28 Luglio 2021

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In Armenia, all’antico monastero di Hayravank del IX secolo

Arrivando da Erevan, viaggiando lungo la strada che costeggia le rive sud-ovest del grande lago Sevan, in direzione Vardenis, con i volontari di Solid Onlus e Solidarité Arménie ci fermiamo al monastero di Hayravank. Hayravank, in armeno Հայրավանք, è un monastero risalente al IX-XII secolo situato appena a nord-est del villaggio di Hayravank nella provincia di Gegharkunik.

La meraviglia architettonica dell’edificio e il contesto panoramico sul quale posa, con i suoi khachkar che si ergono come funghi dal terreno, ci invita a visitare questo antico luogo di pellegrinaggio. Una moltitudine di famiglie devote entrano ed escono dal complesso monastico. Diversi bambini si rincorrono spensierati tra i tanti khachkar sparsi ovunque sulla collinetta che ospita il monastero. Come avevo già scritto precedentemente, i khachkar sono delle pietre monolitiche con intagli di croci, intrecci in stile celtico e raffigurazioni solari, che fungono da cippi funerari. Alcuni di essi sono molto antichi e risalgono al IX secolo d.C. Qui a Hayravank però, è possibile vedere anche lapidi tombali più antiche, risalenti all’epoca pre-cristiana.

Salendo le scale della collinetta arriviamo davanti alla chiesa di Hayravank, costruita anch’essa alla fine del IX secolo. La struttura religiosa ha la forma di un quadrifoglio cruciforme a pianta centrale, con quattro absidi semicircolari che si intersecano sotto a una alta cupola. Tutto attorno a noi, tra le possenti colonne e le mura tufacee incise con centinaia di croci e scritte in alfabeto armeno, donne, uomini e bambini di ogni età pregano silenziosamente e accendendono candele per i defunti o per i vivi malati o impegnati al fronte.

All’interno della chiesa ci sono tre piccole cappelle, una delle quali più grande, al centro, a cui accediamo senza disturbare i presenti assorti nella meditazione tra la luce fioca delle candele. Anche qui i muri sono interamente intagliati da croci e caratteri armeni. Qua e là si scovano incisioni di date risalenti dal 1500 al 1800. Alcuni ex voto sono posati su piccoli altari ricavati dalla pietra in una bellissima semplicità francescana.

Uscendo dalla piccola porta, anch’essa intagliata di raffigurazioni sacre, girando in torno alla chiesa ci si accorge come anche i suoi muri esterni siano completamente scolpiti con croci e antiche scritture. È possibile notare anche come alcuni khachkar siano stati inglobati nella facciata che, tra guerre e terremoti, subì importanti danneggiamenti. In passato anche il tamburo e la cupola della chiesa crollarono e, ciò che possiamo ammirare oggi, lo si deve grazie al restauro effettuato tra il 1977 e il 1989.

Nei pressi del sito cristiano si trovano alcuni resti di un insediamento risalente all’Età del Bronzo e mura di fortificazione medievali. Nel corso di rari scavi archeologici, nella zona sono stati rinvenuti reperti della prima Età del Bronzo e del Ferro, come armi di metallo e pietra, utensili, idoli di argilla, numerosi vasi, camini e due tombe.

Ammirando da qui la vastità del Sevan, il lago più grande di Armenia e uno dei più grandi laghi d’alta quota al mondo, riflettiamo sul fatto che questo enorme bacino idrico venne svuotato di una ventina di metri dall’allora Russia comunista, come ci racconta con disappunto il buon Guglielmo. Per un folle piano ingegneristico sullo sfruttamento idrico, infatti, l’URSS abbassò il livello delle acque del lago Sevan, collegando il monastero e la vecchia isola collinare sulla quale ci troviamo, alla terra ferma scoprendo un vasto lembo di terra. Ma di questo, magari, ve ne parlerò in un secondo momento. Adesso dobbiamo ripartire verso il confine con l’Azerbaijan dove la situazione bellica è ancora molto calda.

Andrea Bonazza

Come sempre vi lascio in compagnia di alcune foto scattate con la mia reflex