave centrale che ricopre il vestibolo. Scolpita in rilievo con terminali a disco, ricorda una figura fallica anche se, soprattutto grazie ai travetti spioventi che s’irradiano dall’asse principale, porta a pensare a una fase di nascita e morte, del sole come dell’eterno abitante di questo luogo.
Nella camera funeraria di fianco a quella appena descritta, anch’essa arricchita da travature intagliate sul soffitto, trovo poi un altro ricorrente riferimento alle abitazioni etrusche, con una porta cieca scolpita nella viva roccia. Una sorta di auspicio per un passaggio nel mondo dei morti più sereno possibile e, forse, con la possibilità di ritornare da esso.
TOMBA DELLA SFINGE
Continuando a visitare tombe oramai svuotate dal proprio contenuto ma ancora altamente cariche di energia, finisco davanti all’ingresso monumentale dell’attrazione della necropoli. Con il suo lungo dromos, il corridoio di accesso, la Tomba della Sfinge toglie ogni dubbio sulla casta di appartenenza del defunto per il quale venne scolpita. Due grandi camere sepolcrali che gli archeologi trovarono sigillate con dei grossi monoliti squadrati, sono oggi aperte con le grandi pietre poste al loro fianco. Qui l’umidità e il sordo silenzio sembrano penetrarmi distribuendomi brividi su tutto il corpo. Ancor più che il nome di questa tomba ha origine da una meravigliosa sfinge di pietra, trovata durante gli scavi, posta a guardia del sonno eterno dei morti.
Ma ormai è ora di colazione e, all’orizzonte, la torre del Castello medievale di Vulci mi chiama per la prossima tappa di questo viaggio nel tempo.
Andrea Bonazza (continua…)
Come sempre vi lascio in compagnia di alcune foto scattate con la mia reflex