8 Dicembre 2021

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Social-Blog ufficiale di Andrea Bonazza

Ai piedi della Madre Armenia che difende Erevan

Oggi si parte per un’altra avventura all’insegna di quella rara ma importantissima solidarietà internazionale che opera in sostegno dei popoli fieri. In aiuto alle nazioni che non si arrendono all’oppressione di nemici stranieri e che non accettano di essere fagocitati dall’egemonia mondialista che ne mina le identità.
Con una delegazione italo-francese delle associazioni Solid Onlus e Solidarité Armenie, siamo atterrati in Armenia, nella capitale Erevan, per sostenere la popolazione colpita dalla crisi politica e militare che, all’interno di un complesso quadro storico e geopolitico, sta schiacciando la nazione cristiana tra la Turchia e l’Azerbaijan.
Attraverso le trafficate strade della capitale saliamo su una collina che sovrasta Erevan. Salendo, ad ogni scorcio tra gli alti palazzi e i cavi elettrici, si fa sempre più grande una statua divina che fissa la città.
Passato un bellissimo murales che riproduce una delle fotografie simbolo della recentissima guerra in Nagorno Karabagh, giungiamo davanti ad un arco trionfale con l’antico simbolismo di questa terra di sfingi, leoni e draghi. Un gladio romano avvolto nel sole d’Oriente punta dritto verso il cielo, avvisando il visitatore che qui pace e guerra sono sempre in bilico. Come la vita e la morte. L’alba e il tramonto. Varcando l’arco, salendo all’apice di una salita all’interno di un parco verde, il Parco della Vittoria vissuto da bambini che corrono su e giù per giochi anche troppo occidentali, vi è un imponente mausoleo difeso dai vecchi mezzi militari che combatterono con i loro equipaggi.
Alta 22 metri sopra di esso, per un’altezza complessiva di 51m, si erge ammonendo i nemici la Madre Armenia che simboleggia la pace raggiunta mediante la spada. La Dea Madre quindi, come nelle più antiche civiltà indoeuropee anche l’Armenia è difesa dalla sua Minerva armata. Dal ruolo saggio e protettrice delle anziane armene, ma non solo… la simbologia di questa statua enorme celebra il coraggio delle donne scese a combattere al fianco dei propri uomini nelle guerre sante a difesa della patria contro turchi e curdi. Sose Mayring fu tra queste donne alle quali è dedicato ampio spazio all’interno del museo militare posto al piano terra del grande mausoleo.
Dedicato ai martiri di Armenia. Agli armeni caduti nella seconda guerra mondiale. Voluto – come dimostrano le antefisse con la falce e il martello o la vecchia statua colossale raffigurante Josif Stalin, poi rimossa dagli armeni – dai sovietici durante l’occupazione russa di questa terra martoriata. Il progetto di questo enorme monumento è dell’architetto Rafayel Israyelian, che spiegando l’opera confessò poi: “Sapendo che la gloria dei dittatori è solo temporanea, ho costruito una semplice basilica armena a tre navate”.
Il percorso museale all’interno del monunento narra la storia militare di Armenia del XX e XXI secolo, tra il martirio della Grande Guerra perpetrato dall’Impero ottomano dei Giovani Turchi, alla seconda guerra mondiale con l’Armata Rossa fino ai recenti conflitti per la contesa del Nagorno Karabagh. Giovani studenti ed esperti soldati, partigiani patrioti e monaci guerrieri, si mescolano in un unico esercito di liberazione tra le fotografie e i reperti bellici esposti nelle bacheche museali. Bandiere sovietiche e bottini di guerra turchi si affiancano con le antiche croci solari e le baionette di un Armenia mai resa nella sua profonda identità.
Con gli amici francesi dell’associazione identitaria sSolidarité Armenie, d’innanzi a questo monumento che domina i cieli di Armenia, ci raccogliamo sull’attenti in un rispettoso silenzio per non disturbare il riposo dei martiri di questa patria accogliente.
Andrea Bonazza 
Come sempre vi lascio in compagnia di alcune foto scattate con la mia reflex