8 Dicembre 2021

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In Armenia, nella città di confine di Vardenis

Proseguendo il nostro viaggio lungo le sponde meridionali del Lago Sevan, attraversando la provincia di Gegharkunik nella missione umanitaria franco-italiana di Solid Onlus e Solidarité Arménie, dopo un’ora arriviamo nella città di Vardenis. Una cittadina relativamente rurale con grandi problemi legati all’elettricità, i blackout sono molto frequenti, e al difficile rapporto di allerta con la situazione del vicinissimo confine con l’Azerbaigian. Chiamata in armeno Վարդենիս, le terre rosee, questa città venne fondata nel 1980 da profughi provenienti dall’Armenia Occidentale, in fuga dalla guerra tra armeni e azeri che caratterizzò gli anni del ritiro dell’Unione Sovietica.

Vardenis si trova a 2006 m.s.l.m. nella valle del fiume Masrik e, vsibile a una ventina di chilometri a sud della città, si erge il vulcano Porak a dividere prepotentemente il confine tra Armenia e Azerbaigian. Il comune di Vardenis conta 12.600 abitanti ma, negli ultimi mesi, agli stessi si sono aggiunte diverse famiglie di profughi provenienti dalle vicine zone di confine e dal conteso territorio del Nagorno Karabagh.
Secondo le leggende armene, l’insediamento fu fondato con il nome di Geghamabak, derivato da Gegham; il nipote del mitico Hayk, l’eroico patriarca della nazione armena. Molti storici sostengono che la città fu fondata con il toponimo di Vasakashen, nel corso del IX secolo, dal principe Gaburn Vasak, della dinastia Siunia.
Con la caduta della dinastia Arsacide, nel XI secolo, il controllo della zona fu trasferito alla dinastia Smbatyan del principe-Zar di Vaykunk nel territorio di Artsakh. Con l’arrivo del XIX° secolo, poi, molti armeni dal territorio di Vardenis emigrarono in Georgia. Tra il 1829 e il 1830, come scrivevo all’inizio di questo articolo, la città venne nuovamente abitata da immigrati armeni provenienti dall’Armenia occidentale, delle zone di Diadin – Tateon e, ancora oggi, Vardenis ospita profughi armeni qui rifugiati dalle zone di confine con l’Azerbaigian.
Tra i più antichi insediamenti in Armenia con 568 monumenti storici registrati, a Vardenis si possono visitare: la chiesa del 1905 di Surp Astvatsatsin, Santa Madre di Dio, nel centro di Vardenis, con i suoi khachkar risalenti al XIV – XVII secolo, il monastero di Makenats, la basilica di Sotk, le tombe del III – I millennio a.C., le murature ciclopiche, ancora molti cippi funerari khachkar con le loro meravigliose croci intagliate, e le cappelle di Karchaghbyur e Ayrk, quest’ultima, dove ci dirigeremo domani andando al fronte. Distante solo pochi chilometri dal fronte, infatti, nel corso della guerra dello scorso ottobre 2020 per l’indipendenza del Nagorno Karabagh, anche Vardenis venne colpita dai missili lanciati dai droni israeliani in uso alle forze armate azere, rischiando di fare una strage di civili armeni.  
Ospitati nella bellissima casa rurale dell’amico Veron (nome di fantasia), approfittiamo di una grande tavola imbandita di maiale, vitello e montone grigliati; con un’ottima varietà di ortaggi di produzione propria e le immancabili bottiglie di vodka e cognac. Sotto lo sguardo ospitale ma severo del padre di Veron, veterano dell’esercito e delle milizie volontarie di cittadini a difesa del confine, diamo inizio a un banchetto in cui si sprecano i brindisi alla storia dei nostri popoli assimilando una delle migliori lezioni sul senso moderno di difesa della propria patria e comunità. A qualunque costo. Di padre in figlio.
Andrea Bonazza